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Migranti, la Cei e le Ong chiedono al Parlamento l'abrogazione del decreto Piantedosi

(ansa)
Alle audizioni in corso alla Camera e al Senato per la conversione in legge del decreto sicurezza forti critiche anche dall'Unhcr: "Non serve a fermare le partenze". Domani il ministro dell'Interno illustrerà in aula le sue linee programmatiche
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Non solo le Ong, dirette interessate. Quello che arriva al Parlamento da associazioni del terzo settore e persino dalla Cei è un coro unanime: "Il decreto immigrazione va abrogato". E anche l'Unhcr esprime forti criticità sullo strumento con il quale il governo Meloni intende governare i flussi migratori: "Questo decreto - dice Chiara Cardoletti rappresentante dell'agenzia Onu per i rifugiati - non fermerà le partenze".

È questo il tenore delle prime audizioni che si stanno tenendo davanti alle commissioni di Camera e Senato nell'iter di conversione in legge del decreto immigrazione scritto dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi che illustrerà domani in Parlamento le linee programmatiche del Viminale.

L'appello della Cei

"Il destino del decreto dovrebbe essere solo la sua abrogazione", va giù duro Giancarlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes. "Vista la situazione de…

Non solo le Ong, dirette interessate. Quello che arriva al Parlamento da associazioni del terzo settore e persino dalla Cei è un coro unanime: "Il decreto immigrazione va abrogato". E anche l'Unhcr esprime forti criticità sullo strumento con il quale il governo Meloni intende governare i flussi migratori: "Questo decreto - dice Chiara Cardoletti rappresentante dell'agenzia Onu per i rifugiati - non fermerà le partenze".

È questo il tenore delle prime audizioni che si stanno tenendo davanti alle commissioni di Camera e Senato nell'iter di conversione in legge del decreto immigrazione scritto dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi che illustrerà domani in Parlamento le linee programmatiche del Viminale.

L'appello della Cei

"Il destino del decreto dovrebbe essere solo la sua abrogazione", va giù duro Giancarlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes. "Vista la situazione della crescita di arrivi e di salvataggi via mare di migranti provenienti da almeno 60 Paesi del mondo, molti dei quali in situazione di guerra, di conflitti interni, di disastri ambientali, di miseria e rischio della propria vita, dal decreto legge del 2 gennaio 2023 - ha osservato Perego che presiede anche la Commissione Cei che si occupa di migranti- ci saremmo aspettati come Fondazione Migrantes della Cei nuovi impegni e nuove norme per la tutela e la protezione o il rimpatrio dei migranti salvati nel Mediterraneo, come anche norme più rigide sui respingimenti in mare, che il memorandum con la Libia nuovamente approvato ha aggravato, più che ribadire alcune regole d'ingaggio risapute e condivisibili, ulteriormente corrette e aggravate, in contraddizione con le Linee guida sul trattamento del soccorso in mare e alcune Convenzioni internazionali".

L'Unhcr: fermare le Ong non serve

"Dubito che senza ong le persone smettano di muoversi. Non è bloccando le navi umanitarie che si fermano i flussi". Questo il parere di Chiara Cardoletti, rappresentate dell'Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) in audizione alle commissioni riunite Affari costituzionali e Trasporti della Camera, che stanno esaminando il decreto legge sulla stretta alle navi delle ong. "Per l'Unhcr - ha spiegato Cardoletti - proteggere le vite in mare è un inderogabile imperativo umanitario oltre che un un obbligo degli Stati secondo il diritto internazionale. Noi riconosciamo gli sforzi fatti nell'attività di salvataggio, identificazione ed accoglienza che l'Italia ha messo in campo. C'è però la preoccupazione che, a seguito delle misure del decreto, l'operatività delle navi possa ridursi aumentando le tragedie. Anche Papa Francesco ci ha ricordato che il Mediterraneo sta diventando il cimitero d'Europa".

Le Ong: valutiamo il ricorso

Le organizzazioni umanitarie vanno oltre: chiedono anche loro l'abrogazione del decreto ma sollecitano anche l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta. "Il decreto legge con la stretta sulle navi umanitarie - dicono - non è emendabile, ma andrebbe solo abrogato perché ostacola i salvataggi in mare". Piuttosto "è doveroso istituire una Commissione d'inchiesta su quanto accade nel Mediterraneo". 

Da Alarm Phone ad Emergency, dall'Arci ad Open Arms, da Medici senza frontiere a Sea Watch, da Sos Mediterranee a Migrantes, le associazioni hanno rilevato, dati alla mano, gli effetti negativi del decreto sull'attività di soccorso.  "Noi ora - ha spiegato il capo missione di Medici Senza Frontiere, Juan Matias Gil - andiamo via dopo il primo soccorso, quando prima facevamo 4-5 soccorsi in media a missione", e la media delle persone salvate è così calata da 300 ad 80.  La norma, ha osservato da parte sua Giorgia Linardi di Sea Watch, "pone delle difficoltà. Ultimamente ci siamo già riorganizzati con assetti più piccoli e veloci che possano essere più presenti in area Sar". Per Filippo Miraglia dell'Arci, "l'unico obiettivo concreto, oltre alla criminalizzazione del salvataggio in mare, e quindi delle ong che lo fanno al posto degli Stati, è quello di allontanare le navi dal Mediterraneo centrale per limitarne l'operatività". Il presidente del Consiglio italiano per i rifugiati, Roberto Zaccaria, ha definito il dl "incongruente e discriminatorio".

Magi: "Decreto eversivo"

Con le ong era presente alla conferenza stampa che ieri ha preceduto le audizioni anche il deputato e presidente di +Europa, Riccardo Magi. "Questo provvedimento, che ribattezzerei decreto menzogna, che prevede l'omissione di soccorso - ha osservato - è il momento più basso per la vita delle istituzioni. Ha un valore e un contenuto eversivo perché pone le condizioni per cui è più difficile salvare le vite in mare. La menzogna - ha aggiunto - è che le ong facciano un'attività contraria alla legge, che camuffino quindi con il salvataggio il favoreggiamento dell'immigrazione irregolare".