✕

Conservatori e scuole di musica, è crisi di iscrizioni

In cinque anni hanno perso quasi il 40% degli studenti. Il calo dovuto al precariato: si lavora a chiamata e con retribuzioni basse
2 minuti di lettura

E' notte fonda per i conservatori e gli istituti di musica italiani. Gli ultimi dati (2021/2022) pubblicati dal ministero dell’Istruzione e del merito testimoniano di una crisi (quasi) irreversibili che affligge conservatori e istituti di musica italiani. E come se non bastasse alla fuga di adepti si aggiunge anche qualche scandalo che non fa certamente bene alla reputazione di tutto il settore. Un paio di settimane fa, a Milano la procura della repubblica scopre che alcuni docenti si sarebbero fatti pagare per agevolare l’ingresso di alcuni allievi nel prestigioso conservatorio meneghino. Tutto da dimostrare, ovviamente. Ma l’ombra di uno scambio di mazzette tra aspiranti musicisti e direttori d’orchestra e docenti getta discredito su una delle più prestigiose istituzioni pubbliche musicali italiane. L’Alta formazione artistica e musicale nazionale (Afam) è un vero e proprio arcipelago di strutture pubbliche e private da cui dovrebbero …

E' notte fonda per i conservatori e gli istituti di musica italiani. Gli ultimi dati (2021/2022) pubblicati dal ministero dell’Istruzione e del merito testimoniano di una crisi (quasi) irreversibili che affligge conservatori e istituti di musica italiani. E come se non bastasse alla fuga di adepti si aggiunge anche qualche scandalo che non fa certamente bene alla reputazione di tutto il settore. Un paio di settimane fa, a Milano la procura della repubblica scopre che alcuni docenti si sarebbero fatti pagare per agevolare l’ingresso di alcuni allievi nel prestigioso conservatorio meneghino. Tutto da dimostrare, ovviamente. Ma l’ombra di uno scambio di mazzette tra aspiranti musicisti e direttori d’orchestra e docenti getta discredito su una delle più prestigiose istituzioni pubbliche musicali italiane. L’Alta formazione artistica e musicale nazionale (Afam) è un vero e proprio arcipelago di strutture pubbliche e private da cui dovrebbero uscire i talenti artistici del Belpaese: conservatori e scuole di musica, accademie di belle arti e di danza, accademie di recitazione e istituti per le industrie artistiche. Ma, tra precariato e necessità di riformare l’intero settore musicale, gli iscritti diminuiscono.  

 

I numeri del declino

L’area musicale/coreutica del settore Afam è costituita dai conservatori di musica statali e dagli Istituti superiori di studi musicali non statali, un tempo pareggiati. In cinque anni, i conservatori di musica hanno perso quasi il 40% degli iscritti. Nel 2016/2017 il loro numero sfiorava le 40mila unità che cinque anni dopo, nel 2021/2022 si sono ridotti a poco più di 24mila. Anche le strutture non statali soffrono una crisi che probabilmente viene da lontano. Nei cinque anni presi in considerazione, hanno perso il 44% di iscritti. Passando da 6mila e 600 iscritti a quasi 3mila e 700. Ma questi ultimi mostrano una leggera ripresa rispetto all’anno precedente: un più 5% che lascia ben sperare. Mentre per i conservatori si registra ancora un calo superiore all’1%.

Le cause della crisi

È già da qualche anno che si parla di crisi dei conservatori e degli istituti musicali. Oggi, probabilmente accentuata dagli anni in cui teatri e luoghi per spettacolo si sono dovuti fermare a causa della pandemia da Covid-19 che ha vietato gli assembramenti. Già cinque anni fa, secondo una indagine condotta da Almalaurea sui giovani diplomati al conservatorio, poco di metà trovava un lavoro mentre oltre un terzo ne cercava uno in un ambito diverso, meglio retribuito e più stabile. Perché uno dei problemi più sentiti dai diplomati è quello del precariato. Si lavora spessissimo a chiamata e con retribuzioni che non consentono di progettare un futuro di alcun tipo. Nel 2017, l’allora ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, per evitare che l’intero settore scomparisse aveva pensato di riformare il comparto statalizzando gli istituti privati creando i Politecnici delle Arti dando nuovo impulso all'Alta formazione artistica, musicale e coreutica italiana. Ma poi non se ne fece nulla. Mentre conservatori e istituti musicali vendono calare inesorabilmente gli iscritti.

"Non ci si iscrive più da piccoli"

Daniele Ficola, direttore del conservatorio di Palermo: “Il calo è dovuto principalmente al fatto che fino ad alcuni anni fa gli studenti del vecchio ordinamento, iniziavano da piccoli, ma adesso non più. Non abbiamo insomma più i giovanissimi, gli ultimi si sono diplomati quest’anno. Per tamponare, abbiamo istituito i corsi propedeutici che devono essere ancora promossi e conosciuti. Non credo si tratti di una disaffezione dei giovani nei confronti del conservatorio. Il problema del precariato è un vecchio problema. Dopo la riforma siamo diventati tutti docenti universitari, ma a questo non ha corrisposto un adeguamento dello stato giuridico del personale. La maggior parte può trovare posto nelle scuole medie ad indirizzo musicale. Molti dei nostri ragazzi più bravi trovano lavoro a scuola. Mi consola che la passione per la musica non è calata”.