Migranti, nel Mediterraneo 66 morti solo a gennaio. L'appello dell'Oim: "Rafforzare subito il soccorso in mare"
Sessantasei morti solo a gennaio, al ritmo spaventoso di due al giorno. La rotta del Mediterraneo centrale si conferma la più pericolosa soprattutto in un momento in cui il tratto di mare attraversato da barchini, gommoni e piccoli pescherecci è quasi sempre privo di soccorsi visto che la flotta umanitaria, ormai decimata, viene tenuta il più possibile lontano dalla zona di ricerca e soccorso dal Viminale che assegna porti sempre più lontani alle navi che soccorrono migranti.
E l'Oim, l'Organizzazione internazionale delle migrazioni, dopo l'ultimo tragico viaggio costato la vita a ben dieci migranti morti assiderati o annegati, tra cui una giovane mamma ivoriana con il suo bambino di quattro mesi, lancia un'appello accorato: &qu…
Sessantasei morti solo a gennaio, al ritmo spaventoso di due al giorno. La rotta del Mediterraneo centrale si conferma la più pericolosa soprattutto in un momento in cui il tratto di mare attraversato da barchini, gommoni e piccoli pescherecci è quasi sempre privo di soccorsi visto che la flotta umanitaria, ormai decimata, viene tenuta il più possibile lontano dalla zona di ricerca e soccorso dal Viminale che assegna porti sempre più lontani alle navi che soccorrono migranti.
E l'Oim, l'Organizzazione internazionale delle migrazioni, dopo l'ultimo tragico viaggio costato la vita a ben dieci migranti morti assiderati o annegati, tra cui una giovane mamma ivoriana con il suo bambino di quattro mesi, lancia un'appello accorato: "Otto morti e due dispersi, tra cui un neonato di 4 mesi, in un'ennesima tragedia. Oltre 60 i migranti morti lungo questa rotta nel 2023, una media di due vittime al giorno. Il vero impegno di tutti deve essere quello di rafforzare il soccorso in mare", dice Flavio Di Giacomo, portavoce dell'Oim. Che sottolinea con preoccupazione come la gran parte di queste morti avvenga ora sulla rotta, ben più breve e meno pericolosa rispetto a quella libica, dalla Tunisia alla Sicilia. Da Sfax, ad esempio, era partito il barchino su cui giovedì sono state ritrovate senza vittime otto persone, probabilmente in mare da quattro o cinque giorni in cui, nessun mezzo di soccorso, in assenza di navi umanitarie, si è accorto di loro. Morti assiderati dopo giorni e notti alla deriva con il freddo intenso di gennaio e l'acqua gelida.
E forse era su quel barchino anche la donna rimasta aggrappata ad un salvagente per chissà quanto tempo e recuperata in grave stato di ipotermia a sud di Lampedusa da un peschereccio tunisino. E la sua storia fa tornare immediatamente alla mente quella di Josepha, la camerunense che a luglio del 2018 rimase due giorni in mare aggrappata ad un pezzo di legno, con accanto il cadavere di un'altra donna e di un bimbo di 5 anni, dopo che il gommone su cui viaggiava è naufragato. A salvarla furono i volontari di Open Arms e la foto che immortala l'orrore nei suoi occhi ha fatto il giro del mondo:
La Procura di Agrigento attende che la giovane sia in condizioni di poter parlare per fare in modo che venga sentita da polizia e dal mediatore culturale, e ricostruisca cosa effettivamente le sia accaduto.
E dunque, così come accaduto, per il barchino con le 39 persone, dieci delle quali morte, individuato giovedì mattina da un altro peschereccio, nell'assenza totale di soccorsi tornano protagonisti i pescatori nel salvataggio dei migranti. Mentre ancora l'Oim stigmatizza l'operato della guardia costiera libica a cui, domani pomeriggio, con una cerimonia in pompa magna a cui farà da contraltare un sit in di protesta di Mediterranea, l'Italia regalerà una nuova motovedetta appena uscita dal cantiere di Adria. "E' urgente agire per fermare i ritorni in Libia, porto non sicuro - ribadisce Flavio Di Giacomo - Una volta intrcettati in mare e riportati indietro, sono molti i migranti che scompaiono o non sono più raggiungibili dalle organizzazioni umanitarie".