✕

Covid, un solo vaccino all'anno in autunno. La strategia di Usa e Gran Bretagna per la fine dell'emergenza

Solo ai fragili verrà raccomandato un richiamo in primavera. L'immunologo Cossarizza: "E' la strada giusta anche per l'Italia, ormai abbiamo raggiunto un alto livello di immunità di popolazione"
2 minuti di lettura

Cadono le foglie e ci si arrotola la manica. L’autunno sarà la stagione del vaccino contro il Covid (lo è già per l’influenza). Basterà un’iniezione all’anno, alle porte dell’inverno che è la stagione più confacente alle infezioni respiratorie. Solo a chi è fragile e immunocompromesso sarà consigliato il bis in primavera.  

L'immunità guadagnata

Quella del vaccino ogni dodici mesi è la direzione che stanno prendendo Stati Uniti e Gran Bretagna. “E pare una scelta ragionevole, che andrebbe bene anche per l’Italia, visto l’alto livello di immunità di popolazione che abbiamo raggiunto” commenta Andrea Cossarizza, professore di immunologia all’università di Modena e Reggio Emilia.  

Nel nostro Paese “abbiamo vaccinato oltre il 90% delle persone sopra ai 12 anni, e oltre il 95% sopra ai 70 anni. Ci sono poi circ…

Cadono le foglie e ci si arrotola la manica. L’autunno sarà la stagione del vaccino contro il Covid (lo è già per l’influenza). Basterà un’iniezione all’anno, alle porte dell’inverno che è la stagione più confacente alle infezioni respiratorie. Solo a chi è fragile e immunocompromesso sarà consigliato il bis in primavera.  

L'immunità guadagnata

Quella del vaccino ogni dodici mesi è la direzione che stanno prendendo Stati Uniti e Gran Bretagna. “E pare una scelta ragionevole, che andrebbe bene anche per l’Italia, visto l’alto livello di immunità di popolazione che abbiamo raggiunto” commenta Andrea Cossarizza, professore di immunologia all’università di Modena e Reggio Emilia.  

Nel nostro Paese “abbiamo vaccinato oltre il 90% delle persone sopra ai 12 anni, e oltre il 95% sopra ai 70 anni. Ci sono poi circa 25 milioni di italiani guariti dal Covid, mentre un’altra decina di milioni almeno ha verosimilmente avuto l’infezione in modo sintomatico o senza dichiararlo” calcola l’esperto.

“Abbiamo perciò accumulato una buona dose di immunità o, per meglio dire, di protezione dalla malattia grave, e sappiamo che la memoria delle nostre difese immunitarie funziona bene contro il virus della pandemia”.

L'aggiornamento di primavera

La strada che porta fuori dall’emergenza passa anche da una semplificazione dell’agenda dei vaccini. Sincronizzare Covid e influenza è parsa una buona idea alle due agenzie di sanità pubblica americana (la Food and Drug Administration, Fda) e inglese (Joint Committee on Vaccination and Immunisation, Jcvi).  

Nessuna decisione formale è stata ancora presa, ma l’idea avanzata da Washington è quella di riunirsi ogni primavera con i produttori di vaccini a Rna (Pfizer-BioNTech e Moderna) per decidere quali varianti prendere come obiettivo per aggiornare le fiale ogni anno.  

Attualmente i prodotti in uso sono detti bivalenti perché contengono due antigeni: quello del virus originale di Wuhan e quello della variante Omicron. “Anche i vaccini contro l’influenza contengono gli antigeni di più  varianti” spiega Cossarizza. “Il vaccino contro il papilloma virus arriva a nove ceppi diversi in una stessa iniezione, e protegge in modo eccellente dal tumore della cervice uterina”. 

Scegliendo a primavera quali varianti del coronavirus prendere di mira, le fiale dovrebbero essere pronte per l’autunno. Sono più o meno i tempi seguiti per aggiornare a Omicron gli attuali vaccini bivalenti, nel 2022. Le aziende che usano l’Rna (Pfizer e Moderna) non dovrebbero avere problemi. E’ possibile invece che l’intervallo tra primavera e autunno si riveli troppo breve per le ditte che usano il metodo proteico. 

Il dibattito su giovani e sani

Fda e Jcvi non hanno ancora definito con precisione il perimetro della popolazione cui verrà raccomandato il vaccino. E’ possibile che a giovani e persone sane non venga chiesto di ricevere neanche la dose autunnale. E c’è una dose di incertezza anche per il bis di primavera. Sarà sicuramente consigliato agli immunocompromessi, ma non è chiaro se anche gli anziani (e a partire da quale età) avranno bisogno del richiamo.