L’ultimo cavillo di Nordio sulle carte di Cospito per salvare Donzelli
di Tommaso Ciriaco e Fabio Tonacci , di Tommaso Ciriaco e Fabio TonacciROMA - Nel tentativo di salvare il sottosegretario Andrea Delmastro e il deputato di Fratelli d'Italia Giovanni Donzelli, il ministro della Giustizia Carlo Nordio si aggrappa di nuovo all'arzigogolo giuridico. Questa volta inserito non in un comunicato stampa ma nella risposta all'istanza di accesso agli atti presentata da Angelo Bonelli dei Verdi, che ha chiesto di avere le stesse carte su Cospito da cui il deputato ha attinto per scagliarsi in Aula contro l'opposizione. Risposta che per forza di cose doveva essere positiva, altrimenti la linea del governo Meloni, riassumibile in "Donzelli e Delmastro potevano averle, nessun segreto d'ufficio è stato violato", sarebbe crollata all'istante. E però la via d'uscita è tutt'altro che un'agile discesa.
ROMA - Nel tentativo di salvare il sottosegretario Andrea Delmastro e il deputato di Fratelli d'Italia Giovanni Donzelli, il ministro della Giustizia Carlo Nordio si aggrappa di nuovo all'arzigogolo giuridico. Questa volta inserito non in un comunicato stampa ma nella risposta all'istanza di accesso agli atti presentata da Angelo Bonelli dei Verdi, che ha chiesto di avere le stesse carte su Cospito da cui il deputato ha attinto per scagliarsi in Aula contro l'opposizione. Risposta che per forza di cose doveva essere positiva, altrimenti la linea del governo Meloni, riassumibile in "Donzelli e Delmastro potevano averle, nessun segreto d'ufficio è stato violato", sarebbe crollata all'istante. E però la via d'uscita è tutt'altro che un'agile discesa.
Delmastro sostiene che i quattro, durante la vista a Bancali, si siano "inchinati" alla mafia. Ma Repubblica ha potuto leggere la relazione di servizio del Gruppo operativo mobile (altro reparto della Penitenziaria) sull'incontro, durato 48 minuti: non c'è stato alcun inchino, piuttosto l'ennesimo monologo di Cospito.
Il 55 enne, condannato a trent'anni per la gambizzazione del dirigente di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi e per le due bombe fatte esplodere all'ingresso della scuola allievi carabinieri di Fossano, dice di stare fisicamente bene e di essere seguito "benissimo" a livello sanitario, poi si lancia in un rosario di lamentele sulle condizioni detentive e sulle, a suo giudizio, vere ragioni della reclusione al carcere duro. "Solo per la mia ideologia". Un monologo, lo definisce il poliziotto. "Noi anarchici, che ora conosciamo anche questo mondo, non smetteremo di lottare sino a quando non sarà abolito".
Cospito mostra di sapere cosa si sta muovendo fuori, le manifestazioni e i gesti dimostrativi in giro per il mondo in sua solidarietà. "Continuerò la mia protesta fino alla fine, non ho niente da perdere". E sulla Fai-Fri Federazione anarchica informale-Fronte rivoluzionario internazionale, spiega: "Non siamo un'associazione mafiosa, siamo soggetti che seguono ideali e che probabilmente nemmeno ci conosciamo. Come faccio io a essere il capo di un'associazione, ad esempio la Fai-Fri, che ha sostenitori in tutto il mondo?", si chiede poco prima di salutare la delegazione. Che lascia il carcere sassarese quando sono le ore 12.13.