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Turchia, la scossa più forte di mille Amatrice nella terra sospesa su tre placche

La mappa del rischio sismico in Turchia. In rosso intenso e in blu la faglia anatolica settentrionale e quella orientale (obliqua) 
L’ultimo sisma così forte nella zona risale all’859. E la Turchia ora teme per Istanbul, lambita da un’altra faglia. Le analogie con la California
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Arabia, Anatolia, Caucaso. Sono i nomi di tre regioni calde per chi vive sopra alla terra. Ma sono anche i nomi di tre placche tettoniche che si spingono e si strattonano nel sottosuolo. Al loro incrocio ieri alle 2 e 17 del mattino, ora italiana, la tensione si è spezzata all’improvviso. E per chi vive sopra alla terra è stato un cataclisma.

La scossa iniziale

La scossa iniziale di magnitudo 7.8 ha liberato un’energia pari a 32 bombe atomiche di Hiroshima. È stata mille volte più forte del terremoto di Amatrice del 2016 (magnitudo 5.9) e 30 volte più forte dell’Irpinia del 1980 (magnitudo 6.9) secondo l’Ingv, il nostro Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

Alla fine della giornata, almeno trecento scosse più tardi (inclusa una di magnitudo 7.5 alle 11:24), a tremare in modo pesante erano stati 20mila chilometri quadrati a cavallo fra Siria e Turchia. Quindici milioni di persone hanno sentito il terremoto i…

Arabia, Anatolia, Caucaso. Sono i nomi di tre regioni calde per chi vive sopra alla terra. Ma sono anche i nomi di tre placche tettoniche che si spingono e si strattonano nel sottosuolo. Al loro incrocio ieri alle 2 e 17 del mattino, ora italiana, la tensione si è spezzata all’improvviso. E per chi vive sopra alla terra è stato un cataclisma.

La scossa iniziale

La scossa iniziale di magnitudo 7.8 ha liberato un’energia pari a 32 bombe atomiche di Hiroshima. È stata mille volte più forte del terremoto di Amatrice del 2016 (magnitudo 5.9) e 30 volte più forte dell’Irpinia del 1980 (magnitudo 6.9) secondo l’Ingv, il nostro Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

Alla fine della giornata, almeno trecento scosse più tardi (inclusa una di magnitudo 7.5 alle 11:24), a tremare in modo pesante erano stati 20mila chilometri quadrati a cavallo fra Siria e Turchia. Quindici milioni di persone hanno sentito il terremoto in modo «severo», secondo l’Usgs, il servizio geologico americano, perfino a Cipro e in Libano. Le onde sismiche sono state registrate dagli strumenti anche in Groenlandia.

«Per vedere un’altra scossa così in questa regione bisogna tornare indietro all’859», ricorda Aybige Akinci, ricercatrice turca dell’Ingv, che ha studiato in quella palestra per sismologi che è Smirne.

Una delle zone più sismiche del mondo

Nel sudest della Turchia, lungo la faglia dell’Anatolia orientale, un terremoto così non arriva d’altra parte di sorpresa. La crepa sotterranea di un migliaio di chilometri che separa placca araba e anatolica è una delle zone più sismiche del mondo. L’Arabia che preme verso nord e l’Anatolia che le sfugge verso ovest, scorrendo a nord lungo la placca euroasiatica, creano un gioco di attriti che fa rabbrividire.

«Sono spostamenti da una decina di millimetri all’anno», spiega Akinci. Per registrarli servono stazioni gps o satelliti estremamente precisi. Ma è così, con la pazienza della Terra, che è nato il Caucaso, così l’Anatolia è diventata un altopiano rugoso di oltre mille metri. E nel tempo si è accumulata tanta energia elastica da far scoppiare in una manciata di secondi l’equivalente di 32 atomiche.

La stima delle vittime e dei danni

L’Usgs, in base a magnitudo e densità di abitanti, stima che il bilancio delle vittime arrivi attorno a 10mila. Dieci miliardi di dollari il conto probabile dei danni. L’ultimo terremoto di questa potenza che si è abbattuto su territori abitati risale al 2016, in Ecuador, con una scossa che rase al suolo 35mila case.

Ieri la parte della faglia che si è attivata in Turchia ha raggiunto i 200 chilometri di lunghezza, dall’entroterra montuoso tra Malatya e Dyarbakir fino al golfo di Alessandretta. La placca anatolica ha effettuato uno scorrimento verso sud-ovest rispetto a quella arabica.

Le scosse di ieri lungo la faglia orientale 

L'allerta tsunami in Italia

Nel Mediterraneo orientale le boe hanno misurato anomalie di alcune decine di centimetri nel livello del mare, spingendo l’Ingv e la Protezione civile a emanare un’allerta tsunami in Italia. L’onda era attesa sulle nostre coste alle 6:30 del mattino e per poco più di mezz’ora la circolazione dei treni è stata sospesa nel sudest dello stivale. Poi alle 7:15 l’allerta è rientrata senza anomalie.

Istanbul teme il Big One

Il resto della Turchia, invece, continua a sudare freddo. Perché la faglia orientale non è l’unica a far tremare il Paese. Anzi, era considerata la meno pericolosa.

Da anni le previsioni guardano con inquietudine a Istanbul. La faglia anatolica settentrionale, un taglio orizzontale che corre lungo la costa nord del Paese, lambisce la parte meridionale della città, scendendo nel Mar di Marmara per poi esaurirsi nell’Egeo. Qui si sono concentrati i terremoti più forti della Turchia. Qui si focalizzano gli sforzi dello stato di costruire edifici antisismici e si organizzano periodicamente esercitazioni della protezione civile.

«Nel 2012 — spiega Akinci — il governo turco ha varato una legge per rinnovare e rendere più sicuro il patrimonio edilizio. Finora gli sforzi si sono concentrati su Istanbul, più che sulle zone orientali». Attorno alla città è stato perfino realizzato un sistema di early warning, che registra l’arrivo delle onde sismiche con qualche secondo di anticipo rispetto alla scossa vera e propria, lasciando un piccolo intervallo per fuggire o interrompere attività a rischio.

A Izmit, poco lontano dalla città, nel 1999 è arrivato un avvertimento: un magnitudo 7.4 che causò 17mila morti. E il sistema di faglie trascorrenti che caratterizza la Turchia, con le placche cioè che scorrono l’una accanto all’altra, oggi ai geologi ricorda in parte il meccanismo della faglia di San Andreas. Anche la Turchia, come la California, spera di non vedere mai un “Big One” peggiore di quello di oggi.