Un debito da 9.000 euro. La promessa inevasa di far entrare il mandante dell'omicidio in affari con lui per l'appalto vinto sulle case galleggianti al porto di Pescara. E il patto tradito di una partita di droga che doveva essere trasportata dal Sudamerica a Pescara via mare. Per questo motivo lo scorso primo agosto nel dehors del bar del Parco di Pescara viene ucciso l'architetto Walter Albi, 66 anni, e ferito in modo grave l'ex calciator Luca Cavallito, 49 anni.
Agguato mafioso
Le modalità dell'agguato nel bar del centro erano quelle di una esecuzione. Tanto che, nei giorni successivi, le indagini della questura di Pescara si erano indirizzate sulla pista della criminalità organizzata. La scorsa notte sono stati arrestati dagli agenti della locale questura, diretta dal questore Luigi Liguori, il presunto mandante e quello che viene indicato come l'esecutore materiale: un arresto è stato eseguito a Roma e uno a Pescara, su ordinanza del gip della città abruzzese.
Killer e mandante
Cosimo Nobile (detto Mimmo), un pregiudicato pescarese, e Natale Ursino, anche lui con precedenti, originario di Locri (Reggio Calabria) ma residente da anni nel Teramano e arrestato a Roma, sono, rispettivamente, il killer e il mandante dell'omicidio e del ferimento avvenuti nel pomeriggio estivo nello spazio esterno del bar. Il sicario esplose 4 colpi di pistola contro Albi, altri due raggiunsero Cavallito. L'assassino poi fuggì, scappando in mezzo alla gente, a bordo di uno scooter. Impossibile rintracciarlo tramite telefonino, sia lui sia il mandante avevano dei cellulari satellitari criptati del valore di 2.500 euro l'uno.
I rapporti tra vittima e sicario
Per capire il movente di questo omicidio bisogna prima comprendere il legame tra la vittima, l'architetto Albi, e il mandante, il calabrese denunciato più volte per appartenzenza alla cosca Cordì di Locri, anche se ancora nessuna sentenza passata in giudicato lo prova. Ursino - fratello dell'uomo che ha organizzato diverse manifestazioni contro il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri - conosce anni fa in carcere un esponente della Banda Battistini (una batteria criminale nota a Pescara) che lo mette in contatto con Nobile. Il pregiudicato pescarese diventa il suo braccio armato per colpi da mettere a segno. Ursino vuole però cominciare a emanciparsi ed entrare in qualche affare che esuli dai soliti business di droga e armi.
L'incontro con l'architetto
Nobile quindi si mette in contatto con una sua vecchia conoscenza, l'ex calciatore Cavallito, che procura un appuntamento tra Albi e Ursino. Il periodo però è di quelli sbagliati. L'architetto, infatti, si trova pieno di debiti per un investimento sbagliato in una banca inglese: avrebbe dovuto fruttargli 30 milioni di euro, ma invece gli provoca una spesa mensile di circa 5.000 euro. L'uomo non sa più come fare a coprire quelle spese e si indebita con diverse persone facoltose di Pescara. Ma anche con Ursino, al quale chiede 9.000 euro. Soldi che però non riesce a restituire, motivo per cui offre al suo futuro omicida di mettersi al suo servizio. Gli propone, avendo la patente nautica, di portarlo in Sudamerica a prendere droga e anche di sdebitarsi facendolo entrare nell'appalto di case galleggianti vinto al porto di Pescara.
La decisione dell'omicidio
Ursino si sente preso in giro, nessuna delle promesse dell'architetto viene rispettata, e lui, uomo d'onore, non può essere oggetto di derisione. Ne va della sua dignità, spiegano gli investigatori. E, capita l'inutilità per i propri affari dell'architetto, decide di ucciderlo. Avvisa così il suo braccio destro Nobile, gli chiede di attirare Albi e Cavallito in un bar il 27 luglio con la scusa di mostrare loro dei Rolex in dono, e di ucciderli entrambi: colui che fa da garante per un uomo di mala ha le stesse responsabilità di chi ne tradisce la fiducia. Per Ursino, l'architetto e l'ex calciatore sono quindi colpevoli allo stesso modo. L'appuntamento sfuma però perché i titolari del bar sono malati di Covid e l'attività non apre quel giorno. L'agguato è solo rimandato. E il primo agosto si consuma così come era stato progettato. Unico errore: l'ex calciatore Cavallito viene solo ferito.
Le catture di novembre
A metà novembre scorso per l'agguato di agosto in tre vengono iscritti nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio e tentato omicidio. Si tratta di Fabio Iervese, 43 anni, domiciliato a Civitaquana (Pescara), Renato Mancini, 49 anni, di Francavilla al Mare (Chieti), stesso Comune in cui l'architetto aveva il suo studio, e Cosimo Nobile di Pescara. Tutti e tre con precedenti. I primi due erano stati arrestati il 21 settembre per l'assalto ad un centro alimentare di Villanova di Cepagatti l'11 luglio 2022. Nel corso della rapina fu sottratta una pistola a una guardia giurata che sarebbe stata poi utilizzata per l'agguato mortale del primo agosto.
"Un fatto che ha scosso la collettività"
"E' un fatto criminale che ha scosso la collettività perché senza precedenti per la modalità e l'efferatezza". Lo ha detto il procuratore di Pescara, Giuseppe Bellelli, a margine della conferenza stampa relativa agli arresti. Quanto al mandante dell'omicidio: "si tratta - ha sottolineato il procuratore - di un personaggio di notevole spessore, con rapporti, interazioni, parentele importanti da un punto di vista di precedenti penali". Presenti alla conferenza i sostituti procuratori Anna Rita Mantini e Andrea Di Giovanni, il questore del capoluogo adriatico, e il capo della squadra Mobile, Gianluca Di Frischia.