Roma Viaggi sempre più lunghi. E sempre più costosi. Più di 1.000 chilometri per la Geo Barents e tre giorni di navigazione per raggiungere La Spezia, 1.500 chilometri e tre giorni e mezzo di rotta con il maltempo per la Ocean Viking per arrivare a Marina di Carrara. Porti ancora più lontani e improbabili in città che devono improvvisare di sana pianta il complesso dispositivo della prima accoglienza (collaudatissimo e ormai strutturale nel sud Italia) dei migranti che poi, comunque, vengono redistribuiti in altre regioni nei centri di accoglienza con posti disponibili.
Costi insostenibili per le Ong
Per la Geo Barents e la Ocean Viking, che hanno alle spalle Ong strutturate come Medici senza frontiere e Sos Mediterranée, è il terzo viaggio a lunga percorrenza, ma i due mesi di applicazione della nuova strategia del Viminale hanno di fatto decimato la flotta. I costi insostenibili del carburante necessario per coprire tratte cos&…
Roma Viaggi sempre più lunghi. E sempre più costosi. Più di 1.000 chilometri per la Geo Barents e tre giorni di navigazione per raggiungere La Spezia, 1.500 chilometri e tre giorni e mezzo di rotta con il maltempo per la Ocean Viking per arrivare a Marina di Carrara. Porti ancora più lontani e improbabili in città che devono improvvisare di sana pianta il complesso dispositivo della prima accoglienza (collaudatissimo e ormai strutturale nel sud Italia) dei migranti che poi, comunque, vengono redistribuiti in altre regioni nei centri di accoglienza con posti disponibili.
Costi insostenibili per le Ong
Per la Geo Barents e la Ocean Viking, che hanno alle spalle Ong strutturate come Medici senza frontiere e Sos Mediterranée, è il terzo viaggio a lunga percorrenza, ma i due mesi di applicazione della nuova strategia del Viminale hanno di fatto decimato la flotta. I costi insostenibili del carburante necessario per coprire tratte così lunghe hanno di fatto già costretto molte navi a fermarsi e le Ong ad avviare campagne straordinarie di donazioni: ferme la spagnola Open Arms e l'italiana Mediterranea, ferma la nuova nave di Amnesty International, ferme anche le organizzazioni tedesche, Sea eye, Mission Lifeline, Sos Humanity, solo la Sea Watch con la sua nuova nave colosso, è partita proprio ieri. Ma - dice - il presidente della Ong Gordon Isler - "grazie allo sforzo dei sostenitori. Le altre cinque missioni pianificate per il 2023 non hanno ancora trovato finanziamenti".
Decreto immigrazione, stop alla Lega
Stoppato definitivamente, con "zero irritazione" da parte di Matteo Salvini, il colpo di mano della Lega per tentare di reintrodurre i pilastri del vecchio decreto sicurezza ( ieri i presidenti di Fi e Fdi delle due commissioni hanno respinto i ricorsi sull'inammissibilità degli emendamenti leghisti), Matteo Piantedosi attende adesso la conversione in legge del suo provvedimento anti Ong. E, nel frattempo, fa atterrare sul tavolo della trattativa europea sul nuovo Patto per l'asilo e l'immigrazione la sua proposta per una terza via sui rimpatri, sulla scia di quella che sembra essere diventata la linea capace di catalizzare i consensi dei 27 Paesi Ue sotto la presidenza svedese: rafforzare i confini, più rimpatri, ma anche più solidarietà la linea indicata dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in una lettera ai capi di Stato e di governo in vista del Consiglio europeo del 9 e 10 febbraio.
Rimpatri fermi al 20 % in Europa
Le 900.000 richieste di asilo registrate in Europa nel 2022 ( più della metà delle quali ritenute da respingere) sono riuscite a coalizzare i 27 sulla necessità di aumentare il numero dei rimpatri (fermi al 20 %) e persino a rilanciare l'idea di nuovi muri, come quello tra Bulgaria e Turchia (costo 2 miliardi di euro) che l'Austria chiede alla Ue di finanziare per arginare l'ingresso di migranti via terra.
E così ieri a Stoccolma, alla prima riunione dei ministri dell'Interno Ue sotto la presidenza svedese, Matteo Piantedosi ha illustrato il suo progetto di "rimpatri forzati accompagnati": una terza via rispetto ai rimpatri forzati ( che nè l'Italia nè l'Europa riesce a rendere effettivi in assenza di efficaci accordi con i Paesi d'origine) e ai rimpatri volontari assistiti di cui si occupa l'Oim ma in numeri tali che non riescono ad incidere sul numero dei migranti irregolari che restano in Europa. "Ritengo opportuno - ha proposto Piantedosi - lavorare per sviluppare un terzo modello di rimpatrio che potremmo chiamare rimpatrio forzato accompagnato. Un'operazione di ritorno che sia associata a progettualità di reintegrazione, anche in caso di rimpatri forzati, può infatti agevolare la collaborazione dello straniero, stimolare i Paesi terzi di provenienza a rafforzare la cooperazione e concorrere a contrastare le cause profonde dell'immigrazione".
La lettera della von der Leyen ai 27 della Ue
Proposta sicuramente costosa ma sostenibile a livello europeo soprattutto se la commissione riuscirà a compattare le diverse posizioni sulla linea della difesa dei confini europei e provare ad approvare il piano entro il 2023. "Rafforzare le frontiere esterne con lo spiegamento coordinato delle risorse dell'Ue nei punti strategici - l'obiettivo che la presidente della commissione von der Leyen indica agli Stati - occorre sostenere gli sforzi nazionali volti a promuovere il rimpatrio, affrontare il tema dei movimenti secondari dei migranti ma anche garantire efficace solidarietà a Paesi in difficoltà". Da qui il rilancio del meccanismo di redistribuzione dei migranti sbarcati nei Paesi di primo approdo. "Dovrebbe essere intensificato - scrive von der Leyen -il sostegno agli Stati membri più esposti, anche attraverso un'efficace ricollocazione mediante il meccanismo volontario di solidarietà, che dovrebbe fungere da precursore di un meccanismo permanente".