Me Too, il report globale: "7 attrici su 10 hanno subito abusi". Le lettere di Agis e Uicd: "Provini solo con professionisti, fuori chi molesta"
di Viola Giannoli , Eugenia Nicolosi , di Viola Giannoli, Eugenia NicolosiGli abusi di potere subiti dalle attrici e raccontati sulle pagine di Repubblica sono la parte emersa di un sistema ben più grande e nemmeno troppo nascosto che, numeri alla mano, alimenta e sostiene l'egemonia maschile. Su base mondiale è oltre il 73% delle donne dello spettacolo a riferire di aver subito discriminazioni e molestie. Si legge sul report Behind the Scenes, del Geena Davis Institute. Non tutte denunciano. Per il timore di ripercussioni (22%), di licenziamenti in tronco (18%) o perché "non cambierebbe nulla" (22%).
Numeri "clamorosi", anche in Italia, secondo quanto promettono di svelare lunedì le associazioni Differenza Donna e Amleta e le attrici che con racconti e denunce hanno alzato il sipario sulla violenza nel Me Too italiano. Ora, oltre alle interpreti, è il mondo delle organizzazioni che rappresentano produzioni e casting a ribellarsi alle molestie in scena e dietro le quinte. "Sono storie che cono…
Gli abusi di potere subiti dalle attrici e raccontati sulle pagine di Repubblica sono la parte emersa di un sistema ben più grande e nemmeno troppo nascosto che, numeri alla mano, alimenta e sostiene l'egemonia maschile. Su base mondiale è oltre il 73% delle donne dello spettacolo a riferire di aver subito discriminazioni e molestie. Si legge sul report Behind the Scenes, del Geena Davis Institute. Non tutte denunciano. Per il timore di ripercussioni (22%), di licenziamenti in tronco (18%) o perché "non cambierebbe nulla" (22%).
Numeri "clamorosi", anche in Italia, secondo quanto promettono di svelare lunedì le associazioni Differenza Donna e Amleta e le attrici che con racconti e denunce hanno alzato il sipario sulla violenza nel Me Too italiano. Ora, oltre alle interpreti, è il mondo delle organizzazioni che rappresentano produzioni e casting a ribellarsi alle molestie in scena e dietro le quinte. "Sono storie che conosciamo", dice il vicepresidente dell'Unione italiana Casting directors, Francesco Vedovati. Anche un'attrice seguita dall'Uicd è stata convocata da un noto regista nel suo ufficio dopo il provino: "L'ho accompagnata io, lui è sbiancato", racconta Vedovati. Davanti al fiume di testimonianze, l'Uicd ha diffuso un vademecum invitando a diffidare dei provini in sedi e orari inopportuni, senza professionisti e casting director. E consigliando anche ai teatri di adottare le linee guida dell'International casting directors network sulle scene intime "per tutelare le parti coinvolte nella fase in cui possono essere più esposte a comportamenti abusanti".
Non solo: il presidente dell'Associazione generale italiana dello spettacolo, Francesco Giambrone, ha inviato una lettera a tutti gli associati per chiedere il rigoroso rispetto del codice etico che vieta "comportamenti (inclusi gesti, linguaggio o contatto fisico) sessualmente coercitivi, minacciosi, offensivi o volti allo sfruttamento", pena l'azione disciplinare, il risarcimento del danno e la chiusura dei legami con Agis.
Ma quel che i rapporti sull'audiovisivo dicono è che al retaggio sessista si aggiunge il gender gap. L'industria dell'intrattenimento non fa eccezione. Nelle stanze del management, la Rai ha messo a sedere più uomini (72,6%) che donne (27,4%). A cascata la disparità è nei trattamenti economici: gli uomini con contratto full time sono 7.048 (46 part time), le donne 5.204 (453 part time) e queste ultime guadagnano in media oltre il 2% in meno dei colleghi pari grado. Anche i contenuti in onda riflettono i gap cristallizzando gli stereotipi: nel 2021 la quota di donne e personaggi femminili in tv è stata del 36,8% con una prevalenza "nei ruoli di cura della casa e della persona (85,2%)", si legge sul report Rai.
Il cinema non va meglio: l'88% dei film a finanziamento pubblico è diretto da uomini. "Finché l'industria cinematografica continuerà a offrire rappresentazioni del mondo dal punto di vista maschile resteremo una società maschilista e patriarcale", sottolinea il Cnr nella nota al report Gap e ciak. Squilibri confermati dal Mibact: dal 2017 al 2020 su 1.085 progetti che hanno ottenuto il nulla osta per la distribuzione nazionale meno del 10% sono film di registe donne arrivati al cinema. Discriminazione che si traduce nei budget: la metà, in media, quelli per le opere a direzione femminile.