Scuola, la prof Anna Mattiello: “Potevo andare all’estero ma ho scelto di restare. Qui noi siamo lo Stato”
di Conchita SanninoNon parliamo dei nostri stipendi, per favore. Le buste paga non sono il primo problema. Parliamo di loro".
Professoressa Anna Mattiello, 38 anni, laurea in Filologia classica alla Federico II, docente di Italiano e Storia all'"Ipia Sannino" di Ponticelli, periferia est di Napoli. Intende: guardiamo agli studenti?
"Certo. Tanto noi insegnanti non saremo mai ricchi, e lo abbiamo scelto. Nessuno ci riconosce prestigio sociale, va bene. Parliamo dei ragazzi. E del destino che intende riservare loro la nuova classe dirigente al potere. Quello che colpisce è l'idea stessa della scuola e dell'istruzione che questa sortita del ministro tradisce. È un pensiero isolato o è la visione del governo?".
Non parliamo dei nostri stipendi, per favore. Le buste paga non sono il primo problema. Parliamo di loro".
Professoressa Anna Mattiello, 38 anni, laurea in Filologia classica alla Federico II, docente di Italiano e Storia all'"Ipia Sannino" di Ponticelli, periferia est di Napoli. Intende: guardiamo agli studenti?
"Certo. Tanto noi insegnanti non saremo mai ricchi, e lo abbiamo scelto. Nessuno ci riconosce prestigio sociale, va bene. Parliamo dei ragazzi. E del destino che intende riservare loro la nuova classe dirigente al potere. Quello che colpisce è l'idea stessa della scuola e dell'istruzione che questa sortita del ministro tradisce. È un pensiero isolato o è la visione del governo?".
Non le piace per niente la proposta del ministro Valditara.
"Mi lascia di stucco: è più esatto..."
E non è solo per le disuguaglianze di salario che si prospetterebbero?
"Niente affatto. Ho conseguito master in Inglese e Tedesco. Potevo andare all'estero. Ma prendo uno stipendio che è meno della metà di quello di un collega tedesco. Il problema che vedo è altro: la prova generale dell'Autonomia. Creare scuole connesse al lavoro, al Nord. E scuole-rifiuto al Sud".
Non esagera?
"Una questione di logica. Innalzare gli stipendi per i docenti nel settentrione, in relazione al costo della vita, peraltro ricorrendo all'aumento dei finanziamenti privati, significa compromettere il valore della scuola pubblica. E un ministro della Repubblica dovrebbe essere ancorato alla Costituzione: articolo 34, 'i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi'. Invece cosa accadrebbe? La ghettizzazione di docenti e studenti, la marginalizzazione di questa platea nella scuola e nel mondo adulto".
La considera un'uscita infelice?
"Delle due, l'una: o al ministro sono state attribuite frasi e visioni che non gli appartengono; oppure, è vero che certi governi non vogliono cittadini formati e pensanti, ma cercano sudditi da assumere o licenziare".
Guardiamoci intorno: il deserto di Ponticelli, 700 ragazzi, molti hanno varie fragilità alle spalle.
"Sa a chi è intitolata questa scuola? A Davide Sannino: era uno studente di questo Istituto, fu ucciso a 19 anni. era un innocente...".
Anno 1996, lei era bambina: Davide non abbassò lo sguardo di fronte ai banditi che rapinavano il suo amico, fu centrato alla testa.
"Molti anni più tardi, dopo il lavoro fatto da dirigenti come Pisciotta e Tramontano, è venuto da noi il presidente Mattarella a ricordare i tanti Davide che passano di qui, che credono nella legalità e scelgono di coltivarsi a scuola. Ma sono onesta: io non volevo restare".
Voglia di fuggire?
"Sette anni fa arrivai per l'immissione in ruolo. Mi dissi: faccio sacrifici e via. Poi, non mi è più passato per la testa di chiedere il trasferimento".
Perché ha cambiato idea?
"Perché qui ho capito quanto sia indispensabile la scuola. Quella pubblica, libera, l'unica cosa che salva chi è destinato a non salvarsi. Raccontiamo ai ragazzi che qui dentro c'è lo Stato più giusto: qui dentro devono sentirsi uguali a quelli nati a Milano o a Roma, qui possono prendere la loro vita in mano".
E funziona?
"Le belle parole non funzionano mai da sole, se non arrivano gesti concreti di vicinanza. Lo sa quante volte qui organizziamo collette per comprare libri, o per ricaricare i loro cellulari, o per comprare le divise per i corsi dell'Alberghiero? Qui ho visto non solo la disgregazione, ragazzi tenuti da un nonno perché magari c'è un padre detenuto, una madre depressa. Ma anche famiglie senza un euro e dignitosissime: che ci tengono alla frequenza dei figli, che ti portano i libri fatti di fotocopie, ti chiedono 'Professore, va bene lo stesso?'. E io, come i colleghi: 'va bene, tranquilli'".
E la dispersione scolastica?
"Fino a picchi del 50-60 per cento. E abbiamo una nostra instancabile collega, la professoressa Musa, che sta almeno 12 ore al telefono, anche a sera, con assistenti sociali e famiglie. Io stessa, qualche anno fa, andai a prendermi una ragazza a casa. Talentuosissima. Non mi arrendevo all'idea che si perdesse".
Aveva abbandonato?
"Come tanti. Per sfiducia, mancanza di stimoli. Ma era, ed è, una ragazza di straordinaria intelligenza".
La vostra scuola cos'ha da offrire?
"Molto. Perciò non va demolita. La scuola, deve avere sempre le luci accese: noi siamo lo Stato, l'assistenza, la legalità, anche il medico. Abbiamo il settore socio - sanitario: organizza prelievi e test gratuiti sul territorio. La scuola stacca nel pomeriggio con i ragazzi e attacca sul tardi la scuola serale. Durante il lockdown abbiamo comprato le sim per i pc, e nel post pandemia i nostri allievi avevano tutti il bicchiere con la spremuta: venivano dagli aranceti che gestisce l'Agrario. Sa qual è il presupposto?".
Colmare vuoti, sanare i divari?
"Tutto quello che non trovano fuori, tutte le distanze che misurano a casa, si devono annullare a scuola. Ora capisce perché non voglio parlare dei nostri stipendi? Noi, da dipendenti pubblici, faremo ciò che stabilisce una legge. Ma il senso della scuola, in una democrazia, non si può pregiudicare".