Scuola, fuga dal Classico, Eraldo Affinati: “Rischia di ridursi a una torre d’avorio per pochi eletti”
di Paolo Di Paolo , di Paolo Di PaoloSe c'è un rischio che corre il liceo classico è quello di "ridursi a una torre d'avorio che si rinserra in un cerchio di eletti impegnati a discutere tra loro". Reagisce così Eraldo Affinati - scrittore e insegnante, fondatore della Penny Wirton, scuola gratuita di italiano per migranti - al ricorrente dibattito sulla attualità della formazione classica. "È innegabile che molti degli iscritti al classico abbiano vantaggi culturali e socio-economici di partenza. Tuttavia è una scuola che viene scelta spesso anche come riscatto sociale sia dalle famiglie non benestanti, sia da quei ragazzi (per fortuna ce ne sono ancora!) interessati allo studio in sé. Qualche giorno fa ne ho conosciuto uno che stava leggendo Lucrezio per conto suo. Avrei voluto abbracciarlo"
Se c'è un rischio che corre il liceo classico è quello di "ridursi a una torre d'avorio che si rinserra in un cerchio di eletti impegnati a discutere tra loro". Reagisce così Eraldo Affinati - scrittore e insegnante, fondatore della Penny Wirton, scuola gratuita di italiano per migranti - al ricorrente dibattito sulla attualità della formazione classica. "È innegabile che molti degli iscritti al classico abbiano vantaggi culturali e socio-economici di partenza. Tuttavia è una scuola che viene scelta spesso anche come riscatto sociale sia dalle famiglie non benestanti, sia da quei ragazzi (per fortuna ce ne sono ancora!) interessati allo studio in sé. Qualche giorno fa ne ho conosciuto uno che stava leggendo Lucrezio per conto suo. Avrei voluto abbracciarlo"
"Il classico, storicamente, offre una formazione universale di accesso a tutte le facoltà universitarie, non un diploma utilizzabile per l'inserimento professionale, quindi potremmo supporre, al di là dei casi specifici, che le famiglie interessate a uno sbocco lavorativo immediato preferiscano orientare altrove i propri figli. Negli anni abbiamo assistito a un incremento delle iscrizioni al liceo scientifico da molti ritenuto, a torto o ragione, più polivalente e meno esclusivo. Il valore della cultura fine a se stessa, incarnato dal classico, sembra oggi poco considerato nelle scelte della maggioranza, a favore di un sapere funzionale."
Lei incontra molti giovani stranieri, migranti o figli di migranti. In un contesto simile può essere una prospettiva di formazione sensata?
"Conosco diverse ragazze di seconda generazione, figlie di genitori africani o asiatici, iscritte al liceo classico, che svolgono i tirocini formativi nelle scuole Penny Wirton per l'insegnamento gratuito della lingua italiana agli immigrati, le quali, non dimenticando le proprie origini, mettono a disposizione la loro cultura ai minorenni non accompagnati appena arrivati in Italia. Quando entrano in azione nel rapporto didattico uno a uno con gli analfabeti nella lingua madre vedo plasticamente rappresentato un ideale passaggio di testimone planetario. Queste liceali nei resoconti scritti che gli chiediamo di scrivere per elaborare l'esperienza pedagogica compiuta, ci fanno superare molti stereotipi sui giovani smidollati e nullafacenti. È proprio osservando Michelle, di famiglia congolese, o Angela, figlia di un senegalese, mentre insegnano i verbi ai coetanei provenienti dai centri di pronta accoglienza, che a me sembra di risentire la voce di don Lorenzo Milani: il sapere serve solo per darlo".
Scarse competenze scientifiche, conoscenza approssimativa dell'inglese e di altre lingue straniere: i piani di studio non andrebbero ripensati?
"Esiste già la possibilità, per chi vuole, di andare oltre lo schema tradizionale del liceo classico in quanto molto spesso, nello stesso istituto, i ragazzi possono scegliere indirizzi contigui, come le scienze umane, linguistiche, coreutiche, sportive. Senza dimenticare le tante sperimentazioni concesse dal regime dell'autonomia scolastica. Ad esempio, il liceo classico europeo, attivo in numerose città italiane, affianca allo studio delle lingue antiche, l'apprendimento di quelle straniere".
Domanda secca: è davvero un liceo contemporaneo?
"Un umanista ha le chiavi per aprire tutte le porte, a patto che non se le tenga solo per sé! Oggi più che mai, nella nuova dimensione digitale, avremmo bisogno di richiamare i ragazzi alla concentrazione e al rigore, alla verifica delle fonti, all'esercizio quotidiano, allo studio che nasce dalla pura passione, anche per superare gli equivoci legati all'apprendimento istantaneo, all'imperante superficialità informativa che paradossalmente la maggiore disponibilità di notizie non cessa di incrementare. Un giovane di talento, in questa fase storica, dispone di una potenzialità conoscitiva mai esistita in passato. Dobbiamo ripristinare, per lui e per tutti noi, le gerarchie di valore nel grande mare magnum del Web: dove farlo se non al classico?".