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“Spieghiamo ai 15enni il fine vita: è un modo di educarli alla libertà”

La professoressa Monica Bassanese 
Intervista alla prof che ha partecipato con la sua classe ai workshop dell'associazione Vidas sul biotestamento: "Hanno aperto anche un canale Instagram con i loro slogan per promuovere le Dat. Gli adolescenti non hanno paura di parlare della morte e della malattia"  
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Raccontare a una classe di liceo che cosa è il testamento biologico. Ragionare con degli adolescenti di confini della vita, del diritto all’autodeterminazione, del senso di una morte dignitosa.  Una sfida senza rete. “Avevo qualche timore, invece le ragazze e i ragazzi sono stati magnifici. Chi pensa che questa generazione sia superficiale sbaglia. Dopo due anni di lutti e pandemia parlare della libertà di scelta di fronte alla malattia è stato, per molti, un sollievo”.

Monica Bassanese insegna Lettere, è una prof che crede nel suo mestiere e lo comunica con entusiasmo. Con la sua classe, secondo liceo linguistico dell’Istituto “Antonio Pesenti” di Cascina, in Toscana, ha partecipato agli incontri e workshop organizzati dalla grande associazione per le cure palliative “Vidas” (insieme all’hub educativo “Fabbrica”), proprio sulla legge 2019 del 2017 sul biotestamento. Un progetto “…

Raccontare a una classe di liceo che cosa è il testamento biologico. Ragionare con degli adolescenti di confini della vita, del diritto all’autodeterminazione, del senso di una morte dignitosa.  Una sfida senza rete. “Avevo qualche timore, invece le ragazze e i ragazzi sono stati magnifici. Chi pensa che questa generazione sia superficiale sbaglia. Dopo due anni di lutti e pandemia parlare della libertà di scelta di fronte alla malattia è stato, per molti, un sollievo”.

Monica Bassanese insegna Lettere, è una prof che crede nel suo mestiere e lo comunica con entusiasmo. Con la sua classe, secondo liceo linguistico dell’Istituto “Antonio Pesenti” di Cascina, in Toscana, ha partecipato agli incontri e workshop organizzati dalla grande associazione per le cure palliative “Vidas” (insieme all’hub educativo “Fabbrica”), proprio sulla legge 2019 del 2017 sul biotestamento. Un progetto “Diritto di scegliere” che ha coinvolto finora 80 classi in tutta Italia.

Spiega Raffaella Gay di  “Vidas”: "Da tempo abbiamo un dialogo aperto con i più giovani sui temi della cura, della malattia, del fine vita. Accanto all’assistenza dei malati inguaribili e dei loro familiari, infatti, l’attività di sensibilizzazione e informazione è parte integrante del nostro mandato. Con il progetto "Il diritto di scegliere"  abbiamo voluto rivolgerci agli adulti di domani. L’obiettivo è  renderli cittadini consapevoli sui temi dei diritti e della libertà di scelta. I riscontri che abbiamo raccolto finora sono sorprendenti".

 Professoressa Bassanese, parlare della morte con dei quindicenni. Non era spaventata?

“Provocare un po’ gli studenti spingendoli a ragionare su temi alti fa parte del mio metodo di insegnamento. Non sapevano nulla del testamento biologico che confondevano con suicidio assistito o eutanasia”.

E quando hanno capito cosa c’è scritto nella legge, quali sono state le reazioni?

“Interessati, curiosi, in qualche modo li ho visti sollevati. L’approccio di Vidas è colloquiale, mai pesante. Poter scegliere di fronte alla sofferenza se continuare a vivere, nel dolore, o invece chiedere di morire con una sedazione, è sembrato loro un percorso di libertà. Per i ragazzi l’autonomia è fondamentale”.

Lei diceva che dopo due anni di pandemia il lutto è qualcosa di ormai familiare nelle loro vite.

“Lutti privati e lutti collettivi. Ogni giorno c’era una conta di morti. A 15 anni si riflette profondamente sul senso della vita, sulla separazione, sui limiti. Non fermatevi alle apparenze. Gli adulti dovrebbero andare a rileggere i propri diari e ricordarsi quante domande enormi, fondamentali ci sono nella testa di un adolescente. La cosa bella è che sul testamento biologico la classe ha aperto un canale Instagram, con i loro lavori grafici, i testi, gli slogan per far conoscere la legge”.

Un esempio?

“Dat-ti una svegliata”, una frase che recupera la parola Dat, dichiarazioni anticipate di trattamento, e invita finché si è appunto svegli e sani a compilare il proprio testamento”.

Il fine vita è un tema delicato. Ci sono state famiglie che l’hanno contestata?

“No, forse perché mi conoscono e si fidano di me. Oltretutto la mia è una classe multietnica, ragazzi che arrivano da famiglie con sensibilità religiose diverse. Ma non ho avuto contestazioni. Titti e 32 i miei allievi hanno partecipato”.

Qualcuno le ha detto che a 18 anni avrebbe scritto il proprio testamento biologico?

“Sì, diversi ragazzi si sono informati scoprendo però che nei loro comuni non è possibile depositare le Dat. Appunto".

Cosa crede che porteranno nel cuore di questa esperienza?

“Il senso di libertà. E la scoperta di una parola chiave: autodeterminazione”.