Neonato soffocato accanto alla mamma, l'esperta difende il rooming in: "E' fondamentale, non va abbandonato"
di Michele Bocci , di Michele BocciDopo il caso del neonato morto al Pertini di Roma accanto alla mamma, Arianna Aceti, che guida il gruppo di studio su nutrizione e gastroenterologia della Sin, la Società italiana di neonatologia, difende il rooming in, la pratica in base alla quale i neonati stanno in una culla nella stanza della mamma durante tutto il ricovero. E’ professoressa all’Università di Bologna e lavora al policlinico Sant’Orsola. Conosce bene il rooming in, e anche l'Oms consiglia questa pratica, preferendola ai vecchi nidi, cioè le stanze dove venivano tenuti tutti insieme i neonati.
Il rooming può essere pericoloso?
"No, al contrario: è fondamentale. Non solo ci consente di promuovere l’allattamento al seno ma anche di far partire con il piede giusto il nuovo rapporto, l’interrelazione tra madre e bambino. Ma deve essere promosso in modo intelligente e consapevole".
Quindi quanto successo a Roma non ha a che far…
Dopo il caso del neonato morto al Pertini di Roma accanto alla mamma, Arianna Aceti, che guida il gruppo di studio su nutrizione e gastroenterologia della Sin, la Società italiana di neonatologia, difende il rooming in, la pratica in base alla quale i neonati stanno in una culla nella stanza della mamma durante tutto il ricovero. E’ professoressa all’Università di Bologna e lavora al policlinico Sant’Orsola. Conosce bene il rooming in, e anche l'Oms consiglia questa pratica, preferendola ai vecchi nidi, cioè le stanze dove venivano tenuti tutti insieme i neonati.
Il rooming può essere pericoloso?
"No, al contrario: è fondamentale. Non solo ci consente di promuovere l’allattamento al seno ma anche di far partire con il piede giusto il nuovo rapporto, l’interrelazione tra madre e bambino. Ma deve essere promosso in modo intelligente e consapevole".
Quindi quanto successo a Roma non ha a che fare con questa pratica?
"Il rooming in non può essere lasciato solo alla responsabilità della donna. Porta benefici innegabili ma si estrinseca in un periodo di grande vulnerabilità. Un episodio come quello accaduto a Roma è tragico e merita rispetto e attenzione, anche nei ragionamenti che gli dedichiamo".
Dove deve stare il bimbo se non c’è un nido nella maternità?
"Per 24 ore su 24 con la madre ma in sicurezza. Nella sua culla".
Quanti sono i reparti che lasciano il neonato con la madre?
“I nidi esistono ancora ma ormai nei punti nascita italiani sono la minoranza. Quasi ovunque si promuove il rooming in”.
Quando deve avvenire l’allattamento?
"Va promosso a richiesta, seguendo i segnali di fame e quindi le esigenze bambino. Il rooming in è funzionale anche a questo, perché segue i tempi del bambino. Ovviamente, l’allattamento nelle prime fasi di vita è un processo in divenire sia per la mamma che per il neonato, quindi ci vuole il supporto di personale dedicato che aiuti la donna".
Qual è la posizione migliore?
"Non ci sono più le posizioni di allattamento fisse, quelle che venivano indicate un tempo. Bisogna in qualche modo adattarsi alle esigenze specifiche e alle caratteristiche di mamma e figlio. L’importante è che la posizione sia sicura. Il bambino deve grado di succhiare dal seno mantenendo libere le vie aeree per la respirazione".
Si rischiano casi di Sids (la sindrome della morte improvvisa del neonato) anche in ospedale?
“Quando ci si riferisce a eventi che avvengono nei primi giorni si parla di Supc, cioè di collasso post natale improvviso e inaspettato. E’ molto raro ma comunque ci sono protocolli dedicati di sorveglianza del neonato. Per la prevenzione si mette il bambino, come per la Sids, in posizione supina nella sua culla. Il supporto della madre o di un familiare può essere fondamentale per prevenire problemi”.