Terremoto in Turchia e Siria, l'allarme dell'Unicef: "Migliaia di bambini sono rimasti soli, bisogna agire subito"
"Purtroppo temo che la gioia e il sollievo per i tantissimi bambini salvati adesso dovrà lasciare il campo alla terribile conta dei morti. E saranno molti ma molti di più, per non parlare delle migliaia di bambini rimasti soli che in queste ore si aggirano tra le macerie. Questa è un'emergenza tra le emergenze e occorre intervenire subito".
Andrea Iacomini, portavoce Unicef per l'Italia, conosce bene Gaziantep, una delle zone più duramente colpite dal terremoto, ed è costantemente in contatto con le squadre che da lunedì mattina stanno cercando di mettere in sicurezza migliaia di persone.
Iacomini, lei lancia un allarme particolare per i bambini. Perché?
"Perché è in momenti come questo che, a parte tutto quello che stanno subendo, migliaia di bambini possono scomparire, finire nelle mani della criminalità, alimentare la tratta. Come è avvenuto in Ucraina, dobbiamo agire subito. Ci s…
"Purtroppo temo che la gioia e il sollievo per i tantissimi bambini salvati adesso dovrà lasciare il campo alla terribile conta dei morti. E saranno molti ma molti di più, per non parlare delle migliaia di bambini rimasti soli che in queste ore si aggirano tra le macerie. Questa è un'emergenza tra le emergenze e occorre intervenire subito".
Andrea Iacomini, portavoce Unicef per l'Italia, conosce bene Gaziantep, una delle zone più duramente colpite dal terremoto, ed è costantemente in contatto con le squadre che da lunedì mattina stanno cercando di mettere in sicurezza migliaia di persone.
Iacomini, lei lancia un allarme particolare per i bambini. Perché?
"Perché è in momenti come questo che, a parte tutto quello che stanno subendo, migliaia di bambini possono scomparire, finire nelle mani della criminalità, alimentare la tratta. Come è avvenuto in Ucraina, dobbiamo agire subito. Ci sono migliaia di minori sopravvissuti al terremoto che, in queste ore, si stanno ritrovando da soli, senza genitori, senza famiglie, al gelo. Hanno bisogno di essere messi subito in sicurezza".
Come si può fare?
"Seguendo lo stesso modello dell'emergenza in Ucraina. Avviando un programma che, subito, inizi le ricerche dei familiari e favorisca i ricongiungimenti. Sarà un'impresa perché i numeri rischiano di essere enormi, inimmaginabili".
Avete un'idea di quanti possano essere i bambini vittime?
"Non ancora con precisione ma, soprattutto nella zona di Gaziantep, migliaia e migliaia. Pensate solo che ogni famiglia siriana (e lì, con un grande lavoro di integrazione e sistemazione dei profughi da parte del governo turco, ce ne sono milioni) ha in media sei figli. Bambini che hanno vissuto la guerra, il campo profughi, che avevano trovato un minimo di normalità e che adesso hanno subito un altro terribile trauma".
Come stanno lavorando i vostri team? Cosa occorre?
"Per fortuna i nostri team lì sono presenti da tempo e dunque sono pienamente operativi, stiamo cercando di dare la prima assistenza e ospitalità ai sopravvissuti, ma le condizioni sono tremende. Nessuno ovviamente vuole stare negli edifici, vista l'altissima possibilità di nuovi crolli, e dunque si stanno allestendo tende e campi. Ma siamo sotto zero, servono coperte, abbigliamento adeguato, farmaci. Nella speranza che la conta dei morti e dei dispersi sia meno tragica di quello che purtroppo temiamo".