Processo Sloane avenue, le difese chiedono di ascoltare il Papa: no di Pignatone
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziAlcuni avvocati degli imputati al processo in corso in Vaticano sulla compravendita-truffa di un palazzo a Sloane avenue, al centro di Londra - il cardinale Angelo Becciu è l'imputato più noto - hanno fatto sapere di aver chiesto di ascoltare Papa Francesco come testimone, ma il presidente del tribunale, Giuseppe Pignatone, non ha accolto la richiesta. Sarà ascoltato in aula il Sostituto alla segreteria di Stato, monsignor Edgar Pena Parra, successore di Becciu, e solo dopo il tribunale deciderà se ascoltare anche il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin.
L'acquisto del palazzo londinese fu deciso dalla Segreteria di Stato all'epoca in cui Becciu era il Sostituto agli affari generali, ossia il principale collaboratore del Segretario di Stato per la gestione della macchina amministrativa vaticana. L'investimento è finito col causare la perdita di ingenti somme di denaro, nonché un rilevante danno reputazionale alla Santa…
Alcuni avvocati degli imputati al processo in corso in Vaticano sulla compravendita-truffa di un palazzo a Sloane avenue, al centro di Londra - il cardinale Angelo Becciu è l'imputato più noto - hanno fatto sapere di aver chiesto di ascoltare Papa Francesco come testimone, ma il presidente del tribunale, Giuseppe Pignatone, non ha accolto la richiesta. Sarà ascoltato in aula il Sostituto alla segreteria di Stato, monsignor Edgar Pena Parra, successore di Becciu, e solo dopo il tribunale deciderà se ascoltare anche il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin.
L'acquisto del palazzo londinese fu deciso dalla Segreteria di Stato all'epoca in cui Becciu era il Sostituto agli affari generali, ossia il principale collaboratore del Segretario di Stato per la gestione della macchina amministrativa vaticana. L'investimento è finito col causare la perdita di ingenti somme di denaro, nonché un rilevante danno reputazionale alla Santa Sede, dato che nelle casse della Segreteria di Stato confluivano anche i fondi dell'Obolo di San Pietro, ossia le offerte inviate dai fedeli di tutto il mondo al Papa. Il processo deve stabilire chi ha beneficiato dell'affare e se sono stati compiuti reati. Da mesi gli avvocati puntano a dimostrare che la responsabilità non deve ricadere sul solo Becciu, perché le sue decisioni sarebbero state condivise dai sottoposti, dai superiori - nel momento in cui la Santa Sede decise di liberarsi dell'immobile il Papa incontrò il broker Gianluigi Torzi - e dal suo successore.
Con un'ordinanza letta oggi in tribunale, il presidente del tribunale ha deciso di sentire intanto monsignor Pena Parra e, eventualmente, il cardinale Parolin. Pignatone ha anche deciso che saranno sentiti il presidente dello Ior Jean-Baptiste de Franssu e, su richiesta della pubblica accusa, il fratello del cardinale Becciu, Antonino.
"Un gruppo di potere arrogante"
Nell'udienza odierna il colonnello della Gdf di Oristano Pasquale Pellecchia è stato ascoltato in merito all'indagine svolta dalle fiamme gialle sarde, su richiesta vaticana, nella diocesi di Ozieri, originaria di Becciu, per verificare la vicenda dei fondi che dalla Segreteria di Stato sono giunti in particolare nelle casse della Caritas locale e di una cooperativa dove lavorava il fratello del cardinale. Il militare ha riportato il contenuto di un appunto lasciato dall'ex vescovo, Sergio Pintor, nel quale denunciava "ingerenze" nella gestione della diocesi da parte di Becciu, insieme all'allora cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, all'allora prefetto della congregazione del Clero, Mauro Piacenza, e all'allora nunzio apostolico in Italia, Adriano Bernardini.
"Un gruppo di potere arrogante che si serviva del nome del Papa", Benedetto XVI, per mettere becco sulla gestione della Caritas, su un conto corrente nel quale il fratello di Becciu aveva la firma, sulle nomine dei parroci e per affrettare, infine, le dimissioni del vescovo. Accuse respinte da Becciu, che, in una dichiarazione spontanea, ha lamentato che l'appunto, riservato, sia finito nelle mani degli inquirenti, ed ha affermato: "Dire che per le dimissioni di mons. Pintor vi sia stato un confluire di forze manipolatrici nei confronti del Santo Padre è affermazione grave".
Il cardinale ha quindi smentito ulteriori punti dell'informativa dei finanzieri in cui "affiorano gravi affermazioni con le quali si sottolinea che 'Diocesi e Caritas venivano gestite a livello familiare, come una propaggine della famiglia Becciu'. Contesto nel modo più assoluto che io abbia mai interferito nel governo della diocesi". I rapporti con monsignor Pintor "si incrinarono a partire dell'ottobre del 2011, quindi 5 anni dopo il suo ingresso. Fu per un motivo futile legato ad una segnalazione che mi fece e a cui non diedi corso spiegando al Vescovo le ragioni. Non dettaglio ulteriormente per non arrecare del male all'interessato. Purtroppo da quel momento il Confratello cadde vittima del suo temperamento rancoroso e a farne le spese non fui io, ma mio fratello, Tonino, e gli altri responsabili della Caritas diocesana", secondo Becciu.
Niente bis per Chaouqui e Ciferri
Il tribunale ha rifiutato un'ulteriore testimonianza di Francesca Immacolata Chaouqui e di Genoveffa Ciferri, entrambe già ascoltate il 13 gennaio, "essendo ormai le rispettive contrastanti posizioni cristallizzate in ripetute deposizioni". Tra i testimoni delle difese ammessi dal tribunale, ancora, due vescovi di Ozieri, monsignor Sebastiano Sanguinetti e monsignor Corrado Melis (citati dalla difesa Becciu), il giornalista Emiliano Fittipaldi (chiesto dalla difesa dell'ex direttore generale dell'authority finanziaria Tommaso Di Ruzza).
Il tribunale ha infine deciso di citare d'ufficio il comandante della Gendarmeria Gianluca Gauzzi e don Mario Curzu, sacerdote della diocesi di Ozieri. Sempre a proposito di Francesca Chaouqui, il difensore di Enrico Crasso, Luigi Panella, anche a nome delle altre difese, ne ha stigmatizzato l'atteggiamento irriguardoso verso alcune difese nell'udienza dello scorso 13 gennaio, leggendo in aula anche delle pesanti insolenze pronunciate nei confronti dell'avvocato Cataldo Intrieri, difensore di Fabrizio Tirabassi, che sono state messe a verbale dalle registrazioni audio. Il presidente del Tribunale ha ordinato che tali scurrilità siano cancellate dagli atti.