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Davide Piampiano ucciso nella battuta di caccia, il gip: "L'amico poteva salvarlo ma ha perso tempo per crearsi un alibi"

(ansa)
Gli istanti finali del 24enne registrati dalla GoPro. Che inchioda Piero Fabbri, il 56enne indagato dalla procura di Perugia e in carcere da venerdì scorso, che non ha chiamato subito i soccorsi dopo aver colpito il ragazzo
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PERUGIA - Davide Piampiano si fa strada in mezzo alla boscaglia del Fosso delle Carceri, con il telefonino nella mano destra, una ricetrasmittente nell'altra e il fucile a tracolla. Nel video choc il fragore sordo di uno sparo irrompe a metà del minuto 3, quando l'inquadratura riprende il display del cellulare che segna le 17.10. Il 24enne di Assisi si accascia a terra facendo cadere il cappellino con sopra montata una telecamerina GoPro e inizia a chiamare l'amico: "Piero, Piero, Piero" che poco dopo arriva sul posto. Gli investigatori non hanno dubbi che si tratti di Piero Fabbri, armato e in assetto da caccia, lo riconoscono dalla voce e dal fatto che Davide invochi proprio il suo nome.

Non sa che il microfono della microcamera sta catturando il loro dialogo e inizialmente sembra pensare a uno scherzo da parte dell'amico. Ma poi chiede preoccupato: "Do t'ho chiappato, fa vede'... m'hai messo 'na paura però" continua…

PERUGIA - Davide Piampiano si fa strada in mezzo alla boscaglia del Fosso delle Carceri, con il telefonino nella mano destra, una ricetrasmittente nell'altra e il fucile a tracolla. Nel video choc il fragore sordo di uno sparo irrompe a metà del minuto 3, quando l'inquadratura riprende il display del cellulare che segna le 17.10. Il 24enne di Assisi si accascia a terra facendo cadere il cappellino con sopra montata una telecamerina GoPro e inizia a chiamare l'amico: "Piero, Piero, Piero" che poco dopo arriva sul posto. Gli investigatori non hanno dubbi che si tratti di Piero Fabbri, armato e in assetto da caccia, lo riconoscono dalla voce e dal fatto che Davide invochi proprio il suo nome.

Non sa che il microfono della microcamera sta catturando il loro dialogo e inizialmente sembra pensare a uno scherzo da parte dell'amico. Ma poi chiede preoccupato: "Do t'ho chiappato, fa vede'... m'hai messo 'na paura però" continua, "pensavo che era il cinghiale... non me dici niente".

Da "secondo papà" a indagato di omicidio

Solo gli attimi più drammatici del video dell'incidente di caccia che non ha lasciato scampo a Davide Piampiano. Una cronaca della morte in diretta che documenta la terribile fine del ragazzo laureato in economia del turismo, calciatore dilettante e dj per passione con il nickname Dax, morto l'11 gennaio durante una battuta di caccia all'imbrunire in un'area del parco del monte Subasio nei pressi di Assisi, dove l'attività venatoria è vietata. Sul posto con lui c'erano Alessandro, soprannominato Prez, di pochi mesi più piccolo, che da qualche anno gli aveva trasmesso la passione per la caccia e Piero Fabbri, 56enne muratore di Assisi. "Il Biondo", che la vittima chiamava "secondo papà", adesso indagato dalla procura di Perugia e portato in carcere venerdì scorso dai carabinieri di Assisi con l'accusa di omicidio volontario con il profilo del dolo eventuale, una formulazione che si rifà alla giurisprudenza del caso di Marco Vannini, morto a Roma nel maggio del 2015.

Secondo l'ipotesi delle indagini, coordinate dall'ufficio diretto da Raffaele Cantone, il 56enne assisano non solo non avrebbe chiamato immediatamente i soccorsi dopo avere centrato involontariamente il figlioccio con un colpo di fucile, scambiandolo per un cinghiale, ma avrebbe anche speso gli ultimi minuti di vita di Davide nel tentativo di cambiare la narrazione dei fatti in un depistaggio messo in atto per salvare sé stesso da ogni responsabilità, "accettando il rischio" che quegli attimi rubati ai soccorsi potessero rivelarsi fatati. A portare il "secondo papà" nel carcere di Capanne è stato proprio quel video, che invece di finire su Instagram come di consueto, tra i contenuti del profilo Hunting dog Assisi, gestito da Dax e Prez, è diventato elemento di prova fondamentale per gli inquirenti.

L'agonia della vittima: "So' morto Pie'" 

Nella seconda parte di quei terribili 17 minuti e 18 secondi di filmato, Davide Piampiano è a terra, il foro del proiettile che l'ha trafitto sotto lo sterno, trapassandogli il fegato, è appena visibile sul suo giacchetto da caccia. Ferito, ha solo la forza di urlare dal dolore in maniera straziante e ripetere: "Sò morto Pie', so' morto Pie'". Piero Fabbri impreca, si dispera, dice al ragazzo ferito che deve restare sveglio. Passano 4 lunghissimi minuti e "Il Biondo" si decide a fare una telefonata, ma non al 118. Chiede a Davide, agonizzante, il numero di Alessandro, il terzo compagno di caccia che si era allontanato ed è ignaro di quanto accaduto. Lo chiama: "Alessa', curre da Davide, gli è partita una botta", dice prima di sollecitarlo ad avvisare i soccorsi. Fa anche una chiamata alla moglie, per dare la stessa versione della tragedia. 

Tra il momento dell'arrivo di Fabbri vicino al corpo dell'amico e la prima telefonata, si sente anche scarrellare un fucile. In quell'istante, per il gip Piercarlo Frabotta che ha firmato l'ordinanza di custodia in carcere, l'indagato avrebbe scaricato l'arma di Davide, per togliere il colpo in canna e "far credere che la stessa avesse sparato" e "con altissima probabilità recuperava e sottraeva definitivamente il bossolo del colpo che egli invece aveva sparato contro il Piampiano". Il bossolo che sosterrebbe la tesi dell'auto-ferimento, invece, non è mai stato trovato dagli investigatori, nemmeno con l'aiuto di cani e metal detector.

Quando arrivano i soccorsi, chiamati da Alessandro, non c'è più niente da fare per Davide. Intanto, secondo le indagini, "Il Biondo" si è disfatto del giaccone che indossava e non ha più con sé la carabina, per dare seguito alla messinscena.

La versione del "Biondo" e la svolta del filmato

La versione del "secondo padre" continua nei giorni seguenti e arriva fino al funerale, alla messa in suffragio dio Davide, sul luogo della tragedia dove accompagna i familiari del ragazzo per una preghiera, e a casa dei genitori, quelli veri, che il 56enne cerca di consolare. Ma le prime incongruenze emergerebbero già dalle dichiarazioni di entrambi gli amici di Davide, che hanno sostenuto che Fabbri non avesse partecipato alla battuta di caccia, ma sarebbe stato solo il primo soccorritore del ferito. Dall'autopsia sono poi emersi elementi contrastanti con un colpo partito dalla carabina della vittima, sia per la traiettoria che per l'assenza dei segni della fiammata di uno sparo ravvicinato.

Poi quelle immagini della GoPro di Davide, acquisita dai carabinieri, per gli inquirenti raccontano tutt'altra storia ed è per il gip la "granitica conferma" che smonta la "fandonia" che Davide non si sia sparato da solo e rappresenta l'effettiva "svolta investigativa".

Quattro infiniti minuti e la scelta gelida dell'amico

Nell'ordinanza il gip sottolinea che il video dimostra come il colpo mortale provenisse da un soggetto "certamente diverso dalla vittima", che invece teneva il calcio dell'arma "sempre in basso ed accostato al corpo", durante quella battuta di caccia che il giudice non esita a definire "di frodo".

Poi dalla ricostruzione emerge che passano 4 infiniti minuti dall'arrivo di Fabbri davanti al ferito alla prima telefonata  fatta all'amico Alessandro, al quale delega la chiamata ai soccorsi, con Davide già in gravi condizioni: "Questo me se more...correte", tanto che deve urla: "Davideeee... apri la bocca... apri gli occhi". Per il gip le telefonate fatte da Fabbri all'altro compagno di caccia e alla moglie sarebbero state funzionali a ribadire la tesi dell'incidente autonomo. 

Il depistaggio di Fabbri ipotizzato nell'ordinanza dura una quindicina di minuti ed è "frutto di un'adeguata ponderazione, con sufficiente freddezza e lucidità, delle conseguenze che sarebbero potute derivare anche solo da responsabilità colpose".

Il muratore 56enne, a giudizio del gip, era infatti l'unica persona che "avrebbe potuto concretamente salvargli la vita" chiamando immediatamente i soccorsi e invece lascia Davide "morire davanti ai propri occhi", mosso dal "fermo proposito di salvare sé stesso da possibili conseguenze penali, anche a costo della vita dell'amico ferito in maniera assai grave".

"Davide si poteva salvare"

Perché una possibilità di salvare Davide per il giudice c'era, se l'indagato non si fosse "rimesso alle possibili iniziative dei propri interlocutori", ma "si fosse immediatamente attivato chiamando il 118 e le forze dell'ordine - si legge negli atti giudiziari - vi sarebbe stata, con elevatissimo grado di probabilità, la concreta chance di salvare la vita al giovane Piampiano, la cui agonia è durata ben 17 minuti senza che nessuno sia intervenuto prima del decesso". 

Sulle pendici del monte Subasio, l'amico fraterno di Davide è diventato quindi un soggetto che ha dato prova di "personalità antisociale", che avrebbe "accettato ampiamente il rischio della morte dell'amico, pur di non andare incontro a conseguenze per sé sfavorevoli", scrive ancora il gip di Perugia, che ribadisce come l'uomo abbia "rivelato una personalità spregiudicata ed incredibilmente insensibile ai più naturali impulsi di solidarietà umana, avendo di fatto lasciato morire un proprio amico tra atroci dolori".

La madre: mio figlio morto due volte

Davide e "Il Biondo" avevano il progetto di prendere in gestione, con altri amici, una riserva di caccia nei pressi di Nocera Umbra, sull'altro versante del Subasio. La notizia dell'arresto è stata per la madre del ragazzo "come se il figlio fosse morto una seconda volta", commenta laconico l'avvocato di famiglia, Franco Matarangolo. In questi giorni la città si è stretta attorno alla famiglia, molto conosciuta ad Assisi. Il padre è titolare dell'hotel La Terrazza e del ristorante Il Menestrello, attività dove il ragazzo lavorava, mentre la madre è un noto avvocato e giudice onorario del tribunale di Spoleto.

L'indagine va a Firenze

Proprio a causa dell'attività professionale della madre di Davide, il gip di Perugia che ha disposto la misura cautelare, ha trasmesso alla Procura di Firenze il fascicolo d'indagine, perché il codice prevede che a occuparsi del caso debbano essere i magistrati toscani. Fabbri potrà rispondere alle accuse e rendere al sua versione dei fatti martedì, in sede di interrogatorio di garanzia, e poi l'intero procedimento finirà a Firenze.

Intanto l'avvocato Delfo Berretti, nominato dall'indagato, stamattina ha incontrato in carcere Fabbri e poi ha rinunciato all'incarico di difensore, per questioni di opportunità legate agli stretti rapporti di amicizia con la famiglia della vittima. Il 56enne indagato ha quindi indicato come proprio difensore l'avvocato Luca Maori.