Ondata di gelo in arrivo, il climatologo: "E' l'inverno che stavamo aspettando"
di Elena Dusi , di Elena DusiAttenti a Thor, il ciclone polare che da venerdì ghermirà l’Italia. Temperature di meno 18 sulle Alpi orientali, meno 14 in Garfagnana, meno 5 a Milano, Torino e nella Sicilia continentale. L’allerta della Protezione Civile che oggi copre sei Regioni deve indurci a non sottovalutare il maltempo, soprattutto per il rischio idrogeologico. Ma a chi parla di gelo eccezionale il meteo-climatologo dell’università di Torino Claudio Cassardo risponde con un paradosso: “Sta iniziando l’inverno. Nei prossimi giorni rientreremo nelle temperature medie della stagione. Di anomalo c’è solo il caldo registrato finora”.
Il crollo delle temperature è un fatto eccezionale?
“Raggiungeremo valori che sono normali per le Alpi in inverno. Ci siamo abituati al clima mite e la differenza di temperatura nei prossimi giorni si farà notare. Alcuni siti meteorologici commerciali poi hanno l’abitudine di enfatizzare …
Attenti a Thor, il ciclone polare che da venerdì ghermirà l’Italia. Temperature di meno 18 sulle Alpi orientali, meno 14 in Garfagnana, meno 5 a Milano, Torino e nella Sicilia continentale. L’allerta della Protezione Civile che oggi copre sei Regioni deve indurci a non sottovalutare il maltempo, soprattutto per il rischio idrogeologico. Ma a chi parla di gelo eccezionale il meteo-climatologo dell’università di Torino Claudio Cassardo risponde con un paradosso: “Sta iniziando l’inverno. Nei prossimi giorni rientreremo nelle temperature medie della stagione. Di anomalo c’è solo il caldo registrato finora”.
Il crollo delle temperature è un fatto eccezionale?
“Raggiungeremo valori che sono normali per le Alpi in inverno. Ci siamo abituati al clima mite e la differenza di temperatura nei prossimi giorni si farà notare. Alcuni siti meteorologici commerciali poi hanno l’abitudine di enfatizzare ogni fenomeno, ma il freddo dei prossimi giorni non sarà eccezionale. Anzi darà finalmente beneficio alle nostre piante. Verrà accompagnato da una dose di neve assai ben accetta, ma non particolarmente abbondante, soprattutto nella parte occidentale delle Alpi, quella che più continua a soffrire per la siccità. L’anno scorso il Nord Ovest è stato la regione che in percentuale ha ricevuto meno acqua di tutta Europa”.
Non le saranno sfuggiti i commenti di chi trova questo inverno mite assai utile per risparmiare gas. Cosa ne pensa?
“E’ il paradosso della rana. Quando viene messa in pentola l’acqua è ancora fredda e il fuoco acceso all’inizio la fa crogiolare nel tepore. Nel momento in cui si accorge che sta bruciando però non ha più la forza di reagire. Noi siamo ancora nella prima fase, quella in cui il caldo ci fa adagiare pericolosamente. Dimentichiamo che il freddo d’inverno è vitale”.
Il ciclone Thor sarà normale, ma la tempesta di Natale negli Stati Uniti e il gelo di questi giorni in Asia non sono fenomeni anomali? Sul sito di Climalteranti, l’associazione di cui fa parte, spiegate che le ondate di freddo non sono incompatibili con il cambiamento climatico.
“Sì le ondate di gelo possono essere legate anche al riscaldamento climatico. Sappiamo che i poli si stanno scaldando di più rispetto all’equatore, quindi la differenza di temperatura fra i due tende a diminuire. L’abbassamento di questo gradiente toglie forza ai venti che soffiano attorno al polo. Come una trottola che quando rallenta inizia a oscillare, anche i venti che ruotano nell’Artico creano ondulazioni più ampie, raggiungendo più spesso le latitudini basse. E’ quello che è avvenuto a Natale negli Stati Uniti”.
Può succedere anche da noi?
“E’ più difficile. L’Europa è riparata da Pirenei, Alpi, Balcani e Carpazi. Paradossalmente la Pianura Padana e Torino, la mia città, sono più protette rispetto alle regioni adriatiche, dove si incanalano i venti da nord. In Nord America le montagne rocciose svolgono un ruolo simile, convogliano i venti freddi del Polo fin quasi al Golfo del Messico, favorendo le ondate di gelo”.
Questo ciclone invernale ripulirà un po’ l’aria dall’inquinamento?
“Eravamo in una condizione pazzesca, soprattutto qui a Torino e in Pianura Padana. Per dicembre e parte di gennaio ci siamo ritrovati in una situazione che chiamiamo inversione termica: in pianura fa più freddo che in collina. La circolazione verticale dell’aria si blocca e la nebbia persiste a lungo. Tutti gli inquinanti prodotti dalle città restano bloccati al loro interno. L’uso di legna, aumentato questo inverno per la crisi energetica, ha probabilmente contribuito a far crescere il particolato”.
Se il nostro corpo si abitua a temperature più miti sentirà più freddo quando arriva l’inverno vero?
“Anche le nostre città si ritroveranno impreparate. Non siamo più abituati a convivere con la neve. Sono passati anni dall’ultima volta che ho montato le catene alla macchina e i cappottoni che usavo quando ero ragazzo ormai non si trovano più. Durante l’ultima vera ondata di gelo in città raggiungemmo i 14 gradi sottozero. Negli ultimi 10 anni ha nevicato in modo più consistente ad Algeri che non a Torino”.
Da Firenze in giù c’è già la mimosa in fiore.
“Gli alberi fioriscono in anticipo e si rischia che le gelate tardive di marzo e aprile li danneggino, causando danni gravi all’agricoltura. Il riscaldamento climatico è una tendenza di lungo periodo, ma non elimina l’eventualità di brevi periodi di gelo. Dal 2016 a oggi abbiamo registrato i 5 anni più caldi della storia a livello globale. Ma ognuno è stato accompagnato da gelate primaverili più o meno gravi”.