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Terremoto in Turchia, satelliti puntati sulle aree colpite. “Così l’Agenzia spaziale europea coordina i soccorsi da Frascati”

Tende ed edifici distrutti osservati dai satelliti privati Maxar (reuters)
Indicheranno ai soccorritori come orientarsi nelle zone distrutte. Sono anche in grado di rilevare gli tsunami
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La prima richiesta di aiuto al cielo è partita dalla Turchia alle 7:04 di lunedì mattina. La Siria non è riuscita a fare nemmeno quella. Ci hanno pensato le Nazioni Unite per lei, dopo le 11. E il cielo ha subito risposto. I satelliti di 17 agenzie spaziali del mondo hanno interrotto le operazioni per rivolgere gli occhi sull’area colpita dal terremoto lunedì. Indicheranno ai soccorritori come orientarsi tra le macerie, quali strade percorrere, i ponti crollati da evitare. Li guideranno verso gli edifici distrutti nelle zone remote, dove gli aiuti faticano ad arrivare.

Il Trattato che recluta i satelliti

«È il nostro lavoro quando c’è un disastro naturale o una crisi umanitaria. Lo prevede la Carta internazionale dei disastri, un trattato stipulato nel 1999» spiega Simonetta Cheli, direttrice del Programma di osservazione della Terra dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea.

Dal suo centro di Frascati, non di…

La prima richiesta di aiuto al cielo è partita dalla Turchia alle 7:04 di lunedì mattina. La Siria non è riuscita a fare nemmeno quella. Ci hanno pensato le Nazioni Unite per lei, dopo le 11. E il cielo ha subito risposto. I satelliti di 17 agenzie spaziali del mondo hanno interrotto le operazioni per rivolgere gli occhi sull’area colpita dal terremoto lunedì. Indicheranno ai soccorritori come orientarsi tra le macerie, quali strade percorrere, i ponti crollati da evitare. Li guideranno verso gli edifici distrutti nelle zone remote, dove gli aiuti faticano ad arrivare.

Il Trattato che recluta i satelliti

«È il nostro lavoro quando c’è un disastro naturale o una crisi umanitaria. Lo prevede la Carta internazionale dei disastri, un trattato stipulato nel 1999» spiega Simonetta Cheli, direttrice del Programma di osservazione della Terra dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea.

Dal suo centro di Frascati, non distante da Roma, è proprio l’Esa a coordinare il lavoro di tutti i satelliti messi a disposizione di Siria e Turchia: fino a 60 contemporaneamente, a seconda della loro posizione in orbita. «Non salviamo direttamente vite come i soccorritori tra le macerie. Ma facciamo di tutto per metterli nelle migliori condizioni. Normalmente riceviamo un’allerta a settimana. Abbiamo dato il nostro contributo durante l’eruzione di Las Palmas e l’inondazione in Pakistan, ma anche l’estate scorsa per localizzare gli incendi in Sardegna».

In altri scenari, i satelliti misurano l’altezza delle onde e si accorgono dell’arrivo di uno tsunami. Oppure registrano, come nel caso del maremoto dell’Indonesia del 2004, l’ampiezza delle zone devastate.

Banda Aceh, in Indonesia, prima e dopo lo tsunami del 2004 

Foto o immagini radar

Dal ’99, anno del Trattato, gli occhi dei satelliti sono diventati più acuti. Da alcune decine di metri di risoluzione sono passati ad alcune decine di centimetri. Copernicus, il sistema di osservazione satellitare dell’Unione Europea, è entrato in azione per primo, già lunedì mattina. Se i sistemi ottici montati a bordo offrono immagini simili a foto, facili da interpretare, quelli radar vedono anche di notte e oltre le nuvole.

«Ci vuole però tempo per l’elaborazione» spiega Cheli. «Martedì abbiamo ottenuto le prime immagini grezze dalla Turchia. Per offrirle ai soccorritori serve ancora un po’ di lavoro». Il satellite francese Pléiades, ottico, ieri ha inviato la prima foto di Turkoglu, cittadina vicina all’epicentro. Per domani è atteso il passaggio del satellite dell’Esa Sentinel 1, che darà ai geologi i primi dati sui volumi di crosta terrestre mobilizzati e sconvolti dal terremoto.

«Si preannunciano valori enormi» dice Riccardo Lanari, a lungo direttore dell’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente del Cnr. I dati scientifici, diversamente da quelli per i soccorsi, sfruttano il metodo dell’interferometria. Tracciando le differenze tra l’ultimo passaggio che precede la scossa e il primo successivo, ricostruiscono le deformazioni del terreno al livello del millimetro, in verticale e orizzontale.

L'impronta digitale dei terremoti

Con questa tecnica si può disegnare l’impronta digitale di ogni terremoto, ha scritto su Earth Science Reviews Carlo Doglioni, presidente dell’Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Dopo il sisma in Italia centrale nel 2016, ad esempio, i satelliti hanno disegnato le montuosità e gli avvallamenti del terreno creati dalla scossa con la precisione di un miniaturista.

L'impronta digitale del terremoto dell'Italia centrale del 2016 

La perlustrazione di Sentinel 1 domani sulla Turchia richiederà un altro paio di giorni per trasformare i dati radar in immagini, poi conosceremo l’impronta digitale anche del terremoto in Turchia. «Avevamo un secondo satellite, Sentinel 1b» spiega Lanari. «Ma ha avuto un malfunzionamento. Sostituirlo subito con un altro satellite, Sentinel 1c, ci avrebbe fatto guadagnare tempo prezioso. Uno dei componenti necessari al lancio però viene prodotto a Dnipro, in Ucraina». Neanche in cielo, evidentemente, la fortuna gira sempre per il verso giusto.