Vaticano, caso Rupnik, i gesuiti raccolgono le denunce: possibile un processo
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziSi concluderà "non prima del 17 febbraio" la raccolta che i gesuiti stanno facendo di "testimonianze e denunce" a carico di padre Marko Rupnik, gesuita e mosaicista noto in tutto il mondo, accusato da numerose donne di abusi sessuali e di coscienza prolungati nel corso degli anni. Una volta chiuso il dossier, la Compagnia di Gesù farà una "comunicazione" sulle conclusioni e, a seconda della gravità delle informazioni raccolte, potrebbe aprire un "processo" canonico.
Le notizie relative a padre Rupnik sono state sinora frammentarie e lacunose. Il caso è esploso quando su internet sono iniziate a circolare le prime notizie circa abusi sessuali che il gesuita avrebbe compiuto nel corso del tempo. I primi casi risalgono agli anni Novanta, quando padre Rupnik era ancora in Slovenia, e gli abusi, plurimi, sarebbero avvenuti nella comunità di suore Loyola nei pressi di Lubiana. La Compagnia di Gesù…
Si concluderà "non prima del 17 febbraio" la raccolta che i gesuiti stanno facendo di "testimonianze e denunce" a carico di padre Marko Rupnik, gesuita e mosaicista noto in tutto il mondo, accusato da numerose donne di abusi sessuali e di coscienza prolungati nel corso degli anni. Una volta chiuso il dossier, la Compagnia di Gesù farà una "comunicazione" sulle conclusioni e, a seconda della gravità delle informazioni raccolte, potrebbe aprire un "processo" canonico.
Le notizie relative a padre Rupnik sono state sinora frammentarie e lacunose. Il caso è esploso quando su internet sono iniziate a circolare le prime notizie circa abusi sessuali che il gesuita avrebbe compiuto nel corso del tempo. I primi casi risalgono agli anni Novanta, quando padre Rupnik era ancora in Slovenia, e gli abusi, plurimi, sarebbero avvenuti nella comunità di suore Loyola nei pressi di Lubiana. La Compagnia di Gesù ha confermato di aver svolto un'indagine e di essere arrivata a raccomandare alla congregazione per la Dottrina della fede, responsabile di questi casi, di svolgere un processo penale: il dicastero vaticano, guidato da un gesuita, il cardinale Luis Ladaria, a ottobre del 2022 ha però deciso di non procedere considerando che i reati erano prescritti.
La scomunica e l'indennizzo
Il secondo caso è invece avvenuto a Roma in anni più recenti, nel 2015: abuso sessuale e successiva "assoluzione del complice" in confessionale, reato che per il diritto canonico porta alla scomunica automatica ("latae sententiae"). La scomunica, accertata dalla Dottrina della fede con decreto del maggio del 2020, viene tolta lo stesso mese dallo stesso dicastero vaticano. Come ha riferito il superiore dei gesuiti, padre Arturo Sosa, padre Rupnik ha dovuto "riconoscere" il reato "e formalmente pentirsi". E' questo, a quanto si apprende, il caso che, ha detto papa Francesco in una recente intervista all'Associated Press, si è concluso con un "comune accordo" che sarebbe stato raggiunto tramite il "pagamento di un indennizzo" alla vittima. Ciononostante, la Compagnia di Gesù ha disposto che le "restrizioni" disciplinari che erano state adottate nei confronti di padre Rupnik durante le indagini - sostanzialmente il divieto di accompagnamento spirituale, l'ambito nel quale sono avvenuti gli abusi - continuassero ad essere applicate. Nel frattempo, altre testimonianze sono emerse, di abusi protrattisi nel corso degli anni nella residenza dell'atelier romano del gesuita, il centro Aletti.
La raccolta delle denunce
Lo scorso 19 dicembre, in una nota pubblicata sul sito della Curia generalizia della Compagnia di Gesù il superiore gerarchico di Rupnik, padre Johan Verschueren, ha invitato "chiunque voglia fare una nuova denuncia o che voglia discutere di denunce già fatte" a contattare i gesuiti. "Già alcuni mesi fa - spiegava il delegato del superiore dei gesuiti per le Case internazionali a Roma - abbiamo costituito un team di persone, donne e uomini, provenienti da varie discipline e con una varietà di competenze nell'affrontare queste situazioni. Sono disponibili, e in effetti lo sono stati, per ascoltare, sostenere e aiutare. Le persone possono scrivere in inglese, francese, italiano, spagnolo, olandese e tedesco".
Ora "il nostro team referente sta facendo la raccolta di tutte le nuove testimonianze e denunce", spiega padre Verschueren a Repubblica. Le informazioni "potrebbe portarci a un processo giuridico che potrebbe avere varie possibilità canoniche. Aspetto il risultato di questo studio complessivo con il parere giuridico non prima di 17 febbraio". A fine dicembre era filtrata la notizia che già nove donne avevano presentato denuncia: è plausibile che il numero nel frattempo il numero sia cresciuto.
L'ipotesi di un processo canonico
Qualora venga avviato un processo, e questo confermi gli abusi, le conseguenze possono essere svariate: sanzioni disciplinari, sospensione a divinis, dimissioni dallo stato clericale. Lo stesso papa Francesco, nell'intervista all'Ap, ha detto che "ci sono migliaia di cammini possibili per andare avanti con processi canonici, con castighi, riduzioni allo stato laicale", a prescindere dalla prescrizione del reato. "La mia scelta giuridica dipenderà dal contenuto e dalla gravità del dossier", spiega padre Verschueren. "In attesa aspetto con pazienza". Ad ogni modo, "qualche giorno dopo l'arrivo del dossier" ci sarà "una comunicazione" da parte della Curia generalizia dei gesuiti.
Via dalla Gregoriana
Le prime conseguenze sono già scattate. Se il cardinale vicario di Roma, Angelo De Donatis, ha affermato che i "ministri di Cristo" non possono "essere meno garantisti e caritatevoli di uno Stato laico", la Pontificia Università Gregoriana dei gesuiti ha deciso a inizio anno di annullare la collaborazione di padre Rupnik a tutte le attività accademiche: insegnamento, tesi e programmi futuri. Al centro Aletti, invece, sinora nulla è cambiato. Apparentemente nel corso degli anni le sanzioni in vigore non sono state pienamente rispettate da padre Rupnik: ci saranno conseguenze per il centro Aletti? "Non è vero", risponde padre Verschueren. "Secondo le mie informazioni, tutte le misure sono sempre state rispettate. Il centro Aletti non c'entra. Non è neppure mia competenza. Si tratta di un'associazione di fedeli che ricade sotto la responsabilità del Vicariato di Roma".