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Michele Riondino, tra i firmatari dell'appello contro il 41 bis a Cospito: "Il governo ne sta facendo un martire"

Michele Riondino 
Parla l'attore di cinema, teatro e tv: "È una vicenda che ci dà la possibilità di ragionare in maniera più ampia sulla questione carceraria in Italia, che è quello che cerca di fare anche l'anarchico con il suo sciopero della fame"
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­"Di Alfredo Cospito il governo sta facendo un martire. Proprio quel che potrebbe servire a un certo tipo di antagonismo. È questa la trappola dell'esecutivo". Così sotiene Michele Riondino, 43 anni, attore tarantino di cinema, teatro, tv, uno tra le decine di artisti - attori, registi, musicisti, fumettisti - che hanno sottoscritto un appello che chiede al ministro della Giustizia Carlo Nordio di intervenire per revocare il 41 bis all'anarchico Alfredo Cospito "prima che sia troppo tardi".

Riondino, perché un appello per Alfredo Cospito?

"Perché la storia di Cospito non è solo la sua storia. È una vicenda che ci dà la possibilità di ragionare in maniera più ampia sulla questione carceraria in Italia, che è esattamente quello che cerca di fare anche Cospito con il suo sciopero della fame. Sta portando avanti una battaglia personale che personale non è ma che vuole afferm…

­"Di Alfredo Cospito il governo sta facendo un martire. Proprio quel che potrebbe servire a un certo tipo di antagonismo. È questa la trappola dell'esecutivo". Così sotiene Michele Riondino, 43 anni, attore tarantino di cinema, teatro, tv, uno tra le decine di artisti - attori, registi, musicisti, fumettisti - che hanno sottoscritto un appello che chiede al ministro della Giustizia Carlo Nordio di intervenire per revocare il 41 bis all'anarchico Alfredo Cospito "prima che sia troppo tardi".

Riondino, perché un appello per Alfredo Cospito?

"Perché la storia di Cospito non è solo la sua storia. È una vicenda che ci dà la possibilità di ragionare in maniera più ampia sulla questione carceraria in Italia, che è esattamente quello che cerca di fare anche Cospito con il suo sciopero della fame. Sta portando avanti una battaglia personale che personale non è ma che vuole affermare un principio".

E dove porta questa riflessione?

"All'uso che del carcere viene fatto nel nostro Paese. Lo stato di diritto non dovrebbe interrompersi mai, nemmeno all'interno di una prigione. Ci preoccupiamo a tratti del numero delle carceri in Italia, del numero dei carcerati, di quanti se ne possono ospitare ancora, ma mai del fine correttivo del carcere".

Cospito è l'eccezione o il 41 bis, il carcere duro, va abolito per tutti?

"Non ho gli strumenti per affermarlo, sarei approssimativo e ingiusto rispetto a chi ha perso la vita per mano della mafia come i giudici Falcone e Borsellino. Non si può negare che le associazioni criminali e mafiose stiano approfittando del dibattito che si è aperto sul 41 bis. Ma questo non può essere l'alibi per non riflettere sul sistema carcerario italiano che oggi è contrario ai disegni costituzionali perché solo vendicativo - e in questo perfettamente in linea con l'attuale governo che ha solo un modo ottuso e testardo di punire - anziché correttivo e rieducativo".

Nell'appello si legge che c'è un'evidente dismisura tra il reato di Cospito e la pena. È così?

"(Ride) Credo sia sotto gli occhi di tutti che la condanna che gli si vorrebbe infliggere per strage sia sproporzionata rispetto ai reati commessi. Ma anche su questo il governo tira dritto. D'altronde l'esecutivo Meloni ha avuto il suo battesimo con la norma anti-rave: un altro esempio di squilibrio tra i reati contestati e la legge. E con l'opposizione alle ong costrette a sbarcare il loro 'carico umanò più lontano possibile e senza fare altri salvataggi mentre la Marina continua fortunatamente a prestare soccorso nel Mediterrano. Sono sproporzioni puramente ideologiche".

Pensa che le auto bruciate e gli scontri di piazza abbiano un peso nella cosiddetta linea della fermezza sulla vicenda Cospito?

"Credo che ci sia un tentativo da parte del governo di strumentalizzarle per esasperare i toni e creare allarmismo. Non si è attentato alla vita di nessuno e invece si continua a parlare di attentati. Io credo che si è corso più il rischio di perdere la vita tra Firenze e Roma finendo in mezzo agli scontri tra ultras che sono stati lasciati fare che nelle azioni degli anarchici".

Secondo lei c'è una strada per salvare la vita di Cospito?

"(Silenzio) Non riesco nemmeno a dirlo, ma temo di no. Perché non c'è nessun interesse a cedere da parte del governo. E neanche da parte di Cospito. Non credo che sia meno doloroso rassegnarsi al 41 bis ed essere considerato alla stregua di Matteo Messina Denaro che lasciarsi morire. Cospito non ha sciolto nessun bambino nell'acido. La sua dimostrazione serve, credo, a ribadire un concetto: morire esprimendo un'idea estrema in maniera altrettanto estrema piuttosto che morire continuando a respirare in un sistema carcerario che non permette nulla".