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Frane e alluvioni, l'Italia è il paese più a rischio d'Europa. "Ma la carta geologica è ancora a metà"

Intervista alla direttrice dell'Ispra Maria Siclari. "Con i fondi ottenuti in extremis nella finanziaria mapperemo per primo lo Stretto di Messina. Ma siamo indietro rispetto alle altre nazioni". In quarant'anni compilato solo un foglio su due
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Ce l’ho, ce l’ho, mi manca. Se l’Italia fosse un album di figurine, la collezione avrebbe di poco superato la metà: 348 su 636. Tanti sono i fogli della Carta Geologica del nostro Paese. La mappatura geologica alla scala 1:50.000 (Progetto Carg) è un’impresa iniziata negli anni ’80, quando le figurine che circolavano erano quelle di Pruzzo e Platini e proseguita a singhiozzo.

Sarebbe stata destinata a finire nella polvere con l’anno che si è appena chiuso, se un paio di emendamenti frettolosi alle ultime due leggi di bilancio non avessero pescato altri fondi per i prossimi 3 anni.

Con i 31 milioni di euro stanziati tra il 2020 e 2022 e i 52 milioni stanziati da qui al 2025 potremo aggiungere tra 12 e 15 nuove figurine. “Insieme alle Regioni definiremo i fogli da realizzare per primi: soprattutto le aree prive di cartografia e quelle più sensibili al rischio geologico” spiega Maria Siclari, direttore generale…

Ce l’ho, ce l’ho, mi manca. Se l’Italia fosse un album di figurine, la collezione avrebbe di poco superato la metà: 348 su 636. Tanti sono i fogli della Carta Geologica del nostro Paese. La mappatura geologica alla scala 1:50.000 (Progetto Carg) è un’impresa iniziata negli anni ’80, quando le figurine che circolavano erano quelle di Pruzzo e Platini e proseguita a singhiozzo.

Sarebbe stata destinata a finire nella polvere con l’anno che si è appena chiuso, se un paio di emendamenti frettolosi alle ultime due leggi di bilancio non avessero pescato altri fondi per i prossimi 3 anni.

Con i 31 milioni di euro stanziati tra il 2020 e 2022 e i 52 milioni stanziati da qui al 2025 potremo aggiungere tra 12 e 15 nuove figurine. “Insieme alle Regioni definiremo i fogli da realizzare per primi: soprattutto le aree prive di cartografia e quelle più sensibili al rischio geologico” spiega Maria Siclari, direttore generale dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che tiene le fila del progetto della Carta. Con l'Ispra collaborano Regioni e Province autonome, università e Cnr.

“Nella mia Calabria o in Puglia la mappatura è davvero troppo ridotta, a fronte di rischi sismici e idrogeologici notevoli. In Sicilia le informazioni risalgono in alcuni casi a oltre cent’anni fa. La notizia incoraggiante però è che molto probabilmente nel 2023 verrà avviato il foglio Villa San Giovanni, che sarà completato entro i 4 anni successivi. Sempre quest'anno verrà stampato il foglio Messina  - Reggio Calabria che è già stato rilevato".

Dopo l’alluvione di Ischia a novembre l’Ispra aveva lanciato l’allarme per un’Italia che non conosce sé stessa. “I principali paesi europei non solo hanno completato le loro mappe, ma stanno già procedendo agli aggiornamenti”.

Un paio di emendamenti in zona Cesarini della finanziaria non sono un gran segnale. Come finiremo l’album di questo passo?

“Ed è andata anche bene, perché temevamo di doverci fermare del tutto. Avevamo chiesto al governo di inserire i finanziamenti nel testo iniziale della finanziaria, ma poi è stato necessario l’intervento all’ultimo minuto. Ogni foglio d’altra parte costa in media circa 550mila euro. Serve una squadra di geologi che operi sul territorio, che osservi, misuri e descriva le rocce, raccolga campioni di terreno. Il risultato è una mappa alla scala 1:50.000, in cui ogni centimetro corrisponde a 500 metri, piena di simboli e colori. La carta geologica non è solo molto utile, è anche bella”.

A cosa è utile?

“E' il requisito per qualsiasi forma di programmazione territoriale. Potrà contribuire a costruire case e infrastrutture in luoghi sicuri. A evitare le zone a rischio di frana, alluvione o terremoto. A trovare le risorse minerarie che tanta importanza hanno per la transizione ecologica. A capire dove sono le risorse idriche. La siccità della scorsa estate è un assaggio delle stagioni aride che vivremo, seguite da precipitazione estreme che aumentano la probabilità di frane e alluvioni e dilavano il suolo. L’acqua sta diventando una risorsa preziosa. Dobbiamo sapere come è distribuita”.

Perché l’Italia è un paese più pericoloso degli altri dal punto di vista geologico? 

“Per la geologia il nostro è un paese giovane, quindi molto attivo dal punto di vista tettonico e vulcanico. Nella storia d’Italia l’Ispra ha censito 628mila frane. Sono i due terzi dell’intera Europa, e non perché gli altri paesi contino peggio. I sistemi di monitoraggio degli smottamenti da noi esistono, ma sono funzionanti solo nel 56% dei casi. Il 42% è dismesso e il 2% in attesa di essere attivato. Il 77% di questi sistemi ha solo finalità conoscitive. Solo il 23%, concentrato nelle regioni del nord, è anche collegato a un sistema di allerta. Il 78% di questi sistemi di monitoraggio prevede infine una raccolta dati manuale, in barba agli obiettivi di digitalizzazione del paese”.  

Lo stato di completamento della Carta geologica al Nord 

Dopo l’alluvione di Ischia del 26 novembre è scoppiata la polemica per i ritardi nella Carta geologica. Quella tragedia è stata provocata anche dalla mancanza di informazioni?

“Il foglio di Ischia esiste nella Carta geologica Carg. Ma sapere che un luogo è pericoloso non basta, se poi le amministrazioni non adeguano i loro piani regolatori ai rischi noti o se si decide di costruisce lo stesso”.

Raccogliamo gradualmente informazioni sul rischio del nostro territorio, ma costruiamo lo stesso in luoghi non adatti. Abbiamo una mappa dell’abusivismo?

“No, questa informazione ci manca. Ma sapere dove si concentrano i rischi ci aiuterà a smettere di costruire in luoghi pericolosi”. 

Lo stato di completamento della Carta geologica al Sud 

Se ne sa poco, ma l’Italia ha anche vulcani sottomarini. I fogli della Carta relativi alle aree marine sono solo sei. Quanto conosciamo i nostri fondali? 

“ I sei fogli descrivono la costa adriatica da Venezia a Bari fino a circa 600m di profondità, ma vogliamo proseguire anche con gli altri mari Italiani. Le carte realizzate non includono il Marsili, il grande vulcano che è al centro del Tirreno e che viene comunque studiato dall’Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. L’Ispra ha una sua nave per la ricerca e un robot sottomarino per raccogliere dati sui fondali. Il suo lavoro sarà importante anche per capire dove realizzare impianti di energie rinnovabili".