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Padova, quel murale è troppo bello: niente processo per lo street artist

Archiviato il procedimento contro il writer Any, che aveva dipinto una ballerina sulla parete di un parcheggio. La pm Luisa Rossi ha riconosciuto "un'opera che non risulta aver imbrattato quel muro che, invece, appare migliorato dalla sua presenza"
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Se il Codice penale non fa distinzione quando si parla di imbrattamento, ci sono giudici che vogliono distinguere tra un murale che sporca e uno che, invece, abbellisce. È il caso della ballerina di Padova, concepita dal suo creatore con il nome "Graceful", ma ben presto ribattezzata "la ballerina interrotta". L'autore, il writer padovano Any (acronimo di "About New York"), è stato sorpreso una mattina di inizio dicembre, all'alba, da una pattuglia della polizia. Un automobilista l'aveva visto all'opera, accovacciato con il cappuccio in testa e ha pensato di segnalare la circostanza al 113. Sequestro delle bombolette di vernice e denuncia a piede libero, subito, d'ufficio. All'orizzonte c'era quindi un processo che rischiava di concludersi con il pagamento di una sanzione.

Ma nulla di tutto ciò è successo, perché la pm padovana Luisa Rossi ha riconosciuto in quella ballerina "un'oper…

Se il Codice penale non fa distinzione quando si parla di imbrattamento, ci sono giudici che vogliono distinguere tra un murale che sporca e uno che, invece, abbellisce. È il caso della ballerina di Padova, concepita dal suo creatore con il nome "Graceful", ma ben presto ribattezzata "la ballerina interrotta". L'autore, il writer padovano Any (acronimo di "About New York"), è stato sorpreso una mattina di inizio dicembre, all'alba, da una pattuglia della polizia. Un automobilista l'aveva visto all'opera, accovacciato con il cappuccio in testa e ha pensato di segnalare la circostanza al 113. Sequestro delle bombolette di vernice e denuncia a piede libero, subito, d'ufficio. All'orizzonte c'era quindi un processo che rischiava di concludersi con il pagamento di una sanzione.

Ma nulla di tutto ciò è successo, perché la pm padovana Luisa Rossi ha riconosciuto in quella ballerina "un'opera di street art che non risulta aver imbrattato quel muro che, invece, appare abbellito e migliorato dalla sua presenza". Da qui la richiesta di archiviazione, con restituzione dei beni sequestrati, accolta dal gip Claudio Marassi che ha firmato il relativo decreto di archiviazione. "È un risultato che mi fa molto piacere, non solo dal punto di vista della vicenda personale, ma anche per il movimento" dice raggiante l'artista di strada, riconoscibile per i suoi soggetti che richiamano scorci della Grande mela.

"È un ulteriore passo sulla strada dell'affermazione della dignità della street art, poiché si distingue nettamente la differenza tra il valore di un'opera d'arte donata e condivisa e l'atto vandalico". L'arte non è un reato, verrebbe da dire. Cosa sia arte e cosa no, è un concetto molto personale. Certamente "Graceful", sagoma ispirata da una ballerina della Juilliard School di New York, ha colpito la magistrata che poi si è trovata a dover decidere, tra procedere ciecamente con quello che prevede il Codice penale o fare un'eccezione. A maggior ragione se si considera il contesto urbano in cui quel murale era stato fatto, cioè sul muro di un grande parcheggio a ridosso del centro storico di Padova.

Recentemente anche Franco Giardino Roch, giudice del tribunale di Torino, ha preso una decisione simile assolvendo Blu, il writer marchigiano autore di un'opera contro l'Alta velocità: "Il fatto non sussiste, perché il dipinto di Blu ha migliorato l'anonimo muro di cemento di un cavalcavia". Il reato di imbrattamento e deturpamento, quindi, va inteso come "alterazione in senso peggiorativo della cosa altrui". In tutti gli altri casi è semplicemente arte.