Papa Francesco: "Bisogna imparare a farsi da parte al momento giusto"
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziUn sacerdote deve "saper farsi da parte", al "momento opportuno", sapendo rinunciare a "ruoli e posizioni, al bisogno di essere stimati, riconosciuti e premiati", concependo il proprio ministero come "servizio": lo ha detto Papa Francesco all'Angelus al termine di un periodo che, con la morte di Benedetto XVI, è stato marcato dalle intempestive dichiarazioni del suo segretario particolare, monsignor Georg Gaenswein, e dal riaccendersi della battaglia ecclesiale, per bocca di altri maggiorenti della Chiesa, tra progressisti e conservatori.
San Giovanni, "compiuta la sua missione, sa farsi da parte, si ritira dalla scena per fare posto a Gesù", ha detto Francesco. "Ha visto lo Spirito scendere su di Lui, lo ha indicato come l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo e ora si mette a sua volta in umile ascolto. Da profeta diventa discepolo. Ha predicato al popolo, ha raccolto dei discepoli e l…
Un sacerdote deve "saper farsi da parte", al "momento opportuno", sapendo rinunciare a "ruoli e posizioni, al bisogno di essere stimati, riconosciuti e premiati", concependo il proprio ministero come "servizio": lo ha detto Papa Francesco all'Angelus al termine di un periodo che, con la morte di Benedetto XVI, è stato marcato dalle intempestive dichiarazioni del suo segretario particolare, monsignor Georg Gaenswein, e dal riaccendersi della battaglia ecclesiale, per bocca di altri maggiorenti della Chiesa, tra progressisti e conservatori.
San Giovanni, "compiuta la sua missione, sa farsi da parte, si ritira dalla scena per fare posto a Gesù", ha detto Francesco. "Ha visto lo Spirito scendere su di Lui, lo ha indicato come l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo e ora si mette a sua volta in umile ascolto. Da profeta diventa discepolo. Ha predicato al popolo, ha raccolto dei discepoli e li ha formati per molto tempo. Eppure non lega nessuno a sé. E questo è difficile ma è il segno del vero educatore: non legare le persone a sé. Giovanni fa così: mette i suoi discepoli sulle orme di Gesù. Non è interessato ad avere un seguito per sé, a ottenere prestigio e successo, ma dà testimonianza e poi fa un passo indietro, perché molti abbiano la gioia di incontrare Gesù. Possiamo dire: apre la porta e se ne va. Con questo suo spirito di servizio, con la sua capacità di fare posto a Gesù, Giovanni il Battista ci insegna una cosa importante: la libertà dagli attaccamenti. Sì, perché è facile attaccarsi a ruoli e posizioni, al bisogno di essere stimati, riconosciuti e premiati. E questo, pur essendo naturale, non è una cosa buona, perché il servizio comporta la gratuità, il prendersi cura degli altri senza vantaggi per sé, senza secondi fini, senza aspettare il contraccambio. Farà bene anche a noi coltivare, come Giovanni, la virtù di farci da parte al momento opportuno, testimoniando che il punto di riferimento della vita è Gesù. Farsi da parte, imparare a congedarsi: ho fatto questa missione, ho fatto questo incontro, mi faccio da parte e lascio posto al Signore. Imparare a farsi da parte, non prendere qualcosa come un contraccambio per noi. Pensiamo a quanto è importante questo per un sacerdote, che è chiamato a predicare e celebrare non per protagonismo o per interesse, ma per accompagnare gli altri a Gesù. Pensiamo a quant’è importante per i genitori, che crescono i figli con tanti sacrifici, ma poi li devono lasciare liberi di prendere la loro strada nel lavoro, nel matrimonio, nella vita. È bello e giusto che i genitori continuino ad assicurare la loro presenza, dicendo ai figli: "Non vi lasciamo soli", ma con discrezione, senza invadenza. La libertà di crescere. E lo stesso vale per altri ambiti, come l’amicizia, la vita di coppia, la vita comunitaria. Liberarsi dagli attaccamenti del proprio io e saper farsi da parte costa, ma è molto importante: è il passo decisivo per crescere nello spirito di servizio, senza cercare il contraccambio".
Parole tratte dalle scritture odierna, che possono essere lette in filigrana come un riferimento al protagonismo di monsignor Gaenswein e di altri esponenti di spicco della Chiesa. Poco dopo la morte di Benedetto XVI, peraltro, è deceduto il cardinale australiano George Pell, tra i capofila dell'opposizione curiale al Papa. Prima ancora dei suoi funerali, conclusi dal Papa sabato, la rivista britannica The spectator ha pubblicato un suo ultimo articolo, nel quale criticava aspramente il sinodo voluto da Bergoglio, e negli stessi giorni è emerso che sarebbe stato Pell, sotto lo pseudonomi "Demos", a firmare un memoriale, circolato nei mesi scorsi tra cardinali, che bollava come "catastrofico" il pontificato di Francesco.
Il Papa, da parte sua, ha spiegato anche di recente che non intende rinunciare al pontificato, se non per un grave impedimento medico. "SI governa con la testa, non con il ginocchio", ha detto più volte in questi mesi. Il cardinale Walter Kasper, suo confidente, ha spiegato che Francesco "rinuncerà se non sarà più capace di affrontare le sfide del suo pontificato, sì, ma adesso va avanti. Vuole portare avanti il processo sinodale della Chiesa universale, fa già riflessioni sull'anno santo del 2025, giubileo del Concilio di Nicea".