"Ecco il nostro neurone artificiale. E' più sicuro di quello di Elon Musk. E parla al cuore, oltre che al cervello"
di Elena Dusi , di Elena DusiElon Musk in questo campo è solo l'ultimo arrivato. Il suo progetto Neuralink - realizzare un chip che colleghi computer e cervello - si ritrova a competere con scienziati molto più avanti di lui. Simone Fabiano per esempio è un ricercatore 40enne che dalla Sicilia è approdato in Svezia, all'università di Linköping. Con i suoi colleghi un anno fa ha creato un primo neurone artificiale in grado di far muovere una pianta. Oggi una versione più evoluta è stata impiantata in un topolino. Agendo sul nervo vago, ha fatto rallentare il suo cuore. Il lavoro del gruppo di Linkoping è appena stato pubblicato su Nature Materials.
Ma come si fa a far muovere una pianta?
"Era una pianta carnivora. Con il neurone artificiale riuscivamo a indurla a serrar…
Elon Musk in questo campo è solo l'ultimo arrivato. Il suo progetto Neuralink - realizzare un chip che colleghi computer e cervello - si ritrova a competere con scienziati molto più avanti di lui. Simone Fabiano per esempio è un ricercatore 40enne che dalla Sicilia è approdato in Svezia, all'università di Linköping. Con i suoi colleghi un anno fa ha creato un primo neurone artificiale in grado di far muovere una pianta. Oggi una versione più evoluta è stata impiantata in un topolino. Agendo sul nervo vago, ha fatto rallentare il suo cuore. Il lavoro del gruppo di Linkoping è appena stato pubblicato su Nature Materials.
Ma come si fa a far muovere una pianta?
"Era una pianta carnivora. Con il neurone artificiale riuscivamo a indurla a serrare i lobi. Speravamo di farlo molto rapidamente, in modo da catturare una mosca. Ma la mosca è sempre stata più veloce. Da allora abbiamo lavorato molto per migliorarci".
Cos'è esattamente un neurone artificiale?
"Un dispositivo minuscolo fatto di materiale morbido e organico, una sorta di plastica. Deve essere capace di trasmettere segnali come un neurone naturale. Se parla la sua stessa lingua, infatti, sarà più facile collegarlo all'interno di un organismo vivente, come abbiamo fatto con la pianta o con il topo".
Che lingua parla un vero neurone?
"Una lingua fatta di ioni e di sostanze chiamate neurotrasmettitori. Noi per esempio con i nostri neuroni artificiali usiamo il cloruro di sodio, il sale da cucina, per imitare le pompe di sodio e potassio che i neuroni naturali usano per comunicare. Non riusciamo però ancora a imitare quelle di calcio. Ci mancano diverse tappe. Abbiamo elencato 20 caratteristiche dei neuroni naturali che dobbiamo riuscire a riprodurre. Con il primo modello, quello che guidava la pianta carnivora, siamo arrivati a due. Con l'attuale, quello che regola il battito cardiaco del topo, siamo saliti a 15".
E poi?
"L'idea di lungo termine è usare i neuroni artificiali per rimpiazzare parti del nostro sistema nervoso. E' il progetto di Elon Musk: realizzare circuiti che si interfaccino con il cervello. Ma la nostra linea di ricerca è migliore".
Perché?
"Lui usa il silicio. I suoi dispositivi elettronici sono in realtà chip da computer. Ma i chip sono rigidi e hanno un alto rischio di rigetto, in un organo morbido e delicato come il cervello. I nostri materiali organici invece sono soffici, potenzialmente biocompatibili e a differenza del silicio usano segnali elettrici generati proprio come avviene nel cervello: con ioni e neurotrasmettitori. Parlano la stessa lingua, si intendono fin da subito".
Quindi il vostro obiettivo è impiantare i neuroni artificiali nel cervello in modo permanente?
"Sì, il neurone è piccolissimo, ma riusciamo ad applicarlo su un sostegno di un centinaio di micron, le dimensioni di un capello, avvolgendolo attorno ai nervi naturali. Regolando ioni e neurotrasmettitori riusciamo a far sì che il neurone artificiale trasmetta segnali elettrici e comunichi con i neuroni naturali. Con il topo ha dimostrato di poter funzionare. Siamo riusciti a rallentare il suo battito del 5%".
Non vi sembra di osare troppo? Il cervello è un sancta sanctorum che nessuno accetterà di manipolare attraverso un neurone artificiale.
"Sì, lo capiamo e ci aspettiamo che quando i neuroni artificiali diventeranno una tecnologia matura susciteranno un dibattito etico molto attento. Ma pensiamo ai problemi di salute che potremmo risolvere. Il nervo vago, al quale ci siamo collegati nel topo, regola il ritmo cardiaco, ma agisce anche su insulina e diabete e su alcune malattie autoimmuni. Già oggi la sua stimolazione viene usata per combattere la depressione. I neuroni artificiali poi, a differenza dei tradizionali computer di silicio, sarebbero in grado di fare calcoli in autonomia e regolarsi da soli, senza bisogno di trasmettere dati personali e sensibili all'esterno, magari facendoli finire sul cloud".