Tornano le arance dell'Airc per battere i tumori. E in aiuto dei malati ora arriva l'intelligenza artificiale
di Elena Dusi , di Elena DusiSi studiano ancora a distanza. Il computer che cerca di capire, con i mezzi che ha, come funziona un uomo. L’uomo che prova a fidarsi e chiede al computer di aiutarlo a curarsi. Oggi l’intelligenza artificiale in medicina procede camminando sulle uova, ma presto entrerà in corsia con più sicurezza.
"Una ricerca vulcanica"
“Non c’è ancora un impiego sostanziale nei nostri ospedali, ma la ricerca è un vulcano, un fiume in piena” spiega Nicola Sverzellati, direttore dell’unità di scienze radiologiche all’ospedale universitario di Parma e docente dell’ateneo, che con i fondi dell’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) cerca di capire quando l’immunoterapia può aiutare un paziente con il cancro del polmone.
“Un gran numero di progetti dell’Airc oggi si occupa di intelligenza artificiale e cancro” spiega. Anche a questo, oltre alla ricerca pi&u…
Si studiano ancora a distanza. Il computer che cerca di capire, con i mezzi che ha, come funziona un uomo. L’uomo che prova a fidarsi e chiede al computer di aiutarlo a curarsi. Oggi l’intelligenza artificiale in medicina procede camminando sulle uova, ma presto entrerà in corsia con più sicurezza.
"Una ricerca vulcanica"
“Non c’è ancora un impiego sostanziale nei nostri ospedali, ma la ricerca è un vulcano, un fiume in piena” spiega Nicola Sverzellati, direttore dell’unità di scienze radiologiche all’ospedale universitario di Parma e docente dell’ateneo, che con i fondi dell’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) cerca di capire quando l’immunoterapia può aiutare un paziente con il cancro del polmone.
“Un gran numero di progetti dell’Airc oggi si occupa di intelligenza artificiale e cancro” spiega. Anche a questo, oltre alla ricerca più tradizionale, andranno dunque i fondi che saranno raccolti sabato 28 gennaio nella Giornata delle Arance dell’Airc. In molte piazze italiane i volontari dell’Associazione metteranno in vendita arance, marmellata e miele per finanziare la scienza che combatte il cancro. Dal 4 febbraio la reticella con i frutti della salute sarà disponibile anche in 9mila supermercati italiani. A chi darà il suo contributo verrà dato un opuscolo con i consigli per la prevenzione e le ricette per preparare gli agrumi.
Prevedere l'evoluzione di un tumore
Sono 1,8 miliardi i fondi messi in campo dall’Airc nei suoi 58 anni di vita. Fra i 5mila ricercatori italiani che li utilizzano c’è Andrea Laghi, professore di diagnostica per immagini all’università La Sapienza di Roma e all’ospedale Sant’Andrea, oltre che presidente della Società europea di imaging oncologico.
Dal 2020 con l’Airc porta avanti un progetto di radiogenomica del tumore del colon-retto basata sull’intelligenza artificiale. “Vogliamo capire – spiega – se l’immagine di un tumore realizzata da Tac, Pet o risonanza magnetica e letta da un programma di intelligenza artificiale contiene informazioni nuove su quel tumore. Ad esempio: quanto è aggressivo? Risponderà alle terapie?”.
L'occhio in più del computer
Nel leggere immagini l’intelligenza artificiale sembra in effetti più acuta dell’uomo. “Gli apparecchi fanno diagnosi in digitale” spiega Laghi. “Raccolgono cioè dati numerici che poi traducono in scale di grigio per renderle leggibili ai nostri occhi. Ma quei dati numerici, se analizzati dall’intelligenza artificiale, possono contenere molte più informazioni di quelle che riescono a cogliere i nostri occhi”.
Questo in teoria. Poi c’è la realtà. “Le macchine usano tanti parametri diversi, la Tac è più facile da leggere per un programma di intelligenza artificiale, la risonanza più difficile, le immagini devono essere taggate, cioè marcate nel modo giusto, al computer poi va spiegato di quale patologia stiamo parlando, altrimenti rischia di prendere cantonate” elenca Laghi.
I limiti dell'intelligenza artificiale
L’esempio recente pubblicato sul British Medical Journal è un programma commerciale di intelligenza artificiale bocciato all’esame per entrare nell’ordine dei radiologi in Gran Bretagna. Ma il punto non è tanto quello. “Non chiediamo al computer di diventare medico al nostro posto” spiega l'esperto romano. “Ma solo di aiutarci con informazioni aggiuntive. Anche gli aerei hanno il pilota automatico, ma a comandare alla fine è sempre l’uomo. Ai pazienti del nostro progetto di ricerca non togliamo nulla. Fanno ovviamente tutti gli esami e gli interventi consigliati, a partire da quello istologico. In questa fase ci stiamo chiedendo se e quanto l’intelligenza artificiale funziona. Non ci affidiamo ancora a lei”.
Come per molti aspetti della ricerca, anche i software usati in medicina hanno bisogno di maturare. “Ci vorrà una decina d’anni per avere sistemi affidabili” prevede Laghi. Per accelerare i tempi, la strategia è mettersi insieme, offrire ai computer grandi numeri di casi da sfruttare per imparare. “L’intelligenza artificiale si basa sulla statistica. Il computer ha a disposizione un certo numero di informazioni e cerca di trovare delle correlazioni al suo interno. Più i dati di partenza sono numerosi, più precise saranno le sue conclusioni”.
La banca dati europea
Se oggi il campo dell’intelligenza artificiale ha un problema, quello è proprio la “fame di dati”. Per questo l’Unione Europea ha deciso di creare una banca dati delle immagini di tutti i tumori d’Europa. Il progetto, che è stato inaugurato il 23 febbraio con tutte le garanzie sul rispetto della privacy, si chiama European Cancer Imaging Initiative ed è parte del grande piano contro il cancro Ebcp (Europe’s Beating Cancer Plan). “Fino a ieri avevamo banche dati simili, ma più piccole e frammentate” spiega Laghi. Ora l’Europa spera di raggiungere la massa critica di cui dispongono altri paesi, dalla Cina agli Stati Uniti.
Si partirà dalle immagini dei tumori, ma l’intelligenza artificiale è al lavoro anche per trovare nuovi bandoli della matassa anche per quanto riguarda le mutazioni genetiche delle cellule malate o le infinitesime tracce lasciate dal cancro nel sangue. “La radiologia è una disciplina totalmente digitale” spiega Sverzellati. “Per questo noi radiologi non abbiamo respinto, anzi abbiamo abbracciato l’intelligenza artificiale”. Perché fra uomini e computer non corre certo fiducia piena, ma i primi hanno intuito che l’unione fa la forza (arance incluse), anche per battere il cancro.