Papa Francesco: le omelie sono un disastro, bastano 7 o 8 minuti
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo Scaramuzzi"Le omelie, sono un disastro; otto, dieci minuti, non di più". Papa Francesco è tornato su un tema che gli è caro, le prediche troppo lunghe, mettendo in guardia i partecipanti a un corso di formazione per responsabili diocesani nelle celebrazioni liturgiche dal rischio di propinare ai fedeli delle "conferenze".
"Per favore, le omelie, sono un disastro; otto, dieci minuti, non di più", ha detto Bergoglio. "E sempre un pensiero, un affetto e un'immagine, che la gente si porti qualcosa a casa. L'omelia non è una conferenza, è un sacramentale: la si prepara in preghiera, con spirito apostolico".
"Un'immagine e un affetto"
Il Papa argentino ha battuto più volte, nel corso del pontificato, su questo tasto. "L'omelia è la pietra di paragone per valutare la vicinanza e la capacità d'incontro di un Pastore con il suo popolo", scrisse già nell…
"Le omelie, sono un disastro; otto, dieci minuti, non di più". Papa Francesco è tornato su un tema che gli è caro, le prediche troppo lunghe, mettendo in guardia i partecipanti a un corso di formazione per responsabili diocesani nelle celebrazioni liturgiche dal rischio di propinare ai fedeli delle "conferenze".
"Per favore, le omelie, sono un disastro; otto, dieci minuti, non di più", ha detto Bergoglio. "E sempre un pensiero, un affetto e un'immagine, che la gente si porti qualcosa a casa. L'omelia non è una conferenza, è un sacramentale: la si prepara in preghiera, con spirito apostolico".
"Un'immagine e un affetto"
Il Papa argentino ha battuto più volte, nel corso del pontificato, su questo tasto. "L'omelia è la pietra di paragone per valutare la vicinanza e la capacità d'incontro di un Pastore con il suo popolo", scrisse già nell'esortazione apostolica Evangelii Gaudium (2013). A Bratislava nel 2021, in un incontro con religiosi, vescovi e preti invitò i pastori a pensare "ai fedeli, che devono sentire omelie di 40 minuti, 50 minuti, su argomenti che non capiscono, che non li toccano... Un professore che ho avuto di omiletica, diceva che un'omelia deve avere coerenza interna: un'idea, un'immagine e un affetto; che la gente se ne vada con un'idea, un'immagine e qualcosa che si è mosso nel cuore. Così, semplice, è l'annuncio del Vangelo! E così predicava, Gesù che prendeva gli uccelli, che prendeva i campi, che prendeva questo... le cose concrete, ma che la gente capiva. Scusatemi se torno su questo, ma a me preoccupa... Mi permetto una malignità", concluse tra gli applausi dei presenti: "L'applauso lo hanno incominciato le suore, che sono vittime delle nostre omelie!".
Ora nell'incontro con i partecipanti al corso internazionale "Vivere in pienezza l'azione liturgica", in corso di svolgimento presso il Pontificio Istituto Sant'Anselmo, Francesco ha dato una serie di indicazioni di cura e semplicità liturgica. Accompagnati anche da momenti di silenzio: "Specialmente prima delle celebrazioni, aiutare l'assemblea e i concelebranti a concentrarsi su ciò che si va a compiere. Spesso le sacrestie sono rumorose prima e dopo le celebrazioni, ma il silenzio apre e prepara al mistero, permette l'assimilazione, lascia risuonare l'eco della Parola ascoltata", ha detto. "E' bella la fraternità, è bello salutarsi, ma è l'incontro con Gesù che dà senso al nostro incontrarci, al nostro ritrovarci. Dobbiamo riscoprire e valorizzare il silenzio!".
Il riferimento al Concilio vaticano II
Il punto di riferimento, per Francesco, è sempre il Concilio vaticano II, tema di confronto anche recente in merito alla cosiddetta messa in latino. "Il Concilio aveva tra le sue finalità quella di accompagnare i fedeli a recuperare la capacità di vivere in pienezza l'azione liturgica e a continuare a stupirsi di ciò che nella celebrazione accade sotto i nostri occhi", ha detto Bergoglio. E quando in una parrocchia arriva il vescovo, "è bene valorizzare lo stile celebrativo che lì si vive. Non serve fare una bella "parata" quando c'è il vescovo e poi tutto torna come prima. Il vostro compito non è disporre il rito di un giorno, ma proporre una liturgia che sia imitabile, con quegli adattamenti che la comunità può recepire per crescere nella vita liturgica. Così, pian piano, lo stile celebrativo della diocesi cresce. Infatti, andare nelle parrocchie e non dire nulla di fronte a liturgie un po' sciatte, trascurate, mal preparate, significa non aiutare le comunità, non accompagnarle. Invece con delicatezza, con spirito di fraternità, è bene aiutare i pastori a riflettere sulla liturgia, a prepararla con i fedeli".