Me Too, in 223 testimoniano gli abusi nel mondo dello spettacolo. Pronte nuove denunce
di Viola Giannoli , di Viola GiannoliDuecentoventitré casi di abusi e molestie emersi spontaneamente, duecentosette con vittime donne, dodici attrici offese che si sono rivolte al tribunale e altre venti che hanno testimoniato per loro. E adesso sono pronte nuove denunce. Sono i numeri, alti, raccolti dall'associazione Amleta e presentati oggi in conferenza stampa, che non rappresentano chiaramente il panorama complessivo del sistema di potere sessista e patriarcale nel mondo dello spettacolo ma che hanno fin qui sollevato il pesante velo noto eppure taciuto, per paura od omertà, delle violenze sui set e in scena.
"Siamo nel punto della fiaba in cui le chiavi per aprire le stanze di Barbablù, dove le donne vengono metaforicamente fatte a pezzi, ce le abbiamo noi", dice Cinzia Spanò, attrice e presidente di Amleta, spiegando la campagna social #ApriamoLeStanzeDiBarbablù, incipit di questa seconda ondata di Me Too italiano.
Duecentoventitré casi di abusi e molestie emersi spontaneamente, duecentosette con vittime donne, dodici attrici offese che si sono rivolte al tribunale e altre venti che hanno testimoniato per loro. E adesso sono pronte nuove denunce. Sono i numeri, alti, raccolti dall'associazione Amleta e presentati oggi in conferenza stampa, che non rappresentano chiaramente il panorama complessivo del sistema di potere sessista e patriarcale nel mondo dello spettacolo ma che hanno fin qui sollevato il pesante velo noto eppure taciuto, per paura od omertà, delle violenze sui set e in scena.
"Siamo nel punto della fiaba in cui le chiavi per aprire le stanze di Barbablù, dove le donne vengono metaforicamente fatte a pezzi, ce le abbiamo noi", dice Cinzia Spanò, attrice e presidente di Amleta, spiegando la campagna social #ApriamoLeStanzeDiBarbablù, incipit di questa seconda ondata di Me Too italiano.
Sfilano una dopo l'altra, davanti anche alle parlamentari Laura Boldrini, Valeria Valente, Cecilia D'Elia (Pd) e Betta Piccolotti (Si), le interpreti dell'associazione, 22 donne del palcoscenico che hanno prestato il volto alle loro colleghe molestate, abusate, ricattate per dare voce alle testimonianze spesso anonime eppure così scioccanti, violente, concrete.
"Avevo un appuntamento per un provino. Si è fatto tardi, quando sono andati via tutti, è arrivato lui. Mi ha chiesto di levarmi le mutande, ho opposto resistenza, mi ha detto che così facevano le attrici, ero sola, avevo paura, ero a disagio. Mi sono sfilata l'intimo da sotto la gonna. Mi ha chiesto di toccarlo e baciarlo. Era notte fonda. Mi ha messo una mano in bocca e con l'altra mi ha afferrato tra le gambe. Mi teneva così, come in una morsa. Prima di andarmene mi ha chiesto anche un bacio, ho rifiutato, sono scappata. Non sono mai stata più chiamata per quel lavoro. Per molti anni non ho più lavorato".
Ce ne sono a decine di racconti simili che riguardano un "regista noto di un teatro pubblico italiano che per 25-30 anni non è mai stato fermato", spiega Spanò.
"Era il '98. Mi mandò da lui un'insegnante. Voleva farmi conoscere un altro regista. Ci incontrammo sotto casa sua, con la scusa che doveva cambiarsi, mi convinse a salire un momento. Chiuse la porta a chiave e disse: 'Ora sei mia'. Mi costrinse a un rapporto sessuale. E poi di nuovo. Mi tenne là tutta la notte. Ero come immobilizzata, non riuscivo a fare nulla. Per anni ho avuto incubi. Per anni sono stata in terapia. Ci sono voluti anni per riuscire a chiamare quella violenza stupro".
"Cercava il modo di trovarsi solo con me. Fino all'una, le due di notte. Voleva provare una scena di nudo. Mi chiese di spogliarmi e con la scusa di provare alcune luci iniziò a fotografarmi, in diverse posizioni. Non riuscivo a reagire, mi sentivo bloccata. Non ho mai più lavorato in teatro".
"Era un allieva attrice di una nota Accademia di recitazione. Avevo 20 anni. C'era un insegnante di cui si diceva che allungava le mani, ma era un prof storico, inattaccabile, inamovibile. Il suo assistente mi disse: 'Non ti preoccupare, non ti lascerò mai sola con lui'. Un giorno, durante un saggio in Accademia, si sedette accanto a me in platea. Nel buio le sue mani mi toccarono e palparono. Quando mi sono decisa a denunciare era troppo tardi. Questa persona è ancora lì".
"Dovevo fare una comparsata in un film in topless. Un agente prese i dati delle ragazze e iniziò a inviare su whatsapp foto e audio a sfondo sessuale. Raccontammo tutto alla direttrice che prese le sue difese mentre lui iniziò a minacciarci. Nessuna ha voluto denunciare per paura. Io non ho mai più fatto l'attrice".
"Rispondo a un annuncio che ci gira l'Accademia di teatro che frequentavo. E fisso un appuntamento con un artista famoso che collabora anche con una nota Accademia di belle arti. Entro nel suo studio che sembra un garage. Mi chiede di alzarmi e di avvicinarmi. Tremo. Mi tocca la pancia, poi il seno. Inizia ad accarezzarmi. Accende la musica classica ad alto volume. Mi tocca tra le gambe. Dipinge mentre mi afferra ovunque. Sembra impazzito. Si arrabbia, comincia a urlare forse perché non reagivo come voleva. Mi punta un pennello contro e mi dice: 'Ora come faccio a mandarti via, a farti uscire di qui'. Ho pensato che non sarei mai uscita da lì. È durato un'ora, un'ora e mezzo. Mi ha dato 50 euro. Dopo alcuni mesi ho iniziato ad avere attacchi di panico, dopo altri mesi uno stato depressivo. La mia denuncia è stata archiviata perché erano scaduti i termini per denunciare".
La maggior parte delle segnalazioni arrivano da donne. Su 223 testimonianze raccolte da Amleta, 207 hanno come vittime attrici o giovanissime allieve delle scuole di recitazione e delle accademie. Solo in 2 casi le abusanti sono donne. "Ma ci sono alcune in posizione ancillare che hanno facilitato o coperto le molestie", racconta Spanò. I molestatori sono per la maggior parte registi (41,6%), seguiti dagli attori (15,7%) e dai produttori (6,28%). Ma a commettere abusi sono anche gli insegnanti (5,38%) e poi casting director, critici, tecnici, persino spettatori.
I luoghi in cui le violenze avvengono sono i palcoscenici, i camerini, le case e gli studi degli artisti, le Accademie e i luoghi di formazione. Durante provini, prove degli spettacoli o messe in scena. Ma ci sono anche molestie via chat o via social che sono aumentate per frequenza.
Le frasi ricorrenti che gli abusanti usano, soprattutto con le giovani interpreti, suonano così: "Questo provino è particolare", "Se vuoi lavorare con me devi essere pronta a tutto", "Sei disposta a fare di tutto?", "Una giovane attrice deve essere aperta a nuove esperienze", "Sii più sexy", "Devi esercitarti a sedurre me per sedurre il pubblico", "Un'attrice deve essere perversa, il pubblico deve essere eccitato da te", "Il teatro e la recitazione sono solo perversioni sessuali".
"Al regista accusato da almeno 20 donne su cui c'è un procedimento in corso - racconta l'avvocata di Differenza Donna, Teresa Manente, che con la collega Chiara Colasurdo assiste le interpreti negli esposti penali e nelle vertenze per molestie sul lavoro - sono stati sequestrati alcuni documetni in cui erano schedate decine di attrici anche minorenni catalogate con le loro caratteristiche: 'seno grosso', 'gambe lunghe'".
I nomi non escono perché "bisogna proteggere le denuncianti", spiega Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna. "E perché non vogliamo provocare reazioni contro alcuni potenti del mondo dello spettacolo ma far capire che è una violenza seriale, un sistema".