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Geo Barents, il Viminale: "Verdetto entro 90 giorni". A gennaio sbarchi di migranti in crescita, sempre di meno con le Ong

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La nave di Msf di ritorno in zona Sar ma la valutazione (ed eventuali sanzioni) sui soccorsi multipli dell'ultima missione arriverà entro aprile. Ridotta al 9% la percentuale di profughi portati a terra dalle Ong, la maggior parte viene salvata dalla nostra Guardia costiera
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La Geo Barents di Msf ha ripreso il mare dritta verso la zona Sar libica, ma il verdetto della prefetta di La Spezia sui soccorsi multipli operati nell'ultima missione (in teoria in violazione del decreto Piantedosi) non è stato ancora emesso. "La valutazione per eventuali sanzioni avverrà entro 90 giorni, l'istruttoria sarà fatta senza alcuna fretta valutando le circostanze", spiegano al Viminale dove l'attenzione adesso è puntata sul decreto Piantedosi che, come da programma, superato lo scoglio delle commissioni, arriverà domani nell'aula di Montecitorio. Ma per la sua definitiva conversione in legge il governo valuta di porre la fiducia. E dopo l'appuntamento elettorale del 12 febbraio con le Regionali in Lazio e Lombardia.

(ansa)

Sbarchi in continua crescita: 5.000 arrivi

Il terreno resta scivoloso, non fosse altro perch&egr…

La Geo Barents di Msf ha ripreso il mare dritta verso la zona Sar libica, ma il verdetto della prefetta di La Spezia sui soccorsi multipli operati nell'ultima missione (in teoria in violazione del decreto Piantedosi) non è stato ancora emesso. "La valutazione per eventuali sanzioni avverrà entro 90 giorni, l'istruttoria sarà fatta senza alcuna fretta valutando le circostanze", spiegano al Viminale dove l'attenzione adesso è puntata sul decreto Piantedosi che, come da programma, superato lo scoglio delle commissioni, arriverà domani nell'aula di Montecitorio. Ma per la sua definitiva conversione in legge il governo valuta di porre la fiducia. E dopo l'appuntamento elettorale del 12 febbraio con le Regionali in Lazio e Lombardia.

(ansa)

Sbarchi in continua crescita: 5.000 arrivi

Il terreno resta scivoloso, non fosse altro perchè ancora i dati di gennaio sugli sbarchi in Italia confermano che il mirino puntato sulle Ong, per un governo che si pone l'ambizione di fermare i flussi migratori, è sempre più fuori fuoco. I dati di gennaio, quelli ufficiali forniti dal Viminale, dicono infatti che - nonostante i primi due mesi di porti lontani per le navi Ong abbiano già decimato la flotta umanitaria - gli sbarchi continuano inesorabilmente ad aumentare, persino a gennaio, mese che di certo non favorisce i viaggi in mare. Ecco il dato di gennaio, dunque: 4.959 arrivi, il 65 % in più rispetto ai primi 31 giorni dell'anno scorso, il quintuplo rispetto al 2021.

Decimata la flotta umanitaria

E non sono certo migranti portati in Italia dalle navi umanitarie. Costrette al ritmo forsennato imposto dal decreto Piantedosi (porto di sbarco lontanissimo dopo un solo soccorso), le poche navi umanitarie che ancora resistono ai costi quadruplicati, hanno salvato a gennaio solo 442 persone, appena il 9% del totale, un dato ancora in calo rispetto al 12 % del 2022. Ferme nei porti la maggior parte delle Ong, in cerca di nuove donazioni per sostenere i costi del carburante necessario ad affrontare una settimana di navigazione tra andata e ritorno per raggiungere i porti di sbarco indicati dal Viminale, proseguono al momento le missioni solo la Geo Barents (già ripartita) e (forse) la Ocean Viking mentre ieri sera ha raggiunto la zona Sar, per il suo primo pattugliamento, la Sea Eye 4, la grande nave finanziata dalla Chiesa tedesca e anche dal governo di Berlino.

Il gran lavoro della Guardia costiera

Dei quasi 5.000 migranti sbarcati in Italia a gennaio, 4 su 5 sono stati portati a terra dalla nostra Guardia costiera che, in silenzio, continua a soccorrere i grandi pescherecci che partono dalla Cirenaica (con 4-500 persone alla volta) o i grandi gommoni che i trafficanti hanno ripreso a far partire dalle spiagge della Tripolitania o anche da quelle tunisine, ma pieni tutti di subsahariani. Lo dimostrano le nazionalità dei migranti arrivati: non più in testa i tunisini (da alcuni anni sempre primi grazie ai continui sbarchi autonomi su barchini di vetroresina con una quindicina di persone, tutti ragazzi in cerca di fortuna o famiglie) ma persone partite dalla Costa d'Avorio, dalla Guinea, dal Pakistan e dall'Egitto. Con numeri raddoppiati rispetto a quelli dei tunisini che, dunque, vedono diminuire i cosiddetti sbarchi autonomi grazie anche all'intensificarsi dei pattugliamenti della guardia costiera di Tunisi.

E i libici portano indietro il 50% dei migranti 

Non si fermano neanche i respingimenti verso la Libia operati dalla Guardia costiera che nelle prossime settimane potrà già contare sulle nuove cinque motovedette promesse dal governo italiano nella recente missione a Tripoli della premier Giorgia Meloni e dei ministri dell'Interno e degli Esteri, Matteo Piantedosi e Antonio Tajani. Secondo i dati dell'Oim, circa il 50% di chi parte sulla rotta del Mediterraneo viene intercettata e riportata indietro dalle motovedette che (episodio testimoniato da un inequivocabile video dei giorni scorsi) continuano a minacciare le navi umanitarie che pattugliano la zona per impedire loro di soccorrere le imbarcazioni.

Picco di arrivi sulla rotta balcanica

Salgono gli arrivi e aumentano anche le persone ospitate nei centri di accoglienza italiani: sono 106.810 al 31 gennaio contro le 77.000 dello scorso anno, con un aumento del 40%. Segno che i rimpatri sono sempre più difficili e che il meccanismo di redistribuzione in Europa - al di là dei proclami di condivisione e di solidarietà dei 27 Paesi Ue - non funziona. Tutta carne al fuoco, insieme ai numeri, anche questi in crescita, della rotta balcanica, del prossimo Consiglio europeo del 9 e 10 febbraio tutto dedicato ai temi dell'immigrazione.