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Caso Cospito, Meloni fa scudo a Delmastro. Nordio: nessun segreto violato

(ansa)

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Il governo blinda il sottosegretario nella bufera per la fuga di notizie. Il ministro: "Su quegli atti c’era scritto solo che la loro diffusione doveva essere limitata". La premier: "L’anarchico tornò a sparare dopo essere stato graziato da Cossiga"
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ROMA - Salvare i soldati Delmastro e Donzelli. La missione di Giorgia Meloni prosegue in una giornata di bufera politica, a dispetto del mite clima romano. Le opposizioni sparano a zero e chiedono le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia e del vicepresidente del Copasir. Poi trapela la notizia che il Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, aveva definito «a divulgazione limitata» il contenuto dei colloqui fra l’anarchico Alfredo Cospito e altri detenuti al 41 bis.

Notizia che accende ancor di più il clima. Ma il tentativo della premier, fino all’ultimo, è quello di sminare il terreno: Meloni resta chiusa in un silenzio ermetico, come aveva fatto mercoledì, e chiede al ministro Carlo Nordio di chiudere in fretta l’indagine interna sulle informazioni che Delmastro ha appreso dal Dap e che l’amico Donzelli ha rivelato in aula. A sera, il fortino di Meloni tiene. E poggia sulla nota con cui Nordio com…

ROMA - Salvare i soldati Delmastro e Donzelli. La missione di Giorgia Meloni prosegue in una giornata di bufera politica, a dispetto del mite clima romano. Le opposizioni sparano a zero e chiedono le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia e del vicepresidente del Copasir. Poi trapela la notizia che il Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, aveva definito «a divulgazione limitata» il contenuto dei colloqui fra l’anarchico Alfredo Cospito e altri detenuti al 41 bis.

Notizia che accende ancor di più il clima. Ma il tentativo della premier, fino all’ultimo, è quello di sminare il terreno: Meloni resta chiusa in un silenzio ermetico, come aveva fatto mercoledì, e chiede al ministro Carlo Nordio di chiudere in fretta l’indagine interna sulle informazioni che Delmastro ha appreso dal Dap e che l’amico Donzelli ha rivelato in aula. A sera, il fortino di Meloni tiene. E poggia sulla nota con cui Nordio comunica l’esito dell’indagine chiesta al suo capo di gabinetto, Alberto Rizzo: la divulgazione doveva essere sì limitata ma «la natura del documento non rileva e disvela contenuti sottoposti al segreto investigativo o rientranti nella disciplina degli atti classificati». A quel punto l’indicazione che arriva da Chigi è quella di fare leva su questo atto per depotenziare qualsiasi attacco: «Le parole del ministro Nordio sono il triplice fischio dell’arbitro: il caso è chiuso». Ma in molti, anche nella maggioranza, sono convinti che ci siano almeno i supplementari., diceil capogruppo alla Camera Tommaso Foti.

È stata una giornata di tensione, di trattative e manovre nascoste. Inizia con il durissimo attacco delle opposizioni. In Senato il Pd, che mercoledì sera era uscito dall’aula, decide di non partecipare più ai lavori sul decreto Milleproroghe della commissione presieduta da Alberto Balboni, l’esponente di Fdi che aveva detto che i deputati del Pd che sono andati a far visita ad Alfredo Cospito in carcere «hanno aperto una voragine alla mafia». Poi comincia la raffica di richieste di dimissioni per Donzelli e Delmastro, avanzata dal Pd, con Debora Serracchiani, e dai 5Stelle con Giuseppe Conte. Che accusa Nordio di «lavarsi le mani come Ponzio Pilato» e sferza Meloni: «Era all’oscuro di tutto? Lo dimostri e costringa alle dimissioni i suoi due fedelissimi».Nel centrodestra il clima è quello di un’insofferenza crescente, contenuta dai diktat che arrivano dall’alto. Ma fra i parlamentari di Lega e Fi in pochi non convengono sul fatto che Donzelli e Delmastro abbiano combinato un pasticcio. E nessuno esclude conseguenze politiche.

Tanto che le voci di un possibile ritiro della delega sulle carceri a Delmastro si inseguono a lungo. Smentite ufficialmente da ambienti di Fratelli d’Italia. Lo specchio di queste tensioni è la vicenda del Giurì d’onore chiesto dal Pd, i cui esponenti si sentono offesi dalle parole di Donzelli che li aveva accusati di fare gli interessi, attraverso l’anarchico Cospito, di detenuti mafiosi al 41 bis. Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, espressione di Forza Italia e candidato naturale a guidare l’organismo (l’altro vice eletto nella maggioranza è Fabio Rampelli, collega di partito di Donzelli) decide di fare un passo indietro. La scelta viene motivata con ragioni di opportunità, visto che Mulè conduceva i lavori d’aula al momento del discusso intervento di Donzelli. In realtà sarebbe stato lo stesso deputato toscano, stretto collaboratore di Giorgia Meloni, a opporsi alla scelta di Mulè, che lo aveva criticato in tv. Pur di non avere l’esponente di Fi in quel ruolo, Donzelli accetterebbe che a presiedere il Gran giurì sia il 5Stelle Sergio Costa.

Nel pomeriggio va in scena il consiglio dei ministri, nel quale la premier non fa cenno alla vicenda di Donzelli e Delmastro. Meloni non ne parla neppure in una lunga intervista con Paolo Del Debbio, su Rete4, nel corso della quale si sofferma ancora una volta su Cospito: «Nel 1991 era in carcere e fece lo sciopero della fame. Per questo venne graziato e dopo la grazia andò a sparare. Non si tratta di una vittima. Se stabilissi il principio che chiunque fa lo sciopero della fame viene tolto dal 41 bis — conclude Meloni — quanti mafiosi ci ritroveremmo in strada? Lo Stato non tratta con la mafia e nemmeno col terrorismo».