Concorso al Cnr, il Consiglio di Stato ribalta il risultato ma ormai la vincitrice è già in pensione
di Corrado Zunino , di Corrado ZuninoROMA - Il Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche, non intendeva riconoscere alla dottoressa Clara Silvestre il ruolo di primo dirigente di Scienze chimiche (e Tecnologia dei materiali). Aveva il curriculum e l'esperienza, lei. Aveva i titoli per vincere il concorso che offriva la funzione, e lo stipendio, ai primi quattordici in graduatoria. Niente: diciottesima a dispetto dei santi, a un soffio dall'ultimo qualificato.
La commissione Cnr, ente che in ambito di concorsi si è spesso mosso nello stretto binario disegnato dagli accordi sindacali, aveva ignorato la volontà dei giudici del Tar del Lazio, che avevano ordinato, per due volte, una revisione sostanziale della classifica. La ricercatrice Silvestre era arrivata, revisione dopo revisione, a un beffardo 0,1 dal riconoscimento (e a un punto e mezzo dal vincitore). Ed era rimasta fuori.
ROMA - Il Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche, non intendeva riconoscere alla dottoressa Clara Silvestre il ruolo di primo dirigente di Scienze chimiche (e Tecnologia dei materiali). Aveva il curriculum e l'esperienza, lei. Aveva i titoli per vincere il concorso che offriva la funzione, e lo stipendio, ai primi quattordici in graduatoria. Niente: diciottesima a dispetto dei santi, a un soffio dall'ultimo qualificato.
La commissione Cnr, ente che in ambito di concorsi si è spesso mosso nello stretto binario disegnato dagli accordi sindacali, aveva ignorato la volontà dei giudici del Tar del Lazio, che avevano ordinato, per due volte, una revisione sostanziale della classifica. La ricercatrice Silvestre era arrivata, revisione dopo revisione, a un beffardo 0,1 dal riconoscimento (e a un punto e mezzo dal vincitore). Ed era rimasta fuori.
Il Consiglio nazionale delle ricerche, però, lo scorso 9 gennaio si è arreso. E di fronte al terzo ricorso della candidata estromessa dal ruolo dirigenziale, e alla terza sentenza a lei favorevole, questa firmata dal Consiglio di Stato, ha abbassato le difese e accettato l'indicazione dello Stato: con 72,977 punti su cento (quelli iniziali erano stati 70,70), Clara Silvestre è salita all'undicesima posizione, è entrata nel portafoglio vincitori ed è diventata, dopo una vita vissuta di ricerca, dirigente di primo livello. Dal 2019, però, la dottoressa è andata in pensione.
La dottoressa Silvestre ora commenta: "Ci sono volute tre sentenze e oltre sei anni di battaglia legale affinché i commissari assegnassero ad alcuni miei titoli il punteggio dato a titoli uguali e sovrapponibili di candidati vincitori. Forse pensavano di prendermi per sfinimento. Ho trascorso gli ultimi anni della mia carriera professionale a preparare ricorsi, memorie difensive, conclusionali, di replica, invece di dedicarmi unicamente alla chiusura dei tanti progetti scientifici che da responsabile avevo portato avanti. Non riuscirò mai a perdonare i responsabili di tutto questo: la commissione, guidata dal professor Giuseppe Mensitieri, docente dell'Università Federico II di Napoli, e l’amministrazione che ha guidato il mio ente".
La storia era stata raccontata, insieme ad altre, nell'inchiesta longform "Agnese nel paese dei baroni". Il presidente del Consiglio di Stato, Marco Lipari, nel suo riannodare i fili delle sentenze evase e della resistenza cieca dei commissari e degli apparati, ha ricordato: “La riconferma del punteggio attribuito dalla commissione, che non ha tenuto conto di quanto statuito dal Tar, è stata adottata in violazione della pronuncia del giudice”. Ancora: “Se il Tar ha potuto accertare che la ricorrente ha svolto il ruolo di responsabile di un gruppo di ricerca, doveva esserle riconosciuto il punteggio corrispondente”. Nel dettaglio: “Il titolo numero 38 della dottoressa Silvestre era assimilabile sotto più aspetti a quello vantato dalla concorrente seconda classificata, che si è vista riconoscere 0,8 punti ogni sei mesi di attività".