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Riscaldamento globale, ExxonMobil lo aveva previsto "con precisione" già negli anni Settanta. L'inchiesta di Science

In grigio le diverse proiezioni di ExxonMobil. In rosso l'aumento di temperatura reale 
I modelli scientifici della compagnia petrolifera erano in alcuni casi migliori di quelli della Nasa. Già allora si anticipava un aumento della temperatura di due decimi di grado ogni decennio, un valore molto vicino alla realtà. In pubblico però i vertici dell'azienda negavano la validità di quei risultati
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“Exxon sapeva” è uno dei mantra degli ambientalisti. Ma quanto il gigante petrolifero era esattamente conscio del legame fra uso degli idrocarburi ed effetto serra? Molto, è la risposta di un’inchiesta pubblicata su Science e condotta da tre ricercatori delle università di Harvard e Potsdam. La precisione e l’accuratezza delle previsioni elaborate da Exxon già a partire dal 1977 “è davvero stupefacente” osserva un’autrice, Naomi Oreskes.

I rapporti riservati

I tre autori sono andati a ripescare i documenti interni elaborati dalla ExxonMobil tra il 1977 e il 2003: 32 rapporti riservati e 72 pubblicazioni scientifiche sull’effetto serra causato dagli idrocarburi. In molti casi i suoi scienziati – o quelli assoldati dalla multinazionale come consulenti – erano arrivati a livelli di precisione pari o addirittura superiori rispetto agli scienziati indipendenti o affiliati alle agenzie pubbliche…

“Exxon sapeva” è uno dei mantra degli ambientalisti. Ma quanto il gigante petrolifero era esattamente conscio del legame fra uso degli idrocarburi ed effetto serra? Molto, è la risposta di un’inchiesta pubblicata su Science e condotta da tre ricercatori delle università di Harvard e Potsdam. La precisione e l’accuratezza delle previsioni elaborate da Exxon già a partire dal 1977 “è davvero stupefacente” osserva un’autrice, Naomi Oreskes.

I rapporti riservati

I tre autori sono andati a ripescare i documenti interni elaborati dalla ExxonMobil tra il 1977 e il 2003: 32 rapporti riservati e 72 pubblicazioni scientifiche sull’effetto serra causato dagli idrocarburi. In molti casi i suoi scienziati – o quelli assoldati dalla multinazionale come consulenti – erano arrivati a livelli di precisione pari o addirittura superiori rispetto agli scienziati indipendenti o affiliati alle agenzie pubbliche.

Mentre in pubblico Exxon enfatizzava le debolezze dei modelli che prevedevano il riscaldamento climatico, i suoi rapporti interni davano valori ben precisi all’effetto dei combustibili fossili: 0,2 gradi Celsius in più ogni decennio. Un valore molto vicino alla realtà, se si pensa che da allora la temperatura media del pianeta è salita di quasi un grado.

La precisione dei dati di Big Oil

Exxon, con i suoi modelli climatici, negli anni ’80 batteva perfino la Nasa. Gli autori di Science attribuiscono un valore percentuale all’accuratezza delle previsioni su quanto i gas serra avrebbero riscaldato il pianeta negli anni a venire. Agli scienziati del gigante petrolifero viene attribuito il 72%, con uno studio in particolare che raggiunge il 99%. Il rapporto presentato al Congresso americano dallo scienziato della Nasa James Hansen nel 1988 arrivava, nella sua migliore valutazione, al 66%.

“Le proiezioni climatiche degli scienziati di ExxonMobil erano accurate nel predire il riscaldamento climatico” si legge nell’inchiesta. “L’azienda aveva compreso sul cambiamento tanto quanto gli scienziati del governo e gli accademici”.

La comunicazione pubblica "ipocrita"

Contemporaneamente però, in pubblico, l’azienda diffondeva informazioni opposte. Oreskes definisce da un lato stupefacente la competenza degli esperti della multinazionale. Dall’altro però aggiunge: “Non da meno era la loro ipocrisia, perché buona parte della disinformazione degli anni successivi si basava sulla tesi che i modelli climatici fossero inaffidabili”. Dopo aver accuratamente previsto gli effetti della combustione del suo petrolio sul clima, aggiunge un altro degli autori, Geoffrey Supran di Harvard, “Exxon ha attaccato la scienza che stava alla base di quei calcoli”.

L’amministratore delegato di Exxon, Lee Raymond, nel ’99 aveva per esempio dichiarato a proposito delle previsioni sul riscaldamento del pianeta: “Si basano su modelli climatici completamente inaffidabili, o più spesso sono pura speculazione”.

Mentre il portavoce attuale dell’azienda Todd Spitler, interpellato dall’Associated Press, nega ogni malafede e ipocrisia, la Exxon è stata chiamata più volte negli ultimi anni a difendersi davanti ai giudici, con le accuse di aver proseguito le sue attività estrattive pur conoscendone gli effetti collaterali. Nel 2019 anche il Parlamento Europeo e il Congresso americano avevano condotto udienze sul negazionismo del riscaldamento climatico da parte di Big Oil. Da oggi però le accuse “Exxon sapeva” saranno più difficili da contraddire, anche in tribunale.