Crisi del classico? Parla Galatea Vaglio: "E' stato il mio liceo, ma difenderlo per principio è classismo"
di Ilaria Venturi , di Ilaria VenturiPremette di essere una classicista "fatta e finita", e lo è, prima di lanciarsi in un post contro "la spocchia del liceo classico" destinato a suscitare un vespaio. E infatti, così è stato. Mariangela Galatea Vaglio, autrice di saggi e romanzi storici, insegnante alle medie di Martellago, in provincia di Venezia, e blogger seguitissima (74mila persone in Facebook e un blog da cinque milioni di visitatori) non ha usato l'artiglieria leggera: "Se c'è una cosa che ho sempre odiato era il sentirsi sto**** perché si faceva il classico, di per sé, convinti che il greco e il latino fossero come la bacchetta di Harry Potter, e bastasse prendere in mano un Rocci (vocabolario di greco, ndr), pure senza aprirlo, per ottenere dei superpoteri". E giù quasi duemila commenti. Un dibattito che si riaccende alla luce di un meno 0,4% di iscritti al liceo classico il prossimo anno (sono passati dal 6,2 al 5,8%). Immed…
Premette di essere una classicista "fatta e finita", e lo è, prima di lanciarsi in un post contro "la spocchia del liceo classico" destinato a suscitare un vespaio. E infatti, così è stato. Mariangela Galatea Vaglio, autrice di saggi e romanzi storici, insegnante alle medie di Martellago, in provincia di Venezia, e blogger seguitissima (74mila persone in Facebook e un blog da cinque milioni di visitatori) non ha usato l'artiglieria leggera: "Se c'è una cosa che ho sempre odiato era il sentirsi sto**** perché si faceva il classico, di per sé, convinti che il greco e il latino fossero come la bacchetta di Harry Potter, e bastasse prendere in mano un Rocci (vocabolario di greco, ndr), pure senza aprirlo, per ottenere dei superpoteri". E giù quasi duemila commenti. Un dibattito che si riaccende alla luce di un meno 0,4% di iscritti al liceo classico il prossimo anno (sono passati dal 6,2 al 5,8%). Immediate le reazioni, tra chi difende il liceo del greco e del latino e chi lo considera superato.
Professoressa, come è nata la sua reazione, peraltro da una che viene dal classico?
"E' che mi fa sempre un po' ridere la difesa a spada tratta del classico. Anzi, la trovo insopportabile e classista. Il liceo classico non è che un percorso, nemmeno tanto in crisi perché da sempre è scelto dal 5-6% degli studenti: è sempre stata una scuola minoritaria. Poi se la presenti come scuole d'élite, la racconti come fosse Alcatraz e se fai una guerra dura a tutte le materie umanistiche dicendo che sono inutili, è chiaro che non aiuta. Ma non ci si può limitare a difenderlo come fosse Fort Apache sotto assedio".
Ha ancora un senso il liceo classico o meglio abolirlo?
"Va esteso, non abolito. Ha sul groppone un bel po' di anni e forse sarebbe ora di rivederlo".
In che modo?
"Io sarei per una profonda riforma che permettesse ai ragazzi di non essere costretti a scegliere un indirizzo a 14 anni: come faccio a sapere a quell'età se mi potrà piacere il greco e il latino se non ne so assolutamente nulla? Vado alla cieca o vado al liceo in generale perché c'è chi lo ha fatto in famiglia confermando così un pregiudizio e una disparità sociale? Credo che alle superiori si debba organizzare meglio il biennio e offrire nel triennio maggiore possibilità di seguire i propri interessi, di ritagliarsi un percorso personalizzato sulla base di un nucleo di materie fondamentali: ti può interessare il greco, ma anche la matematica, ti possono piacere le materie pratiche ma anche la storia dell'arte. Magari un ragioniere vorrebbe fare un corso di filosofia, un bravo cuoco scoprirebbe l'interesse per Cicerone, un meccanico, chissà, si divertirebbe a tradurre il De Bello Gallico. Piuttosto che difendere anacronisticamente il liceo classico lasciamo che tutti i ragazzi siano liberi di frequentare i corsi che vogliono, diamo loro l'opportunità di farlo. Negli ultimi anni si è fatto molto, ma il sistema di superiori rimane ancora molto rigido. Rende tra l'altro difficile per i ragazzi che hanno sbagliato percorso correggere il tiro".
Concorda con chi afferma che il greco e il latino forgiano la mente?
"Che idea buffa, oggettivamente una fregnaccia frutto di un fraintendimento. Il greco e il latino non hanno nessuna potenza taumaturgica e se il problema fosse solo allenare la logica basterebbe il Sudoku. Ma nemmeno il latino e il greco, che sono la mia vita, meritano di essere trattati cosi. Non è che queste materie, come la matematica o la fisica, hanno il potere di fare diventare più o meno intelligenti le persone, sono specializzazioni che si scelgono in base alle proprie inclinazioni. Il greco di per sé non è migliore o peggiore della meccanica, dello spagnolo o persino del cucito".
Tra i commenti al suo post c'è chi dissente: "Non è proprio la stessa cosa studiare Euripide e cucito". E chi reagisce così: "Se avessi studiato cucito sarei la stessa persona? Non credo, perché quello che fornisce il liceo classico è la capacità di formulare, esprimere e mettere in pratica il pensiero critico".
"Il pensiero critico è riuscire a pensare criticamente partendo dalle proprie basi, non c'è una materia in particolare che te lo sviluppi. E poi, anche ammesso che il latino e greco abbiano questo potere, allora sarebbe il caso di renderlo disponibile a tutti e non solo in corsi frequentati da una minoranza peraltro connotata socialmente ed economicamente come classe privilegiata. Siamo convinti che ci sono materie che fanno bene? Permettiamo a tutti i ragazzi di studiarle o almeno di farsene un'idea".
Il suo post sul classico è dissacrante. Scrive che la "stragrande maggioranza dei miei compagni di scuola al classico ci era finita non per il greco o il latino, ma perché i genitori ritenevano che il greco e il latino fossero molto chic, una roba da classe dirigente, come le polo Ralf Laurent e le borse di Luis Vuitton ed Hermes".
"Il punto è che gran parte degli studenti che finiscono al classico ci finiscono per questa cosa qui: che ti ci iscrivono perché sei già classe dirigente, o aspiri a diventarlo".
E' ancora così?
"La crisi di alcuni indirizzi è anche dovuta a questo: sembrava che garantissero l'accesso alla classe dirigente, in realtà lo garantivano semplicemente perché il 99% erano già figli della classe dirigente. Ora si sta aprendo un mondo in cui tutto questo scricchiola. Alcuni curricula sono vecchi, ma non perché hanno greco e latino, ma perché sono molto rigidi e ti preparano a un mondo che fuori non c'è più".
Così alza la palla a chi sostiene che la scuola deve preparare unicamente al mondo del lavoro.
"Eh no, non si chieda alla scuola di fare una cosa che scuola non è: non siamo un ufficio di formazione per le aziende e di creazione di manodopera specializzata. Non è quello che la Costituzione chiede alla scuola e non è compito nemmeno dei tecnici e dei professionali, mentre adesso sembra che siano una fabbrica di bulloni: è umiliante per i ragazzi e per tutti. Non esistono scuole di serie A, i licei, e di serie B, ovvero tutte le altre. Dobbiamo formare dei cittadini. E se nei vari percorsi i ragazzi studiano materie formalmente inutili, nel senso non immediatamente spendibili nel mondo del lavoro, ben venga".
Una curiosità: lei perché ha scelto il classico?
"Mi era stato consigliato alle medie e comunque facevo parte di una famiglia abbastanza benestante. Però poi ci andai per caso, mia mamma guardò quale era la fermata del bus più vicina e mi disse: risparmi 30 minuti, vai al classico. E' stata la mia vocazione. Ma se anche avessi fatto le magistrali o il linguistico alla fine sarei finita a fare qualcosa di umanistico".