'Ndrangheta, dall'Ungheria a Cipro la rete di riciclaggio dei clan. Truffato un ex ministro dell'Oman
di Alessia Candito , di Alessia CanditoUna truffa internazionale costruita fra l’Oman, il vibonese, Cipro e l’Ungheria. Una serie di società "cartiere", messe in piedi solo ed esclusivamente per far perdere le tracce e riciclare il denaro dei clan di ‘ndrangheta del Vibonese, con cui è stato beffato anche un ex ministro dell'Oman.
È un meccanismo estremamente sofisticato, che ha goduto della complicità di imprenditori e professionisti, incluso un' avvocata ungherese, quello scoperto dal Ros dei carabinieri coordinato dalla procura antimafia di Catanzaro, diretta da Nicola Gratteri. "Siamo di fronte a una 'ndrangheta estremamente evoluta", sottolinea il procuratore. "E' un contesto mafioso più grande e che, partendo da un paese nel Vibonese, riesce ad avere un respiro internazionale agganciando professionisti che si trovano all'estero e riuscendo a interfacciarsi con più banche di vari paesi per far fare ai soldi tanti …
Una truffa internazionale costruita fra l’Oman, il vibonese, Cipro e l’Ungheria. Una serie di società "cartiere", messe in piedi solo ed esclusivamente per far perdere le tracce e riciclare il denaro dei clan di ‘ndrangheta del Vibonese, con cui è stato beffato anche un ex ministro dell'Oman.
È un meccanismo estremamente sofisticato, che ha goduto della complicità di imprenditori e professionisti, incluso un' avvocata ungherese, quello scoperto dal Ros dei carabinieri coordinato dalla procura antimafia di Catanzaro, diretta da Nicola Gratteri. "Siamo di fronte a una 'ndrangheta estremamente evoluta", sottolinea il procuratore. "E' un contesto mafioso più grande e che, partendo da un paese nel Vibonese, riesce ad avere un respiro internazionale agganciando professionisti che si trovano all'estero e riuscendo a interfacciarsi con più banche di vari paesi per far fare ai soldi tanti giri così da farne perdere le tracce, a ripulirli e a fari ritornare in Italia attraverso investimenti soprattutto nel settore immobiliare".
Al centro della rete che ha permesso di nascondere i soldi, nomi noti dei clan di Sant’Onofrio, piccolo paese in provincia di Vibo Valentia. Ci abitano poche migliaia di anime, ma è sede – hanno svelato diverse inchieste sul narcotraffico internazionale e ha confermato la maxioperazione Rinascita Scott – di famiglie potenti, che sulla droga hanno costruito il proprio impero.
Fra gli arrestati, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, riciclaggio internazionale, trasferimento fraudolento di valori, truffa internazionale, Basilio Caparrotta, 62 anni, in passato travolto dall’indagine che ha svelato come New York sia diventata una sorta di borsa internazionale per i traffici di droga, e Gerardo Caparrotta, 54 anni, condannato in primo grado a quattro anni nel processo Petrolmafie, che ha stanato i clan calabresi persino nel business del petrolio. Insieme a loro, altre sei persone sono finite in manette, inclusa un'avvocata ungherese, Edina Szilagyi raggiunta da mandato di arresto europeo perché risultata socia al 50 per cento di una delle società- lavatrici. Altre tre persone sono state invece raggiunte dal divieto di esercitare attività imprenditoriali o in uffici direttivi di persone giuridiche.
Per la procura sono teste di legno, prestanome dei clan, funzionali e necessari per stendere la rete di finte società di diritto italiano, ungherese e cipriota che hanno permesso di riciclare milioni. La rete si estendeva per lo più in Ungheria, ma le ramificazioni toccavano anche Francia, Danimarca, Cipro e Gran Bretagna. I soldi carambolavano dall’una all’altra, fino a far perdere le proprie tracce, salvo poi ricomparire in investimenti concreti.
Non si tratta di spicci. Sotto sequestro sono finiti beni per circa tre milioni di euro, ma le indagini – soprattutto finanziarie – sono solo all’inizio. Del resto, la rete era riuscita ad attrarre anche impensabili investitori, come un gruppo di imprenditori dell’Oman, che ha versato un milione di euro per acquisire il 30% delle quote di una società cui era riconducibile un compendio immobiliare a Budapest. Fra i truffati, anche un ex ministro omanita: "Noi avevamo fatto un capo di imputazione per truffa aggravata di 2 milioni di euro che la 'ndrangheta ha realizzato ai danni dell'ex ministro dell'Oman", spiega il l procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri. "Siccome non abbiamo la denuncia della parte offesa, non possiamo contestare questo reato di truffa perchè lo stesso con la riforma Cartabia è procedibile solo a querela di parte. Ma si tratta di una truffa aggravata del valore di ben 2 milioni di euro. Questo è solo l'ultimo degli effetti della riforma Cartabia, ma nel corso degli anni ne vedremo tanti altri".