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Messina Denaro, il comandante del Ros Pasquale Angelosanto: “Ho visto un capo sconfitto, il metodo Dalla Chiesa è ancora vincente”

"Le nostre indagini hanno depotenziato l’organizzazione militare ed economica. Lo abbiamo obbligato a creare nuove relazioni, rendendolo vulnerabile"
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"Ho avuto l'impressione di avere davanti un capo di Cosa nostra sconfitto". Nella sua lunga carriera il generale Pasquale Angelosanto si è trovato altre volte ad arrestare latitanti di spicco: trent'anni fa da giovane capitano mise le manette a Carmine Alfieri, all'epoca numero uno della camorra. Il comandante del Ros però è convinto che questo sia un successo molto più importante: "Con Matteo Messina Denaro si chiude una stagione cominciata negli anni Settanta con l'ascesa del potere corleonese e che ha portato alle stragi. Lui era l'ultimo protagonista di quella strategia".


Ieri è stato il vostro giorno più lungo...
"Quella che non dimenticherò mai è l'ora più lunga, che è trascorsa dal momento in cui siamo entrati in azione nella clinica a quando siamo stati sicuri che si trattava proprio di Messina Denaro".

Arresto Messina Denaro, …

"Ho avuto l'impressione di avere davanti un capo di Cosa nostra sconfitto". Nella sua lunga carriera il generale Pasquale Angelosanto si è trovato altre volte ad arrestare latitanti di spicco: trent'anni fa da giovane capitano mise le manette a Carmine Alfieri, all'epoca numero uno della camorra. Il comandante del Ros però è convinto che questo sia un successo molto più importante: "Con Matteo Messina Denaro si chiude una stagione cominciata negli anni Settanta con l'ascesa del potere corleonese e che ha portato alle stragi. Lui era l'ultimo protagonista di quella strategia".


Ieri è stato il vostro giorno più lungo...
"Quella che non dimenticherò mai è l'ora più lunga, che è trascorsa dal momento in cui siamo entrati in azione nella clinica a quando siamo stati sicuri che si trattava proprio di Messina Denaro".

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Ma quanto ha sperato che fosse proprio lui?
"Io ci ho creduto moltissimo, perché ci siamo mossi sulla base di un dato che era oggettivo. Sapevamo che un soggetto con determinate generalità aveva prenotato una chemioterapia. L'ipotesi quindi aveva un fondamento solido, ma la certezza l'abbiamo raggiunta soltanto quando l'abbiamo bloccato".

Individuare un paziente oncologico in tutta Italia è stato come cercare un ago in un pagliaio. Quanto vi ha aiutato la tecnologia?
"Un'indagine di questo tipo si sviluppa sempre su livelli diversi. C'è quello tecnico, soprattutto con le intercettazioni. Quello dinamico, con i pedinamenti e i controlli sul territorio. E quello informativo, per valutare qualsiasi spunto possa contribuire a integrare il quadro delle ricerche. In questo caso ci hanno colpito le discussioni che familiari e fiancheggiatori facevano su una specifica patologia oncologica. Ovviamente, temevano le intercettazioni e non ne parlavano riferendosi al latitante ma quelle attenzioni non ci sono sembrate frutto di un interesse scientifico astratto: era chiaro che tante preoccupazioni erano rivolte a una persona che per loro aveva grande importanza".

In passato però si è parlato di viaggi di Messina Denaro in tutta Italia e anche all'estero: dovevate vagliare un numero di centri oncologici enorme...
"Noi eravamo convinti che adesso si muovesse solo in Sicilia, senza allontanarsi dai suoi territori. Per questo abbiamo ristretto le ricerche alla provincia di Trapani e a Palermo, arrivando a focalizzarci su un soggetto di Campobello di Mazara: il cuore del mandamento di Messina Denaro. Quella ci è sembrata l'ipotesi più solida, su cui concentrare la nostra attività".

Prima di arrivare alla cattura, per oltre dieci anni avete fatto terra bruciata intorno al latitante. Quanto ha pesato sulla sua rete di protezione?
"Le indagini hanno provocato un logoramento dell'organizzazione militare e di quella economica che permetteva la latitanza, in modo da depotenziarla. Soltanto noi carabinieri abbiamo arrestato quasi cento persone e sequestrato beni per 150 milioni: sono colpi che ogni volta hanno obbligato la sua rete a creare nuove relazioni e hanno messo in difficoltà i loro metodi di finanziamento. Se guardiamo anche all'attività delle altre forze dell'ordine, l'effetto complessivo è stato quello di renderlo più vulnerabile".

Il procuratore De Lucia ha parlato di una borghesia mafiosa che ha protetto la latitanza. Quanto è forte oggi in Sicilia?
"Le indagini sulle coperture stanno proseguendo, anche in queste ore. Come tutti quelli che si occupano di criminalità organizzata, so benissimo che la forza delle mafie consiste nella capacità di gestire relazioni esterne. Queste sono intessute con pezzi della borghesia: imprenditori, professionisti, funzionari della pubblica amministrazione. Ma bisogna sempre tenere presente che sono rapporti personali, non con intere categorie: le generalizzazioni non aiutano le inchieste".

Matteo Messina Denaro era l'ultimo boss in libertà della cupola di Totò Riina. Oggi chi sono i nuovi capi di Cosa nostra?
"Messina Denaro anche durante la latitanza è rimasto a capo dei tre mandamenti che compongono la provincia mafiosa di Trapani e ha fatto parte di quella cordata corleonese che ha preso il dominio della Cupola per poi sfidare lo Stato con le stragi. Era l'ultimo uomo in libertà tra quelli che hanno deciso quella strategia. Dalle nostre indagini e da quelle delle altre forze di polizia emergono i tentativi di dare nuovi assetti a Cosa nostra, ricostruendone le strutture di vertice: per due volte hanno cercato di riformare una cupola. Siamo riusciti a intercettare questi piani di assestamento e contrastarli: se saremo bravi, gli impediremo di farla rinascere".

Il comandante generale Teo Luzi ha detto che il vostro successo dimostra come sia ancora valido il metodo di Carlo Alberto Dalla Chiesa...
"La sua lezione era fondata su due pilastri: lo studio dei fenomeni e l'attività dinamica di controllo sul territorio, che sono la base del metodo del Ros. Dalla Chiesa aveva anche sottolineato l'importanza della tecnologia ed è in questo campo che rispetto a 50 anni fa ci sono stati gli sviluppi più importanti. Credo che su questo fronte noi possiamo conquistare un vero vantaggio ed arrivare a essere un passo avanti rispetto alla criminalità organizzata".

La prima foto della cattura, quella che ha fatto il giro del mondo, rimarca anche la natura militare dell'Arma: il padrino è circondato da due uomini in tenuta da combattimento...
"È la nostra storia. E voglio evidenziare un altro fattore: la componente umana, lo straordinario lavoro svolto dalle donne e dagli uomini dei carabinieri che anche ieri si è rivelato decisivo. La valorizzazione del personale è forse la lezione più importante che ci ha lasciato il generale Dalla Chiesa".