Messina Denaro, la soffiata: "È malato" Nel database oncologico la chiave per la cattura
di Giuliano Foschini , Michele Bocci , di Giuliano Foschini, Michele Bocci"Segui il tumore". Nella cattura di Matteo Messina Denaro c'è stata un'intuizione che sembra essere stata decisiva per prendere la pista giusta: prima una segnalazione, poi una serie di indicazioni vaghe ma che, nello stesso tempo, portavano tutte in una sola direzione e che arrivavano da alcune intercettazioni telefoniche delle persone più vicine al boss. Domande sui tumori al fegato, o meglio sulle metastasi epatiche di tumori al colon.
Qualche riferimento al morbo di Crohn, indicazioni sulle controindicazioni alla chemioterapia.
Il tutto, chiaramente, senza mai fare alcun riferimento diretto a Messina Denaro. Il gruppo speciale dei carabinieri che, però, da anni seguiva il boss proprio attraverso briciole di tracce, aveva imparato a riconoscere le chiacchiere dagli indizi. E avevano così intuito che dietro quelle indicazioni mediche ci fosse "Iddu". Tanto da tracciare, sulla base di quelle briciole di informazioni carpite, un…
"Segui il tumore". Nella cattura di Matteo Messina Denaro c'è stata un'intuizione che sembra essere stata decisiva per prendere la pista giusta: prima una segnalazione, poi una serie di indicazioni vaghe ma che, nello stesso tempo, portavano tutte in una sola direzione e che arrivavano da alcune intercettazioni telefoniche delle persone più vicine al boss. Domande sui tumori al fegato, o meglio sulle metastasi epatiche di tumori al colon.
Qualche riferimento al morbo di Crohn, indicazioni sulle controindicazioni alla chemioterapia.
Il tutto, chiaramente, senza mai fare alcun riferimento diretto a Messina Denaro. Il gruppo speciale dei carabinieri che, però, da anni seguiva il boss proprio attraverso briciole di tracce, aveva imparato a riconoscere le chiacchiere dagli indizi. E avevano così intuito che dietro quelle indicazioni mediche ci fosse "Iddu". Tanto da tracciare, sulla base di quelle briciole di informazioni carpite, una sorta di identikit clinico: un uomo di circa 60 anni, provato da un tumore importante al colon, operato per quella patologia nel 2020 circa, in piena pandemia. Che recentemente aveva scoperto metastasi al fegato e che, per questo, era sottoposto a chemioterapia. Tutti particolari che rendevano davvero difficile, per chiunque, mimetizzarsi.
È cominciata così, circa tre mesi fa, la ricerca sui database sanitari nazionali, con particolare attenzione a quelli siciliani, di pazienti con caratteristiche di questo tipo. Il processo non è semplice: al ministero non esiste un database unico dei pazienti oncologici. Ma c'è una banca dati dove, in modo anonimo, vengono registrate le patologie dei malati. I carabinieri sono partiti da lì: un sessantenne con metastasi gravi e un tumore al colon. Che viveva probabilmente in Sicilia. Circa un mese fa è arrivato un elenco ristretto di possibili pazienti. I carabinieri sono saltati sulla sedia quando hanno letto il nome Andrea Bonafede: è lo stesso del nipote di uno dei più fidati collaboratori di Messina Denaro.
L'uomo era in cura nella clinica La Maddalena di Palermo da dove, con grande cautela in modo da non sollevare alcun sospetto, sono state acquisite le cartelle cliniche. Bonafede aveva la cartella clinica "giusta". E i tabulati telefonici hanno fatto il resto: il cellulare intestato all'incensurato geometra di Campobello di Mazara, alto 1,78 e dagli occhi marroni, non si era mai mosso da Trapani nei giorni in cui, secondo la sua storia sanitaria, era sotto i ferri. O in chemioterapia a Palermo. "Il boss poteva essere il geometra Bonafede. Ma non bastava"
Serviva vederlo. È successo lo scorso fine settimana quando Messina Denaro alias "Andrea" - così le pazienti della Maddalena avevano registrato sul telefono il boss, compagno di terapia, un "uomo premuroso", lo raccontano oggi, raggelate dalla verità - aveva prenotato una visita oculistica. Sono andati a guardarlo in faccia. Era smagrito, invecchiato, ma probabilmente era proprio lui, come documentavano le immagini riprese dalla videosorveglianza. Lo aspettavano. E avevano deciso che la clinica fos se il posto migliore per prenderlo, perché lì sarebbe tornato. Così è stato. La prenotazione per il day hospital, la clinica blindata ma senza dare troppo nell'occhio, per due paure: una soffiata o l'ennesimo buco nell'acqua com' era accaduto a Messina, qualche mese fa, quando un blitz in un ospedale si era rivelato una falsa speranza.
"Seguiamo il tumore, ci siamo detti", raccontava ieri sera un ufficiale dei carabinieri, con gli occhi lucidi. È stato così, annodando i fili della fragilità dell'uomo, quella che colpisce chiunque, anche il boss imprendibile, che sono arrivati alla clinica La Maddalena. E al geometra Bonafede, che non si è voluto mai arrendere, nemmeno al suo destino. Ma alla fine ha dovuto capitolare davanti allo Stato.