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Gender gap nella scienza, l'imprenditrice Darya Majidi: “Un lavaggio del cervello che subiscono fin da piccole”

Darya Majidi 
Presidente di Donne 4.0 e CEO Daxo Group, società digital transformation, che sta per volare all'ONG CS67 di New York, forum della società civile parallelo a quello delle Nazioni Unite sulla condizione delle donne
2 minuti di lettura

A determinare l'assenza delle donne nelle discipline, e nelle professioni STEM sono montagne di stereotipi, una cultura di massa e una sorta di "lavaggio del cervello che le bambine subiscono anno dopo anno, finché non imparano che alcuni argomenti non fanno per loro": lo spiega bene Darya Majidi, presidente di Donne 4.0 e CEO Daxo Group, società digital transformation, che sta per volare all'ONG CS67 di New York, forum della società civile parallelo a quello delle Nazioni Unite sulla condizione delle donne.

Donne che, in Italia più che altrove, restano escluse dai settori STEM...

"Sì, ed è corretto parlare di STEM, tuttavia mentre in facoltà come matematica, medicina e farmacia le donne hanno superato il numero degli iscritti uomini continua il vuoto a Ingegneria informatica ed Elettronica: facoltà che realmente sono quelle del futuro. E le ragazze non ci vanno".

A determinare l'assenza delle donne nelle discipline, e nelle professioni STEM sono montagne di stereotipi, una cultura di massa e una sorta di "lavaggio del cervello che le bambine subiscono anno dopo anno, finché non imparano che alcuni argomenti non fanno per loro": lo spiega bene Darya Majidi, presidente di Donne 4.0 e CEO Daxo Group, società digital transformation, che sta per volare all'ONG CS67 di New York, forum della società civile parallelo a quello delle Nazioni Unite sulla condizione delle donne.

Donne che, in Italia più che altrove, restano escluse dai settori STEM...

"Sì, ed è corretto parlare di STEM, tuttavia mentre in facoltà come matematica, medicina e farmacia le donne hanno superato il numero degli iscritti uomini continua il vuoto a Ingegneria informatica ed Elettronica: facoltà che realmente sono quelle del futuro. E le ragazze non ci vanno".

Perché no?

"Perché anche nelle più brave si insinua il concetto che non sono portate e su richiesta diretta dicono che Ingegneria è troppo difficile. È chiaro che gira da tempo un messaggio sbagliato e privo di qualsiasi valore scientifico".

Chi glielo insegna?

"Le scuole insegnano alle bambine che alcune materie non fanno per loro: premiano le più brave dicendo che devono andare al Classico, dipingendolo come unico sbocco per le studiose. Poi ci sono le famiglie: durante un incontro una mamma ha detto davanti a sua figlia che non era portata in matematica, quindi nemmeno sua figlia. Il che significa dire che non serve a nulla applicarsi: quella ragazzina ha avuto un alibi perfetto per non studiare. E infatti è provato che chiedendo a una bimba dell'asilo se in matematica è brava quanto il compagnetto risponde di sì, ma la stessa bimba giunta alle medie risponde che non è portata, dopo anni di indottrinamento. È in questo modo che si creano le differenze di genere e anche i gap nei sogni: le bambine non immaginano di poter diventare, per esempio, imprenditrici digitali".

Ma oggi chi fa hi-tech può cambiare il mondo, pensiamo a grandi start up innovative...

"Infatti solo il 12% delle startup innovative è a guida femminile. In tal senso un altro progetto di cui sono felice è 'start up her', attraverso cui forniamo coaching e mentoring alle start up da avviare, purché le ragazze scavalchino la sindrome dell'impostore che sviluppano crescendo: le giovani selezionate per i programmi di AiXgirls (Artificial Intelligence for girls) hanno voti altissimi e esperienza di coding ma a colloquio, prima di scoprire di essere passate, affermavano di non essere all'altezza. Inoltre non collegano la professione dell'IT ad altro che alla tecnica. La cultura di massa fornisce una narrazione non affascinante e non realistica di chi fa informatica, che invece deve risolvere problemi complessi e avere capacità logiche, strategia e visione".

Però con i camp e i progetti nelle scuole aiutate le ragazze a cambiare prospettiva...

"Nei licei spieghiamo che i lavori ben pagati del futuro sono in questo ramo. All'Innovation camp dello scorso anno a Volterra, le ragazze del quarto anno selezionate su scala nazionale sono state avvicinate al coding e all'Intelligenza Artificiale: un altro settore i cui bias dovuti alla mancanza di donne rischiano di diventare regole ed è una questione aperta, me ne sono occupata a un TedX".

In che senso?

"L'85% dei laureati in informatica è composto da uomini e la percentuale cresce se parliamo di AI: chi ci lavora è quasi sempre uomo e inevitabilmente creerà delle scorciatoie implicite ed esplicite nei processi di intelligenza artificiale. Assumendo la prospettiva maschile come unica e basandosi su quella come fosse la prospettiva universale viene a mancare lo sguardo femminile. Questo crea problemi in una società composta anche da donne".