Nel mondo di ChatGPT
di Carlo Bonini , Alberto Flores D'Arcais , Gianni Riotta , Pier Luigi Pisa. Coordinamento multimediale di Laura Pertici. Produzione Gedi VisualL'ingresso di ChatGPT nella nostra cassetta degli attrezzi digitali e dunque la possibilità di fruizione diretta dell'intelligenza artificiale come strumento di scrittura, ha aperto un dibattito tra filosofi, scienziati, intellettuali, addetti ai lavori sul senso della nuova sfida che pone l'ultima evoluzione dei linguaggi neurali. Dunque, come questa è destinata a modificare le nostre vite, il nostro lavoro, la cognizione di ciò che ci circonda. La giovanissima redazione del Master di Giornalismo e Comunicazione Multimediale dell'Università Luiss di Roma ha condotto un esperimento: la realizzazione di un numero del suo periodico "Zeta" attraverso l'uso esclusivo dell'IA (Intelligenza artificiale, detta anche AI, nell'acronimo anglosassone). Sia per quel che concerne i testi che le immagini. Quello che segue è il racconto di questa esperienza firmato da chi l'ha voluta e condotta e del bivio di fronte al qual…
L'ingresso di ChatGPT nella nostra cassetta degli attrezzi digitali e dunque la possibilità di fruizione diretta dell'intelligenza artificiale come strumento di scrittura, ha aperto un dibattito tra filosofi, scienziati, intellettuali, addetti ai lavori sul senso della nuova sfida che pone l'ultima evoluzione dei linguaggi neurali. Dunque, come questa è destinata a modificare le nostre vite, il nostro lavoro, la cognizione di ciò che ci circonda. La giovanissima redazione del Master di Giornalismo e Comunicazione Multimediale dell'Università Luiss di Roma ha condotto un esperimento: la realizzazione di un numero del suo periodico "Zeta" attraverso l'uso esclusivo dell'IA (Intelligenza artificiale, detta anche AI, nell'acronimo anglosassone). Sia per quel che concerne i testi che le immagini. Quello che segue è il racconto di questa esperienza firmato da chi l'ha voluta e condotta e del bivio di fronte al quale ci pone.
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Maschio o femmina?
Sarà maschio o femmina? Quando, a dicembre 2022, nella redazione del Master di Giornalismo e Comunicazione Multimediale dell'Università Luiss, abbiamo iniziato a far conoscenza con ChatGPT, il primo dubbio è stato di genere: qual è il sesso di una rete neurale di informazioni? Dubbio subito risolto, ognuno aveva una idea diversa, che sia una Lei, un Lui o un neutro Esso, non ha importanza nell'uso della chat di Intelligenza Artificiale di cui adesso si sono accorti tutti e con cui anche i media tradizionali, giornali, tv, web devono fare i conti.
Critiche, difficoltà e ulteriori dubbi sono sorti un mese dopo, quando insieme agli studenti e praticanti giornalisti, abbiamo deciso di creare un numero del periodico Zeta interamente scritto, titolato e con immagini generate dall'IA, il primo nel suo genere. Già l'informatico Giuseppe Italiano aveva spiegato al Master cos'è il machine learning e come si applica a un Large Language Model, primo passo per comprendere i meccanismi dell'Intelligenza Artificiale nel mondo dell'informazione, mentre Francesco Marconi, pioniere dell'AI nei media, insegnava le tecniche da lui create per Associated Press e New York Times.
In redazione è subito nata l'esigenza di mettere alla prova il nuovo strumento: avrebbe retto la sfida del giornalismo? Costruire un periodico, da zero, con l'Intelligenza Artificiale ci è sembrato il banco di prova migliore, dando l'opportunità di sperimentare il potere creativo non solo di ChatGPT, ma di programmi di generazione di immagini come Midjourney e DALLE-E 2. Da qui il tema del numero speciale di Zeta: "Esperimento", decisamente anomalo, redatto con la supervisione del condirettore del Master Giorgio Casadio (veterano di Repubblica), fra vivaci discussioni, entusiasmi, perplessità, paure. Se parlando della macchina ci chiedevamo quale fosse il suo genere - come si trattasse di un essere umano - voleva dire che la stavamo umanizzando, e che stava nascendo, inevitabile, un rapporto con Lei-Lui.
"Non provo emozioni"
Dal suo computer di redazione Giulia Moretti ha iniziato, quasi per gioco: "Ammetto che all'inizio ero piuttosto scettica sul fatto che una macchina potesse riprodurre una conversazione umana e le prime domande che le ho fatto sono state dunque provocatorie. Le ho chiesto se avesse le potenzialità per sostituire gli umani, se fosse creativa e "Sei maschio o femmina?". Mi ha risposto: "Non provo emozioni, sentimenti, identità, non ho né creatività, né la capacità di leggere i contesti che è propria degli umani. Sono una macchina, il mio compito è solo aiutare l'uomo con i compiti che mi vengono affidati".
A questo punto il mio muro di pregiudizi si è infranto. Se di fronte avevo una macchina, progettata per darmi supporto, perché non coglierne l'offerta di aiuto?". Giulia, fra le curatrici della grafica, chiarisce: "Abbiamo deciso di affidarci anche in questo caso all'intelligenza artificiale, lasciando che le immagini nascessero dai software DALL·E 2 e Midjourney. Risultati strabilianti: figure di immediato impatto, ben connesse ai testi. Zeta, come ogni start up dei media, ha il problema di trovare immagini prive di copyright, per non gravare sui budget e le "banche" open hanno un repertorio limitato, che aggiunge poco ai servizi. Un format visuale originale rende invece l'impaginazione accattivante, affascinando chi legge. Sempre in tema di grafica, la macchina va addestrata a produrre titoli della giusta misura, che possano essere inseriti in pagina rispettando i layout. La chat tende a generare titoli incapaci di attirare l'attenzione del lettore, ed è necessario fornirle un menu di titoli prodotti dai giornalisti perché impari a riprodurne lo stile".
Se GPT incontra Tinder
A Silvia Stellacci il primo approccio ha fatto venire in mente un verso di Omero.
Come la stirpe delle foglie, così quella degli uomini
"Chissà che cosa direbbe il Vate dell'Iliade, se avesse a che fare con ChatGPT; rifiuterebbe qualsiasi tipo di interlocuzione, magari denigrando il mezzo o si aprirebbe alla sperimentazione, sapendo che la vita umana è sì effimera come quella delle foglie, ma intenta sempre ad esplorare tutte le sue potenzialità?".
Silvia è certa che il poeta greco avrebbe seguito la seconda strada, capire fino a che punto la macchina sia in grado di riprodurre l'interazione umana, facendola apparire naturale. Così ha deciso di fare un esperimento nell'"Esperimento": si è iscritta a Tinder - l'app di incontri più famosa al mondo per chi cerca un partner romantico - provando a vedere quante persone le avrebbero chiesto di uscire insieme, utilizzando solo risposte suggerite da ChatGPT.
"Ho iniziato col chiedere alla chat una bio divertente sulla base delle informazioni: "Mi piace cantare, ma sono stonata, non mi piace il gin tonic, sono qui perché spero che questa app possa stupirmi". Il risultato, in pochissimi secondi, mi ha davvero sorpresa: "Sono un'appassionata cantante (anche se un po' stonata) alla ricerca di qualcuno che possa stupirmi. Non sono fan del gin tonic, ma sempre disponibile a provare nuove cose. Su Tinder per vedere cosa succede!". Tanti ragazzi mi hanno scritto, in un solo giorno quattro mi hanno chiesto di uscire, mentre altri due hanno espresso la voglia di conoscermi su Instagram".
I tempi di produzione del magazine si sono ridotti sensibilmente, tagliando lo spazio necessario alla redazione degli articoli. Con un limite evidente: titoli e ripetizioni all'interno dei testi costringono ad intervenire per rendere la lettura scorrevole. Per Elena Pomè, la macchina ha un altro guaio, "Stile e contenuti sono ripetitivi, sembrano attinti da Wikipedia". Elena ha lavorato con ChatGPT per costruire una conversazione tra i padri della psicoanalisi Sigmund Freud e Carl Jung a proposito di salute mentale della generazione Millennials: "Avvicinandomi alla chat ho fatto dapprima una ricerca generica, accorgendomi subito che dovevo invece scendere in dettaglio. Ho impostato allora parametri specifici, richiedendo riferimenti diretti alla società contemporanea ed ecco un passaggio del dialogo:
"Jung - Beh, dalle mie osservazioni e dal mio lavoro con i pazienti, ho notato che questa generazione sembra avere difficoltà con un senso di alienazione e mancanza di direzione. Sembrano soffrire della mancanza di uno scopo o di significato nella loro vita.
Freud - Carl ...siamo interessati a capire come le forze inconsce influenzano il comportamento... La globalizzazione ha un impatto... in quanto aumenta la competizione e l'omogeneizzazione culturale, creando un senso di perdita di tradizione e di "non appartenenza".
Jung - La perdita di tradizioni e costumi culturali può essere disorientante per gli individui e farli sentire sconnessi dalle loro radici.
Freud - La pressione della costante comparazione e competizione, abilitata dai social media, può contribuire a questi sentimenti di isolamento e alienazione...".
Il dialogo della chat identifica i punti chiave della questione, anche per la scrittura di articoli giornalistici ChatGPT aiuta a individuare i temi cruciali, da sviluppare poi nel testo. Ho copiato e incollato la prima stesura in automatico, chiedendo una riscrittura, con riferimenti alle teorie psicoanalitiche di Freud e Jung, ed ecco emergere il nostro tempo e le filosofie degli autori".
Lorenzo Sangermano ha dovuto fare decine di prove, prima di ottenere un articolo che lo soddisfacesse: "Ho deciso di far scrivere a ChatGPT un pezzo sull'analfabetismo funzionale dei giovani italiani e sul ruolo che la tecnologia gioca come soluzione, o causa, del problema, fornendo per input iniziale "Chat scrivi un articolo sulla base delle ricerche più recenti sulla vicenda". All'inizio, la chat ha proposto un elenco numerato, senza articolazioni. Ho lanciato la richiesta di un articolo giornalistico sulla base delle sue ricerche, ma non è stato un passaggio istantaneo. Infine, è arrivata alla tesi che la tecnologia possa essere sia soluzione che causa dell'analfabetismo funzionale, ma ci sono volute almeno una ventina di prove. A quel punto l'articolo è diventato interessante, argomentando: "Io non devo sostituire l'essere umano, ma aiutarlo. L'educazione dei giovani italiani può essere integrata da ChatGPT, ma io non posso sostituire da solo le loro capacità di scrittura"".
Un reportage di guerra
Scrivere un reportage di guerra nello stile di un grande scrittore del passato non certo è impresa facile, ma ChatGPT ce l'ha fatta, guidata da Beatrice Offidani: "Mi ero chiesta come redigere, visto che la chat è aggiornata solo fino al 2021, un articolo sulla guerra in Ucraina, o un'analisi sull'operato di Giorgia Meloni premier. Decido di farle scrivere un reportage di guerra, nello stile di un grande inviato-scrittore del passato e parto da Ernest Hemingway, Oriana Fallaci, Italo Calvino e Susan Sontag. Quello che viene fuori è sorprendente. La Chat è bravissima nel riprodurre lo stile originale e, anche se non ha idea che la guerra in Ucraina sia già iniziata, se la cava. Nel reportage di Chat non ci sono riferimenti a date, luoghi o eventi specifici ma si duplica, con abilità, la cadenza stringata di Hemingway, la passione di Fallaci, i passaggi onirici di Calvino o cerebrali di Sontag. La rapidità e la fantasia con cui la Chat ha scritto i reportage mi ha sorpreso".
Ecco alcuni passaggi "copia di autore" dall'Intelligenza Artificiale:
"Hemingway - Ho visto la prima bomba colpire un palazzo a Kiev, con una pioggia di mattoni e schegge lanciata in aria. La seconda ha centrato un ospedale, tra le grida dei pazienti e delle infermiere, come un coro. Mi ricordo di essermi messo a correre per strada, evitando i crateri e le buche, fino a gettarmi dentro un rifugio: impossibile, era già stracolmo, mi sono ritrovato stretto nell'antro di un portone.
Fallaci - Ho visto il panico negli occhi della gente che cercava riparo, senza sapere se sarebbe sopravvissuta alla notte. Mi hanno colpito il coraggio e la determinazione della popolazione di Kiev. Nonostante paura e sofferenza, ho visto persone che si aiutavano a vicenda, che salvavano i feriti dalle macerie, che non si arrendevano alla violenza. Ho visto la forza dello spirito umano e la sua capacità di resistere nei momenti più difficili.
Calvino - Ho visto le case crollare come castelli di carte, le fiamme divampare come candele, i corpi volare come foglie. Ho sentito i rumori della distruzione mescolarsi a quelli delle sirene e delle urla, creando un'orchestra dissonante di morte...Ho visto un gatto scappare da una finestra in fiamme con un topo tra i denti, un uomo che cercava di salvare una statua di bronzo dalle macerie, una donna che cantava una canzone d'amore mentre il suo palazzo crollava. È come se la guerra sollevasse un velo sull'assurdità della vita e sulla sua inconsistenza.
Sontag - Il bombardamento su Kiev non è solo una tragedia umana, ma anche uno spettacolo visivo, non puoi fare a meno di cogliere l'estetica della distruzione... le bombe cancellano i confini tra meraviglioso e grottesco... guerra fisica e psicologica... i traumi, il dolore sui volti dei sopravvissuti... la distruzione delle case e della psiche umana".
Emozioni e realtà
Colpisce gli studenti-praticanti che la Chat susciti emozioni senza conoscenza diretta della realtà. Per Valeria Verbaro il dialogo con ChatGPT è vivace, ma dopo vari stop and go: "Ho dovuto ripensare le mie domande, i 'prompt', dando compiti diversi, riformulando quel che volevo chiedere alla macchina e quello che stavo pensando, spesso poco chiaro nella mia testa. È stato dunque, in primo luogo, un esercizio per me, il mio linguaggio, il mio modo di pensare. Ho scelto di farle fare una rielaborazione della celebre 'Discussione sulla razza', confronto fra l'antropologa bianca Margaret Mead e lo scrittore nero James Baldwin, entrambi americani. Ho dato alla macchina informazioni come il nome di Keenan Anderson, l'ultimo afroamericano ucciso dalla polizia Usa, cugino della co-fondatrice del movimento Black Lives Matter. La chat lo inserito bene nel discorso, sono soddisfatta".
Leonardo Pini era inizialmente scettico, persuaso che ChatGPT avesse lacune creative: "Le ho chiesto di comporre una poesia su Firenze, ottenendo qualcosa immaginato da chi a Firenze non c'è mai stato. Lavorando invece a due articoli per Zeta ho cambiato idea. Ho proposto di immaginare un finale alternativo alla vicenda di Aldo Moro, facendolo sopravvivere al rapimento delle Brigate Rosse. Il lead è molto anglosassone, pulito, con qualche errore storico, Moro non era presidente del Consiglio nel 1978, ma presidente della Democrazia Cristiana. Dopo la correzione, nessuna altra sbandata. L'altro articolo è una pagina musicale composta da ChatGPT, canovaccio da una canzone di Biggie Smalls. La macchina ha proposto gli accordi, replicando poi con il silenzio, colpa mia, avevo sbagliato i comandi su come inserire le note seguendo la notazione anglosassone. Allora ha creato due melodie, la prima nello stile del "Confutatis Maledictis" dal Requiem di Mozart, la seconda un brano rap".
Gli studenti della Luiss: "Ecco il nostro esperimento: una rivista creata da ChatGPT"
Per studiare ChatGPT Enzo Panizio ha speso tutte le vacanze di Natale: "Siamo tornati al Master Luiss ai primi di dicembre, quando era stata da poco rilasciata, abbiamo iniziato a sperimentare con curiosità ed è nata l'idea del periodico scritto e illustrato dalla AI. Il software di Open AI, l'istituto fondato da Elon Musk che ha varato ChatGPT alla fine del 2022, permette di generare diverse tipologie di testo e abbiamo imparato a fornirgliele, capendo come aggirare i blocchi che, dapprima, il sistema oppone.
Le sue capacità di scrittura sono impressionanti, in inglese e in italiano. In pochi secondi riassume testi, scrive articoli e racconti, genera dialoghi, ricette di cucina, diari di bordo, canzoni romantiche. I limiti sono, per ora, la scarsa originalità e la ripetitività dei termini. Per il periodico di Zeta le ho chiesto di scrivere dialoghi tra i soggetti dei capolavori della storia dell'arte. La Gioconda di Leonardo e l'Urlo di Munch parlano tra loro del senso della vita e del potere dell'arte, seguite da un monologo sul femminismo della "Ragazza con l'orecchino di perla" di Vermeer e le dolci parole che si scambiano gli amanti del Bacio di Hayez, prima di abbandonarsi l'uno nelle braccia dell'altra".
"Il mio è un articolo AI - racconta Ludovica Esposito - scritto da Nikola Tesla sul lancio dell'auto elettrica Tesla: mi intrigava l'idea di scoprire che cosa lo storico inventore potesse pensare del progetto di automobili verdi di Elon Musk che porta il suo nome. Prima di darmi il testo, ChatGPT premette che Nikola Tesla è morto prima del brand Tesla, e che dunque non si può davvero sapere che cosa pensi a riguardo. Il risultato mi ha commossa: Tesla si dice onorato per aver lasciato una simile eredità, in toni umani, non da macchina".
Immaginare il futuro
ChatGPT è infine in grado di ipotizzare il futuro, Antonio Cefalù, le ha chiesto di inventare uno sport originale: "Chat è straordinaria nell'immaginare situazioni a venire. Gli ho chiesto che sport conquisterà il mercato del futuro e ne ha inventati tantissimi, posso assicurare che sarei il primo ad acquistare i biglietti di questi eventi. Forse un po' troppo pericoloso lo SkiDiving, paracadutisti che si tuffano su una montagna con gli sci ai piedi, per concludere la gara con lo slalom, ma lo SkyRugby, dove si gioca alla palla ovale con i jetpack sulla schiena, avrebbe successo globale. È interessante come Chat inserisca imprevisti stile videogioco, le 'carte volo' dello SkyRugby per esempio, che gli esperti sperimentano per avvicinare agli sport le nuove generazioni. È ben oltre le qualità umane la capacità Chat di riformulare all'istante i concetti, secondo lo stile cercato. Ho capito che l'AI va riempita di input diversi fino al prodotto editoriale ottimale. A parte qualche ripetizione, il risultato finale regge il confronto con la media degli articoli di oggi".
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La macchina e lo scrivere
ChatGPT è l'ultimo atto della cultura tecnologica - ultimo per ora, nel giro di pochi mesi sarà già superato - processo iniziato da decenni e che procede più velocemente di ogni dibattito su conoscenza, scrittura e informazione. La prima macchina moderna a cambiare la nostra scrittura si chiamava, appunto, "Macchina per scrivere". La si vede ormai solo nei film, ma gli attori che la usano battono lentamente, tasto dopo tasto, ignari che i veri dattilografi impegnavano tutte le dita, e a scuola apprendevano a copiare i testi al ritmo sempre più frenetico di una colonna sonora in classe. Gli intellettuali e i giornalisti del tempo la considerarono un utensile, come il telefono, il telegrafo, senza riflettere che quei nastri, quelle lettere, il carrello dove inserire i fogli e magari la carta carbone per ottenere, pallide e sfocate ma preziosissime, copie, stavano, per sempre, modificando il loro contenuto, la loro scrittura, il loro modo stesso di pensare.
Nel suo affascinante saggio "The Typewriter Century", il secolo della macchina da scrivere, lo studioso Martyn Lyon dimostra invece come la "Pulp Fiction", la letteratura popolare dei tascabili cara al film noir del regista Quentin Tarantino, non si sarebbe mai raggiunta con la lentezza calligrafica del calamaio e della penna a inchiostro. Lo scrittore americano Mark Twain compra, per curiosità, una Remigton N. 1 nel 1875 e detta al volo "Vita sul Mississippi" (Feltrinelli) a un segretario.
Jack Kerouac compone il romanzo "Sulla Strada" (Mondadori) su una bobina da telescrivente, foglio unico lungo metri, ricavando un rotolo incredibile, ancora oggi custodito dall'Indiana University, ma la sua scrittura jazz, frenetica, non sarebbe stata possibile senza macchina. Georges Simenon, Erle Stanley Gardner, Agatha Christie, giallisti creatori del commissario Maigret (Adelphi), dell'avvocato Perry Mason (Mondadori) e del detective Poirot (Mondadori), romanzi in serie, finiti poi in tv e al cinema, creavano alla tastiera un nuovo libro in una settimana, i critici letterari storsero il naso, ci volle un secolo per riconoscerne il valore.
Il computer entra nella composizione di testi nel 1968, anno di rivoluzioni in tutti i campi. Len Deighton, autore inglese del celebre "La pratica Ipcress" (Garzanti), detta alla segretaria Ellenor Handley il romanzo "L'incursione" (Mondadori), con pazienza trascritto su un monumentale word processor IBM MTST (Magnetic Tape Selectric Typewriter), tastiera, testina rotante con le lettere come quella che, dieci anni dopo, le Brigate Rosse useranno per i deliranti comunicati durante il rapimento Moro, lettore ottico, tutto per 90 chili di peso, pensateci quando vi lamentate del vostro Mac nello zainetto.
Il primo a capire che la scrittura al computer muta la natura stessa dello scrivere, e la nostra anima, è il geniale semiologo Umberto Eco, che ricordava così, in una conferenza al Futurshow dell'aprile 1996: "La mia personale storia con il computer ha inizio nell'83 sulla linea ferroviaria Milano-Bologna. Incontro l'amico Dallolio, dell'Olivetti, che mi dice: uno come lei dovrebbe scrivere al computer. Lo voglio dire perché così poniamo fine alla diceria secondo la quale avrei scritto il romanzo "Il nome della rosa" al computer. No, il libro era uscito tre anni prima".
Galileo Dallolio, in Olivetti dal 1960, fa da evangelista e, su invito di Eco, forma un gruppo di docenti del Dams di Bologna al word processing, su dei M24, i primi PC compatibili con MS-DOS, brillante design di Ettore Sottsass, costo sei milioni di lire (7200 euro di oggi). Il filosofo ragiona di "variazioni sul tema", dalla musica alla scrittura, intuendo che ogni narrativa è solo cambiare struttura, prima ancora di creare: "Scrivere al computer - disse una volta all'Istituto di Cultura a New York - vi spinge alla velocità, dovete frenare, e in questo cambio di passo il vostro testo si muta. Tocca a voi decidere, se in bene o in male, ma non sarete mai indipendenti dalla macchina".
La scrittura automatica
Tre anni dopo l'incontro ferroviario tra Eco e Dallolio, nel 1986, Melvin Kranzberg, storico dell'università Georgia Tech, detta le geniali sei "Leggi della Tecnologia" aperte dalla massima "La tecnologia non è buona, né cattiva e neppure neutrale", usarla ci cambia comunque. L'idea non piace alla cultura dominante in Italia, che si possa immaginare un ibrido Uomo-Macchina, irrita i letterati, e il critico Piero Citati contesta Eco in toni perentori: "Eco ha tutto del grande buffone. La vitalità, la volgarità, la cialtroneria, l'assoluta mancanza di idee, l'assenza di ogni fede, la superficialità totale, il gusto di ridere della propria immagine grottesca, la capacità di ingurgitare tutte le cose che gli passano davanti".
Confrontarsi con il presente, accettarne la sfida digitale, aveva già attratto critiche da parte dell'accademia contro il poeta Nanni Balestrini che nel 1961, su un gigantesco computer Ibm della Cariplo a Milano, assistito dall'informatico Alberto Nobis, scrisse la dolente "Tape Mark", prima poesia redatta in automatico da un algoritmo, con voci risonanti dai superstiti di Hiroshima 1945 ai gialli "pulp fiction" americani (Almanacco Bompiani 1962). Accusato di banalità, "ci voleva un computer per questi versi?", Balestrini replica serafico di non avere voluto cercare Leopardi o Foscolo ma "la voce della macchina".
Sei anni dopo, nel 1967, nella conferenza "Cibernetica e fantasmi" letta a Torino, Milano, Genova, Roma e Bari, è lo scrittore Italo Calvino (oggi in "Saggi" Mondadori), altro pioniere delle scritture automatiche con il francese Georges Perec e il gruppo "Oulipo", a lanciare un algoritmo per romanzi scritti non "al computer" ma "dal computer", prevedendo con un vero lampo di genio che non solo l'informatica avrebbe prodotto testi creativi, ma che questi sarebbero stati nello stile classico, restituendo centralità al lettore. Anche stavolta, duole ricordarlo, le reazioni provinciali italiane, come prima con Balestrini e poi con Eco, furono petulanti e parruccone.
Già nel 1984, il programmatore e scrittore americano William Chamberlain pubblica "The Policeman's Beard is Half Constructed" considerato il primo romanzo interamente redatto da un algoritmo, senza direzione di un autore umano. Usando un programma Racter, sviluppato insieme a Thomas Etter, Chamberlain lancia una trama surreale, con versi e testo, il cui metodo viene riprodotto in vari esperimenti finché, nel 2018, con "1 the Road" Ross Goodwin lancia un suo viaggio da New York a New Orleans su una Cadillac che, coordinata via Google e Gps, guidata da sensori, raccoglie immagini e suoni, coordinandoli poi in una trama grazie all'Intelligenza Artificiale.
Sistemi neurali
Quando i primi sistemi di scrittura "robotizzati" si affermano, prima Gpt-2, creato nel 2017 dall'Istituto Open AI, cofondato da Musk ora intento a rimodellare il social media Twitter a sua immagine, poi il formidabile Gpt-3 nel 2020, il grande pubblico prende atto che le intuizioni degli umanisti italiani Balestrini, Calvino ed Eco avevano anticipato il XXI secolo. E nel novembre del 2022, tocca a ChatGPT, il tool usato dagli studenti del Master Luiss nel loro esperimento, il primo in Italia nel suo genere, impressionare milioni di utenti con la sua flessibilità, capace di creare una lettera di Hemingway alla moglie Martha Gellorn durante la guerra di Spagna, la pagina di diario di Giulio Cesare, alla vigilia della Idi di Marzo, il testo di una canzone di Elisa o Bob Dylan, e fare i compiti di ogni studente, dal liceo al dottorato di ricerca.
Il Financial Times scrive come la scuola dovrà reinventarsi, in fretta, davanti a un sistema che permette di redigere, in pochi secondi, temi, relazioni, tesi di laurea. E non è solo la vita di studenti e docenti a mutare, gli avvocati e i loro studi hanno la chance di preparare arringhe e discorsi in un fiat, i magistrati possono comporre le motivazioni di una sentenza, stilare una bibliografia è un gioco da ragazzi. Compiti tediosi, i rendiconti del capo condominio, le lettere di invito a un congresso, un comizio in periferia, la replica a una lettera formale diventano semplici come un "prompt", l'invito alla chat a generare contenuto. Il mercato a Wall Street valuta in 29 miliardi di dollari il valore del sistema neurale. Il sindacalista Marco Bentivogli, da tempo attento al tema dell'impatto tecnologico sul lavoro, ne scrive dunque su Repubblica, in prima pagina, nella distrazione generale di troppi suoi colleghi, e il dilemma dominerà i nostri prossimi anni.
Ci sarà una disoccupazione globale nell'industria dei contenuti, dai giornali alle tv, non dimenticate che l'Intelligenza Artificiale crea video, immagini statiche, musica, da Hollywood alla Scala come nel test di Leonardo Pini? Netflix vedrà le sue serie autogenerate, le prediche del parroco la domenica rifletteranno un algoritmo prima di Dio? Se già oggi parecchi articoli stampa, sport e business soprattutto, sono generati in automatico, domani interi bollettini di notizie verranno forniti dalle reti neurali, ponendoci problemi politici e culturali profondi.
Chi educa l'intelligenza artificiale?
La matematica Kate O'Neill indica come AI sia frutto di programmatori troppo omogenei, americani, europei, asiatici, in maggioranza maschi, che condividono una cultura dominante, escludendone altre. Chi impone le scelte etiche a un sistema, soprattutto quando questo sistema è capace di preparare un libro di testo in pochi minuti? "AI - spiega O'Neill - già oggi decide chi prende un mutuo, viene ammesso a un college, riceve una sentenza più o meno dura, è accettato da un programma di assistenza, ed è dunque necessaria una guida morale, umana".
Chi inserirà questo codice di valori nelle macchine che scrivono? Sarà realizzato con fiducia e tolleranza o inquinato dalla disinformazione e dalle lobby occulte delle menzogne in serie? In realtà, anche stavolta come nel secolo scorso, gli umanisti che riflettono sul tumultuoso processo tecnologico, stentano a comprenderne la rivoluzione, proiettando la propria visione del mondo su un futuro che è già trasmutato in una diversa dimensione. I grandi critici dell'AI, fra i primi lo stesso Musk e il popolare fisico Stephen Hawking, scomparso nel 2018, persuaso che "l"Intelligenza Artificiale potrebbe portare alla catastrofe del genere umano", si muovono ora contro ChatGpt. Non sa scrivere davvero bene, il suo software e la sua rete si fermano al 2021, spesso cade in banali errori, crede che Mario Draghi sia a Palazzo Chigi al posto di Meloni, la sua matematica non va oltre la laurea magistrale. E, di certo, non ha una sua "coscienza", si limita a "canvas", schedare, decine di milioni di fonti, rimasticandole poi in una prosa mediocre.
È davvero così? Il filosofo di Yale Luciano Floridi, in un'intervista a La Stampa, riconosce che "Non c'è un limite teorico al miglioramento [di ChatGpt] c'è un limite di risorse, finanziarie, computazionale" e che "forse non subito, ma un domani l'Intelligenza Artificiale" saprà perfino avere la "profondità dell'Economist...come saprà fare un po' tutti i compiti, i lavori che oggi svolge una persona". Consapevole, come pochi, della vera posta in gioco, Floridi offre la sua copertura scientifica all'esperimento del Master Luiss "ChatGpt non deve essere bandita dalle scuole, ma insegnata. Nelle scuole si dovrebbero dare gli strumenti per comprendere e usare queste tecnologie. Il dibattito che si sta sviluppando in queste settimane è irreale". Il filosofo taglia il nodo di Gordio di una conversazione che, come nel 1962, è piatta e provinciale, innesca timori nell'opinione pubblica e recluta una generazione di luddisti digitali.
Umanesimo digitale
Intanto, studiosi come Hans Moravec parlano apertamente di "transumanesimo", stagione culturale ibrida dove persone umane e macchine convivono, in team cyborg. Se non vogliamo esserne ostaggio, non si tratterà di immaginare scuole, uffici, fabbriche, redazioni dove AI è un mostro ostile da sconfiggere, ma di lanciare un umanesimo digitale dove sapere classico e frontiere cyber si incontrino.
Se chiedete a ChatGPT, per esempio, di scrivere un racconto per le scuole medie sulla disinformazione oggi, con un "prompt", un invito di poche righe, in tre secondi ricevete questa trama "Era una tipica mattina di mercoledì quando John si imbatté nella manchette che avrebbe cambiato, per sempre, la sua vita. Mentre scorreva il suo feed di Facebook, queste lettere in grassetto catturarono la sua attenzione da un articolo: "Vinto un premio di 10 milioni di dollari alla lotteria nel nostro villaggio!". Il cuore di John prese a battere al volo, cliccando sul link e leggendo di corsa. L'articolo raccontava la storia di George Thompson, compagno di scuola di John, che aveva apparentemente fatto saltare il banco della lotteria. Si citavano frasi di George stesso, in preda allo shock e all'eccitazione di vincere una somma enorme di denaro, illustrate da una foto del fortunato con in mano la riproduzione di assegno gigante, i numeri vincenti stampati sopra.
John aveva sempre sognato di conoscere qualcuno che aveva vinto la lotteria, ma non avrebbe mai pensato che gli sarebbe successo. Condivise subito l'articolo sul suo profilo di Facebook, emozionato di diffondere la notizia fra amici e familiari.
Ma qualcosa, improvvisamente, cominciò a stonare. Rileggendo l'articolo, John prese a notare incongruenze bizzarre. Le frasi del suo compagno George non combaciavano affatto con la storia e la foto con l'assegno sembrava sfocata, falsa. John decise di vederci chiaro e, con un paio di telefonate, scoprì che l'intero articolo era falso. Al telefono il vero George Thompson gli assicurò di non avere ottenuto nessun premio di 10 milioni di dollari alla lotteria. Il sito web che aveva pubblicato l'articolo era noto per diffondere informazioni false e link sensazionalistici pur di ricevere like e contatti. John si sentì dentro un miscuglio di emozioni - rabbia, imbarazzo, delusione per essere stato tradito. Come aveva potuto farsi ingannare così facilmente? E soprattutto, come aveva potuto inconsapevolmente contribuire alla diffusione delle notizie false?
Doveva fare qualcosa per rimediare, subito. Eliminò il post dalla pagina di Facebook e decise di partecipare a un corso per riconoscere e fermare le notizie false. Da quel momento in poi, John fece del suo meglio per sentirsi un consumatore vigile di informazioni, facendo la sua parte contro le menzogne online".
Una seconda richiesta, stavolta destinata non alle scuole superiori ma a un premio letterario famoso, riceve questo lead distopico "D'improvviso, tutti i computer del pianeta presero a rispondere con false notizie a ogni richiesta. Dalle previsioni del tempo ai bollettini di borsa, dai Gps per gli automobilisti, alle cartelle cliniche dei pazienti che dovevano sottoporsi a un intervento chirurgico, ogni informazione era distorta mandando nel caos il mondo. Prima le aziende, poi le piattaforme social, infine i governi e le Nazioni Unite convocarono d'urgenza riunioni e vertici: chi stava, e perché diffondendo la nebbia della menzogna e cancellando ogni verità dalla vita quotidiana di miliardi di persone?".
Le due trame, redatte da ChatGPT in inglese, ma integralmente tradotte poi in italiano dal sistema stesso, potranno o no piacere a quelli che Francesco Guccini nella sua ballata "L'Avvelenata" evocava come "Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi...". La storia di questi giorni ripete, in un deja vu intellettuale poco lusinghiero non per AI, ma per noi umani, la reazione da Strapaese agli esperimenti dei maestri Balestrini, Calvino, Eco. Perché, capovolgendo la massima presaga di Nietzsche sull'abisso, possiamo dire "Quando guardiamo la Macchina, la Macchina guarda dentro di noi".
In un saggio per The Economist, il fisico premio Pulitzer Douglas Hofstadter, autore del fortunato tomo "Gödel, Escher, Bach" (Adelphi), rivela: "ChatGPT è stata per me davvero impressionante. Mai mi sarei aspettato, o avrei desiderato, di vedere questi risultati, così radicali, nella mia vita. Sento gente seria, scienziati cognitivi inclusi, dire che non solo siamo di fronte all'Intelligenza Artificiale, siamo sull'orlo di creare una Coscienza Artificiale".
Per smontare ogni speranza, o angoscia, per una Coscienza Artificiale, Hofstadter interviene malizioso, come la praticante Giulia Moretti, tempestando ChatGPT di "prompt" trappola, contento di vedere la rete neurale fallire. Concludendo quindi, a prima vista soddisfatto ma in realtà spaventato: "Questo non significa che una combinazione di architetture di reti neurali, che coinvolgano la percezione visiva e uditiva, le azioni fisiche nel mondo, la lingua e così via, non possa infine essere in grado di formulare concetti originali e riconoscere i prompt assurdi. Ma anche ciò non equivarrebbe alla coscienza. Perché emerga la coscienza, il sistema dovrebbe conoscere se stesso, nel senso di essere familiare con il proprio comportamento, le proprie preferenze, i propri punti di forza, i propri punti deboli. Ciò richiederebbe al sistema di conoscersi quanto noi umani conosciamo noi stessi... Quanto lontani da questa strana svolta? Non lo so. La mia capacità di prevedere il futuro non è impressionante, quindi non prendo posizione, mancano decenni, forse di più. Ma per favore state attenti, il mondo sta cambiando più velocemente di quanto mi aspettassi".
Hofstadter minimizza, perché sa che AI anticipa le previsioni degli esperti, soprattutto sulla generazione di linguaggi naturali. Come tanti critici ci rassicura, ma è vero che "noi umani conosciamo noi stessi"? Che per i classici, dal Tempio di Apollo a Delfi, questo non fosse una certezza, ma un'aspirazione irraggiungibile, quel 'Conosci Te Stesso', che religioni, psicoanalisi, neuroscienze invano, dall'Eden a ChatGPT, inseguono, confuta la difesa illuminista: non conosciamo la coscienza della macchina a venire, in quanto stentiamo a conoscere la nostra ancestrale. Le regole dei notai, le censure degli scoliasti, le visioni apocalittiche degli elzeviristi d'antan non muteranno il dilemma del millennio. "Dio è il primo tecnico, la tecnica è l'ultimo Dio" insegnava il filosofo Emanuele Severino, a ragione: non saranno dunque la macchina, l'AI, la sua prossima coscienza, a perderci, ma la nostra, sempre più profonda, mancanza di fede, in noi, nel mondo, in tutto. Vedere i giornalisti giovani in Luiss provare a scavalcare, senza paura, questo confine, è stato per noi, già, un conforto.