Gender gap. “La chirurgia non è per voi”. Quella porta di cristallo tra le donne e la Scienza
di Daniela Hamaui , di Daniela HamauiAl termine del liceo le ragazze sono davanti a un bivio. C'è un acronimo, Stem, che le attrae e allo stesso tempo le spaventa. Il temine racchiude alcune facoltà (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica e medicina) che sono state, e per alcuni versi sono ancora, di dominio maschile. Molte bambine che amano l'aritmetica, nella preadolescenza, si convincono che è meglio lasciar perdere. Sentono genitori e insegnanti dire: meglio il classico dello scientifico, meglio lettere che ingegneria, meglio lavori femminili che maschili. Per fortuna oggi molte di loro non ascoltano più questi consigli. In Italia (in linea con la media Ue) ora le laureate di secondo livello nelle scienze naturali, matematica e statistica, sono il 60% di cui il 72% nelle scienze biologiche, il 52% in matematica e il 43% in fisica. L'ingegneria purtroppo è ferma al 25%.
Doppio standard
Tutto bene quindi? Possiamo pensare che le giovani stiano superando le loro diff…
Al termine del liceo le ragazze sono davanti a un bivio. C'è un acronimo, Stem, che le attrae e allo stesso tempo le spaventa. Il temine racchiude alcune facoltà (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica e medicina) che sono state, e per alcuni versi sono ancora, di dominio maschile. Molte bambine che amano l'aritmetica, nella preadolescenza, si convincono che è meglio lasciar perdere. Sentono genitori e insegnanti dire: meglio il classico dello scientifico, meglio lettere che ingegneria, meglio lavori femminili che maschili. Per fortuna oggi molte di loro non ascoltano più questi consigli. In Italia (in linea con la media Ue) ora le laureate di secondo livello nelle scienze naturali, matematica e statistica, sono il 60% di cui il 72% nelle scienze biologiche, il 52% in matematica e il 43% in fisica. L'ingegneria purtroppo è ferma al 25%.
Doppio standard
Tutto bene quindi? Possiamo pensare che le giovani stiano superando le loro diffidenze nei confronti delle materie scientifiche e che soprattutto il mondo del lavoro le ripagherà con la stessa moneta con cui ha ripagato i maschi? Sì e no. I motivi li spiega bene un libro, Doppio Standard (Carocci editore) di Camilla Gaiaschi, docente all'Università di Losanna e a quella del Salento. Il titolo è esaustivo. Il doppio standard riguarda i criteri di valutazione diversi nei confronti di persone che si trovano nella stessa situazione o hanno le stesse caratteristiche. Quello utilizzato nei confronti delle donne risulta generalmente più severo. Le ragazze che entrano nelle facoltà scientifiche, spiega l'autrice, sono delle "sopravvissute", hanno già superato tutti i tentativi di dissuaderle e subìto una selezione iniziata da quando erano bambine. Il risultato è che spesso sono più preparate, più determinate, più capaci di arrivare alla fine della carriera con voti alti. Ma anche questo non basta. Una volta entrate nel mondo del lavoro vengono di nuovo frenate dai pregiudizi, dall'idea che dovranno sottrarre del tempo al privato e che presto o tardi faranno un figlio. Insomma, la selezione sembra non avere mai fine.
C'è un mondo che fotografa bene questa escalation: la medicina. Gaiaschi spiega il perché. "Nel 2019 - dice - le donne rappresentavano già il 44% dei medici nei paesi Ocse (erano il 37% nel 2009) e la proporzione, anche in Italia, è ora destinata a crescere: le laureate e le specializzande superano i loro colleghi, anche in diverse specialità chirurgiche. Il cambiamento generazionale è in corso: 6 medici under 35 su dieci in Italia sono donne, il 59%".
Donne più brave ma pagate meno degli uomini
Parole più che rassicuranti ma ancora una volta c'è un però. Le donne tendono a laurearsi con voti leggermente migliori (108/110 contro 107/110) e ricevono più spesso la lode (51,5% contro 45%) eppure guadagnano il 38% in meno degli uomini. E soprattutto la maggioranza dei medici di primo livello (il 57%), sono donne, ma solo il 38% arriva ad essere vice primario e il 23% primario. Alcune specialità mediche sono più femminilizzate: in neonatologia e reumatologia, l'80% dei medici sono donne, in pediatria il 67,5%, in neuropsichiatria infantile il 60%. La situazione si inverte invece in molte chirurgie. Per capire la situazione nei reparti, l'autrice ha ascoltato 25 dottoresse in un grande ospedale del Nord. Una di queste è Francesca che, durante un'esercitazione in chirurgia, capisce che quella è la sua passione. Un giorno però a lezione sente il chirurgo dire a una studentessa: "Signorina, si ricordi che questo non è un mestiere per donne". Francesca sceglie ginecologia e riesce ad entrare in sala operatoria grazie ai chirurghi dell'unità senologica. Lì trova un primario che la incoraggia a proseguire e ora è una chirurga generale.
CALCOLA LA DIFFERENZA DI STIPENDIO TRA UOMINI E DONNE
Sabrina invece si è laureata negli anni Ottanta con un internato in chirurgia - all'epoca c'erano pochissime donne. Il primo primario che interpella le dice che la vede meglio a casa oppure in una specialità più tranquilla. Sabrina ignora il suggerimento e prosegue per la sua strada: ora lavora in chirurgia d'urgenza ed è tra le pochissime in reparto che continua a operare.
L'effetto 'porta di cristallo'
Oggi è la giornata internazionale delle donne nella scienza e se c'è un messaggio che dobbiamo trasmettere alle ragazze è: non mollate mai, per nessuna ragione. Non ascoltate i falsi oracoli, proseguite con tenacia per la vostra strada. È difficile, ma non impossibile, e soprattutto alla fine c'è una sorpresa. Le chirurghe sono solo il 16%, le primarie il 6% ma le dottoresse sono state così selezionate nei primi livelli della carriera che una volta arrivate in alto sono talmente brave e competenti da avere oggi le stesse possibilità degli uomini di diventare primario. È l'effetto "porta di cristallo" che all'opposto del soffitto suggerisce che gli ostacoli per le donne sono maggiori non nelle fasi finali della carriera, bensì in quelle iniziali. La morale è: non desistete perché è l'ultimo miglio quello che dà più soddisfazione.