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Adozioni, l'appello di Monica e Francesco: "L'Italia ci aiuti a portare qui nostro figlio Simone, bloccato in Cina da tre anni"

"Stavamo per andarlo a prendere quando è scoppiata la pandemia, da 13 mesi non abbiamo sue notizie". Decine i genitori italiani cui il Covid ha sottratto la possibilità di abbracciare il bambino adottato nel Paese asiatico, il solo a non aver ancora riavviato le procedure
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Da tre anni aspettano di incontrare Simone. Monica Maffei e Francesco Zangrillo sono una delle coppie a cui il Covid ha sottratto la possibilità di abbracciare il loro bambino adottato in Cina. Il percorso, già faticoso per il blocco causato dalla pandemia, si è trasformato in una corsa ad ostacoli dal momento che la Cina è l'unico Paese a non aver ancora riavviato le procedure per le adozioni internazionali.

Nella stessa condizione altre famiglie 30 famiglie (inizialmente erano 38 ma alcune hanno rinunciato) che, dopo l'8 gennaio, giorno in cui la Cina ha riaperto al mondo, sono scese in piazza a Roma per fare appello alle istituzioni e alla Presidente Meloni affinché solleciti il presidente cinese Xi Jinping. La richiesta, sostenuta anche dal vicepresidente della Commissione Adozioni Internazionali Vincenzo Starita, è che le coppie possano avere dei visti speciali per andare finalmente a prendere i figli.

Monica e Francesco, che vi…

Da tre anni aspettano di incontrare Simone. Monica Maffei e Francesco Zangrillo sono una delle coppie a cui il Covid ha sottratto la possibilità di abbracciare il loro bambino adottato in Cina. Il percorso, già faticoso per il blocco causato dalla pandemia, si è trasformato in una corsa ad ostacoli dal momento che la Cina è l'unico Paese a non aver ancora riavviato le procedure per le adozioni internazionali.

Nella stessa condizione altre famiglie 30 famiglie (inizialmente erano 38 ma alcune hanno rinunciato) che, dopo l'8 gennaio, giorno in cui la Cina ha riaperto al mondo, sono scese in piazza a Roma per fare appello alle istituzioni e alla Presidente Meloni affinché solleciti il presidente cinese Xi Jinping. La richiesta, sostenuta anche dal vicepresidente della Commissione Adozioni Internazionali Vincenzo Starita, è che le coppie possano avere dei visti speciali per andare finalmente a prendere i figli.

Monica e Francesco, che vivono a Cavriglia, in provincia di Arezzo, nel 2019 ricevono la “pergamena verde” di assegnazione del bambino e attendono solo la chiamata da Pechino. Fanno progetti e assaporano il calore del primo abbraccio. Preparano la cameretta e coinvolgono i familiari. Poi lo stop. La Cina chiude le frontiere, i voli sono bloccati e inizia una estenuante trafila fatta di notizie frammentarie e di rimpalli di responsabilità.

Vi stavate preparando per andare a prendere Simone ed è scoppiato il Covid.

Francesco Zangrillo: "Abbiamo cominciato a temere già a inizio gennaio 2020 quando abbiamo visto che la situazione in Cina si stava aggravando. Siamo rimasti due mesi appesi in attesa di risposte. Speravamo di riuscire a partire. Ma hanno bloccato i voli. All'inizio poi con l'aiuto della Naaa, l'associazione che ci segue, e la Cai avevamo contatti con l'orfanotrofio. Poi è successo qualcosa. Il Cccwa cinese che autorizza le adozioni ha smesso di funzionare".

La vostra preoccupazione più grande?

Monica Maffei: "Da 13 mesi non sappiamo più nulla. Non possiamo parlare con l'istituto in cui si trova Simone. Ci sono coppie che non hanno notizie anche da 17 mesi".

F: "Si può dire che lo stavamo crescendo attraverso dei video che gli inviavamo in cui gli facciamo vedere la nostra vita, la mamma che cucina... e lui ci inviava i suoi. Oggi non riceviamo più nulla, la Cina non ha mai permesso di fare una videochiamata in diretta. Però eravamo tranquilli perché il personale dell'istituto ci teneva informati".

Doveva arrivare un bambino di otto anni ora ne arriverà uno di 11...

F: "Ci hanno rubato tre anni della nostra vita, ma non abbiamo mai pensato di rinunciare. Le difficoltà hanno, paradossalmente, rafforzato questo legame. Anche se siamo distrutti, siamo determinati ad andare avanti".

M: "Lui ci conosce, conosce la sua cameretta e i nonni, ci chiama mamma e papà. Dovremo ripensare tutto, la scuola, l'inserimento, ma anche se fosse più grande lo accoglieremmo a braccia aperte".

Che cosa rispondono alle vostre richieste di chiarimenti le istituzioni?

F: "La Commissione Adozioni, il console italiano a Pechino e il Ministro Tajani ci hanno rassicurato, però le notizie continuano a non arrivare. I Cinesi hanno posto un paletto fin dall'inizio, dicendo che non avrebbero mandato i bambini fuori dal Paese fin quando il Covid non fosse stato sotto controllo, perché non volevano rischiare la salute dei loro bambini. Di paradossi ne potremmo raccontare diversi".

Come vivete emotivamente questo ulteriore ritardo?

M: "Sono molto preoccupata. Nei primi video Simone sembrava contento, baldanzoso poi, negli ultimi mesi, ha capito che c'era qualcosa che non andava lo abbiamo visto deluso e triste anche perché ha un'età in cui comprende tutto".

Avete immaginato che cosa direte quando incontrerete vostro figlio?

M: "Credo che ci guarderemo negli occhi e ci abbracceremo. Io mi sto preparando. Appena ci chiameranno andrò a parlare con le maestre perché avremo bisogno di tanto aiuto".