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Benedetto XVI si dimise a causa della "insonnia". Il biografo: basta complottismi

Sulla stampa tedesca Peter Seewald rende nota una lettera che Joseph Ratzinger gli scrisse prima di morire spiegandogli i dettagli dei problemi di salute che lo avevano spinto a fare il passo indietro nel 2013  
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Il motivo medico "centrale" per le dimissioni Benedetto XVI, nel 2013, fu una "insonnia" che lo tormentava da anni. A scriverlo è stato lo stesso Joseph Ratzinger, morto lo scorso 31 dicembre a 95 anni, in una lettera al suo biografo, Peter Seewald, riportata ora dalla stampa tedesca.

Per fare il Papa, disse al momento di annunciare la sua rinuncia, "è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell'animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato". I dettagli di quale fosse la causa di questo diminuito vigore emergono ora. Perché, spiega Seewald, anche dopo la morte di Benedetto XVI sono continuate illazioni, già emerse negli anni passati, su presunte ragioni recondite della sua rinuncia: "Le voci di ricatti o di pressioni esercitate su di lui non spariscono", ha affermato il biografo a qua…

Il motivo medico "centrale" per le dimissioni Benedetto XVI, nel 2013, fu una "insonnia" che lo tormentava da anni. A scriverlo è stato lo stesso Joseph Ratzinger, morto lo scorso 31 dicembre a 95 anni, in una lettera al suo biografo, Peter Seewald, riportata ora dalla stampa tedesca.

Per fare il Papa, disse al momento di annunciare la sua rinuncia, "è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell'animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato". I dettagli di quale fosse la causa di questo diminuito vigore emergono ora. Perché, spiega Seewald, anche dopo la morte di Benedetto XVI sono continuate illazioni, già emerse negli anni passati, su presunte ragioni recondite della sua rinuncia: "Le voci di ricatti o di pressioni esercitate su di lui non spariscono", ha affermato il biografo a quanto riportato dal settimanale Focus, citando, tra l'altro, il caso della fuga di documenti riservati vaticani, i cosiddetti "Vatileaks". Seewald spiega di essersi pertanto sentito in obbligo di "pubblicare il dettaglio cruciale affidatomi dalla storia medica del Papa tedesco. Spero che questo metta finalmente a tacere le teorie complottistiche e le speculazioni errate".

L'incidente notturno nel viaggio in Messico e Cuba

In una missiva scritta il 28 ottobre a Seewald riportata sempre da Focus, Benedetto XVI racconta che il "motivo centrale" della sua rinuncia "è stata l'insonnia che mi ha accompagnato ininterrottamente dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia", ossia nel suo primo viaggio da pontefice nell'agosto del 2005, l'anno dell'elezione. I "rimedi forti" che il suo medico personale dell'epoca, Renato Buzzonetti, gli aveva prescritto, stando a questa ricostruzione postuma, funzionarono inizialmente, ma presto raggiunsero "i loro limiti" nel senso che erano "sempre meno in grado" di garantire un buon sonno. Nella lettera a Seewald, che non è riportata integralmente, Ratzinger rievoca con alcuni dettagi inediti un fatto che era però noto, un incidente notturno occorso durante il viaggio in Messico e a Cuba nel marzo del 2012: svegliandosi la mattina, il Papa tedesco trovò che il suo fazzoletto era "totalmente inzuppato di sangue": capì allora di avere "urtato qualcosa in bagno" nella notte ed essere "caduto".

Una circostanza che indusse il suo nuovo medico, Patrizio Polisca, che lo ha poi accompagnato fino agli ultimi giorni, a consigliare una "riduzione dei sonniferi", unita all'avvertenza che Benedetto XVI, durante i viaggi all'estero, avrebbe dovuto partecipare a eventi pubblici solo la mattina. Restrizioni giustificate dal punto di vista medico, ma applicabili "solo per un breve periodo", ha scritto Ratzinger a Seewald. Poiché il successivo viaggio all'estero, la Giornata mondiale della gioventù a Rio de Janeiro, era già programmato per il luglio del 2013, allora, Benedetto XVI decise di rinunciare per tempo in modo da lasciare ad un "nuovo Papa" il tempo di "gestire" la preparazione di quel viaggio, come in effetti fece Francesco.