ROMA - Con la morte di Benedetto XVI Francesco è più libero, per certi versi, e più esposto. Più solo. La coabitazione tra il Papa regnante e il Papa emerito è durata quasi dieci anni ed è stata ambivalente. Ratzinger e Bergoglio non potevano essere più diversi, ma l'elezione del secondo non sarebbe avvenuta senza la rinuncia del primo. Una rottura che monsignor Charles J. Scicluna, vescovo maltese che coadiuvò Joseph Ratzinger nel contrasto alla pedofilia, commentò così: "Benedetto ha fatto un colpo di Stato contro se stesso e la Curia: non potendo decapitare tutti, se ne è andato".
Rovinando la trama di chi preparava anzitempo la sua successione e aprendo le porte di un conclave sorprendente. Fu eletto l'arcivescovo di Buenos Aires, e ha compiuto quella riforma della Curia che il predecessore non era riuscito a fare. Il riformista cordiale è succeduto al timido conservat…
ROMA - Con la morte di Benedetto XVI Francesco è più libero, per certi versi, e più esposto. Più solo. La coabitazione tra il Papa regnante e il Papa emerito è durata quasi dieci anni ed è stata ambivalente. Ratzinger e Bergoglio non potevano essere più diversi, ma l'elezione del secondo non sarebbe avvenuta senza la rinuncia del primo. Una rottura che monsignor Charles J. Scicluna, vescovo maltese che coadiuvò Joseph Ratzinger nel contrasto alla pedofilia, commentò così: "Benedetto ha fatto un colpo di Stato contro se stesso e la Curia: non potendo decapitare tutti, se ne è andato".
Rovinando la trama di chi preparava anzitempo la sua successione e aprendo le porte di un conclave sorprendente. Fu eletto l'arcivescovo di Buenos Aires, e ha compiuto quella riforma della Curia che il predecessore non era riuscito a fare. Il riformista cordiale è succeduto al timido conservatore: divergenze non facilmente componibili.
E infatti non sono mancati incidenti di percorso. Quando il segretario di Benedetto, Georg Gaenswein, parlò di un "ministero petrino condiviso", concetto subito rettificato dal Vaticano; quando Ratzinger prese le distanze da una collana sulla teologia di Francesco che conteneva il contributo di un accademico tedesco a lui ostile; o quando, ancora, un libro a due firme del Papa emerito con il cardinale Robert Sarah suonò come un contrappunto alle possibili aperture bergogliane al sinodo sull'Amazzonia.
Benedetto è stato visto dai conservatori come il baluardo contro la ventata di novità portata dall'argentino, dai progressisti come il suo freno. Oggi alcuni, soprattutto nelle Chiese dell'Europa settentrionale, sperano che Francesco si muova più arditamente nelle riforme, dalle donne diacono alle coppie gay, altri, negli Usa, in Europa dell'est, ma anche nei sacri palazzi, lo temono. "Ha più margine di manovra", sintetizza un monsignore.
La figura di Benedetto XVI è stata un perno della strategia. Fin dall'inizio gli ha chiesto consiglio, pur agendo poi in autonomia. Benedetto, da parte sua, ha respinto i tentativi di essere trasformato in anti-Papa da quegli stessi fan delusi che Ratzinger non fosse abbastanza ratzingeriano. "Lui per me è il nonno saggio", ha avuto a dire il regnante, "è l'uomo che mi custodisce le spalle e la schiena con la sua preghiera". Oggi viene a mancare quella schermatura. Che poteva essere freno o, sottolinea malizioso un conoscitore delle dinamiche ecclesiali, "pretesto per evitare passi più audaci". Ma poteva anche essere argine a un'opposizione scomposta. Benedetto XVI la calamitava e la tratteneva.
Francesco sa di aver suscitato malumori e resistenze, nel mondo curiale e tra i cattolici che hanno nostalgia del passato. "Alcuni mi volevano morto, già preparavano il Conclave", commentò dopo l'operazione al colon del luglio 2021. Con la scomparsa di Benedetto da quegli ambienti è già partito il tam-tam di una sua prossima rinuncia: uno degli argomenti più ricorrenti, del resto, non era che un passo indietro sarebbe stato impensabile fintantoché c'era già un emerito? Ragionamento accolto nell'entourage papale più con stupore che con fastidio. Se c'è un momento in cui non mollare è proprio ora.
A parte i problemi di mobilità, Bergoglio sta bene: "Si governa con la testa, non con il ginocchio", ha spiegato. A metà dicembre, prima dunque che Ratzinger si sentisse male ma quando era già avviato sulla via del tramonto, ha rivelato in un'intervista al giornale spagnolo Abc di aver firmato già a inizio pontificato la rinuncia, "in caso di impedimento medico". Non dunque - letto in filigrana - per altri motivi. Non era escluso che lo facesse con Benedetto in vita non è automatico che lo faccia in futuro: nulla vieta, dopo Ratzinger, che ci siano anche più di un emerito, nulla obbliga che ce ne sia uno. Francesco ha un'agenda già piena, dal viaggio in Africa di febbraio al grande sinodo globale calendarizzato fino a fine 2024. Senza Benedetto, a 86 anni si apre una pagina nuova del suo pontificato.