✕

Terremoto Turchia e Siria, moschee e cattedrali, da Malatya ad Aleppo, anche la storia finisce sotto le macerie

Ascolta l'audio

Nella città più antica del mondo danni al tempio del dio Hadad, mentre a Iskenderun è crollata la cattedrale dell’Annunciazione
2 minuti di lettura

In catastrofi naturali così spaventose come quella che si è abbattuta su un esteso territorio ai confini tra Turchia e Siria, il primo pensiero va angosciato alle innumerevoli vittime, ma i danni al patrimonio culturale sono parimenti drammatici.

Anche se le notizie dei danni al patrimonio si susseguono da Ankara e da Damasco, sono certo solo i casi più impressionanti che cominciano ad emergere e resta difficile valutare l'entità - minore, parziale, totale - dei danni subiti da monumenti famosi. E non ben percepibili sono i danneggiamenti ad un tessuto di edifici e di centri minori: eventi naturali così eccezionali portano ad un annientamento di cui ci si rende conto solo molto più tardi.

Monumenti simbolo

In Turchia il caso più grave appare quello della Gaziantep Kalesi, la monumentale cittadella della città con uno splendido circuito turrito di oltre un chilometro di lunghezza, costruita da Giustiniano nel VI secolo sui …

In catastrofi naturali così spaventose come quella che si è abbattuta su un esteso territorio ai confini tra Turchia e Siria, il primo pensiero va angosciato alle innumerevoli vittime, ma i danni al patrimonio culturale sono parimenti drammatici.

Anche se le notizie dei danni al patrimonio si susseguono da Ankara e da Damasco, sono certo solo i casi più impressionanti che cominciano ad emergere e resta difficile valutare l'entità - minore, parziale, totale - dei danni subiti da monumenti famosi. E non ben percepibili sono i danneggiamenti ad un tessuto di edifici e di centri minori: eventi naturali così eccezionali portano ad un annientamento di cui ci si rende conto solo molto più tardi.

Monumenti simbolo

In Turchia il caso più grave appare quello della Gaziantep Kalesi, la monumentale cittadella della città con uno splendido circuito turrito di oltre un chilometro di lunghezza, costruita da Giustiniano nel VI secolo sui resti di una fortezza hittita, e resa spettacolare dalle successive ricostruzioni fino ad essere dichiarata patrimonio mondiale dell'Unesco. Le perdite di gran parte della Yeni Cami di Malatya, la Moschea Nuova, ricostruita nell'Ottocento a seguito di un terremoto e della Cattedrale cattolica dell'Annunciazione di Iskenderun, pure risalente all'Ottocento, sono simboliche di una tragedia senza pari. Tragedia che ha colpito inesorabilmente una regione dove si sono succedute dalla più remota antichità per cinque millenni culture diversissime da quelle pre-hittite del III millennio a.C., attraverso il lungo dominio bizantino, alla fioritura del mondo Ottomano fino all'inizio del secolo scorso.

I danni ad Aleppo, la città più antica del mondo

In Siria, la situazione più preoccupante è quella di Aleppo, la città che si definisce, a ragione, la più antica del mondo: menzionata già negli archivi reali di Ebla del III millennio a.C., ha conosciuto una continuità di vita senza paragoni sull'intero pianeta. La sua attuale cittadella eretta nel Medioevo su un'acropoli dove di recente è stato riportato alla luce il celebre tempio del dio Hadad, risalente agli anni attorno al 2500 a.C. e dotato di uno spettacolare corredo di rilievi, con il monumentale accesso ristrutturato nel XVI secolo sotto il dominio mamelucco, è anch'esso patrimonio dell'Unesco. Le notizie che si hanno, documentate dalla Direzione delle antichità di Damasco, rivelano che ci sono stati danni proprio alla splendida entrata, a tratti della fortificazione che la resero imprendibile tranne che alle orde dei Mongoli di Hulagu e di Tamerlano, e alla sommità del minareto di una delle sue moschee, eretta dal figlio del Saladino. Nell'area urbana di Aleppo, dove i crolli sembrano essere stati numerosi, ne ha sofferto anche il Museo nazionale, uno dei più importanti del Vicino Oriente.

Tra i danni maggiori segnalati a monumenti di particolare rilievo architettonico e storico, fin nella Siria centrale, sono quelli alla città di Selimiyah, la città santa degli Ismailiti, dove il minareto della moschea dell'Imam Ismail avrebbe subito crolli, e all'imponente castello crociato del Marqab, eretto in una spettacolare posizione sui declivi delle montagne di fronte al Mediterraneo, ultimo a cadere nel XIII secolo sotto i colpi dell'offensiva musulmana dei sultani Baybars e Qalawun.

Il problema delle ricostruzioni

Di fronte a disastri naturali di queste dimensioni e a così gravi perdite del patrimonio architettonico di due Paesi come la Turchia e la Siria di grande importanza storica a scala planetaria, si porrà il complesso e annoso problema delle ricostruzioni. E ciò riguardo sia all'oggettiva possibilità di poter procedere alle ricostruzioni stesse, sia all'opportunità di come ricostruire. E' questa una questione di particolare problematicità tanto teorica quanto pratica. Ma, se nel caso di distruzioni ad opera dell'uomo valide argomentazioni possono essere addotte contro le ricostruzioni, quali quella di lasciare lo stato di rovina come monito perché crimini contro la cultura non si abbiano a ripetere, in caso di atroci catastrofi naturali come quella di cui parliamo non possono esservi dubbi sull'opportunità di ricostruire. Il motivo delle ricostruzioni è essenzialmente nell'esigenza irrinunciabile di restituire alle popolazioni così drammaticamente colpite dalla crudeltà della natura quell'ambiente culturale che la storia ha donato loro nei secoli. I principi delle ricostruzioni, perché non si producano falsi storici, devono essere il rispetto della sovranità dei Paesi colpiti, la collaborazione internazionale e la supervisione dell'Unesco, al di là di singoli interessi politici.