Siccità, è già emergenza: si rischia un anno anche peggiore del 2022. Allarme per l'agricoltura
di Giacomo TalignaniSono passati poco più di quaranta giorni dall'inizio del nuovo anno e il 2023 mostra già segnali estremamente preoccupanti per i livelli di siccità, di questo passo anche peggiori del 2022. Le mappe rilanciate dal servizio Hydrology IRPI-CNR mostrano zone da allarme rosso, dove praticamente non è piovuto dal primo gennaio: il Piemonte è la regione che desta più preoccupazione.
Pessima anche la condizione della Pianura Padana dove, se non pioverà nelle prossime settimane, la situazione risulterà peggio di quella dello scorso anno. Senza risorse idriche, andando verso primavera ed estate con una possibile scarsità di piogge, l'agricoltura italiana potrebbe dunque pagare prezzi altissimi.
Sono passati poco più di quaranta giorni dall'inizio del nuovo anno e il 2023 mostra già segnali estremamente preoccupanti per i livelli di siccità, di questo passo anche peggiori del 2022. Le mappe rilanciate dal servizio Hydrology IRPI-CNR mostrano zone da allarme rosso, dove praticamente non è piovuto dal primo gennaio: il Piemonte è la regione che desta più preoccupazione.
Pessima anche la condizione della Pianura Padana dove, se non pioverà nelle prossime settimane, la situazione risulterà peggio di quella dello scorso anno. Senza risorse idriche, andando verso primavera ed estate con una possibile scarsità di piogge, l'agricoltura italiana potrebbe dunque pagare prezzi altissimi.
A differenza di alcune zone del sud (soprattutto in Sicilia), dove la pioggia è caduta in maniera torrenziale, le condizioni più critiche oggi restano quelle del Nord-Ovest del Paese. Una nuova fase anticiclonica di matrice subtropicale porterà per una settimana temperature elevate rispetto alla media del periodo a nord e ancora una volta scarsissime precipitazioni.
A farne le spese sono soprattutto i fiumi: dall'Adige al Po, si registrano in alcuni punti situazioni di secca. Il Grande fiume, all'altezza del Ponte della Becca, in provincia di Pavia, ha registrato un -3,2 metri rispetto allo zero idrometrico. Una carenza d'acqua tale da far dire alla Coldiretti che l'attuale situazione è ormai simile a quella estiva. In generale al nord si va verso il 35-40% di precipitazioni in meno, con percentuali purtroppo simili a quelle dell'anno passato.
"Una situazione preoccupante anche in vista dei prossimi mesi quando le coltivazioni avranno bisogno di acqua per crescere" ricordano gli agricoltori di Coldiretti, in allarme soprattutto per colture come il riso, per il quale si stima che verranno coltivati quasi 8 mila ettari in meno secondo le ultime previsioni di semina. Inoltre il solo Po a secco mette a rischio "un terzo del Made in Italy a tavola", quello prodotto in Pianura Padana, zona che registra un deficit di acqua del 35% rispetto all’ultimo decennio.
Poca la neve utile alle risorse idriche accumulata sulle montagne, quasi il 70% in meno dell'acqua prevista e scarsissima anche quella dei laghi: solo 35% di riempimento per il lago di Garda - dove l'isola dei Conigli è raggiungibile a piedi e siamo ormai a 13 centimetri dal record di minimo del 1989 - appena il 20% per quello di Como e 38% per il Lago Maggiore.
Ad oggi nello Stivale il malato principale di questa siccità intensificata dalla crisi del clima resta comunque il Nord-Ovest: da inizio 2021 sono ormai passati quasi 430 giorni di condizioni di siccità praticamente permanente, soprattutto in Piemonte. In città come Torino è piovuto quasi il 65% in meno, in zone come Milano Malpensa il 52%.
In un fiume di cattive notizie, i pochi dati positivi riguardano alcune zone dove la neve ha smesso di fondere e ha iniziato ad accumularsi: incrementi importanti, per valori calcolati rispetto all'ultimo decennio, si contano per Abruzzo (+48%) e Toscana (+69%), bene anche l'Emilia Romagna, anche se l'accumulo non basta a colmare il deficit relativo alle Alpi, catena che rappresenta il 90% della risorsa idrica nivale italiana e che è fondamentale per alimentare il Po. Senza queste risorse, oltretutto, il comparto idroelettrico utile per la nostra energia è sempre più in sofferenza.
In attesa e nella speranza del ritorno delle precipitazioni è dunque ormai chiaro che senza invasi, strategie di risparmio idrico e di riutilizzo della risorsa acqua, questa estate potrebbe rivelarsi durissima: lo scorso anno tra siccità e risalita del cuneo salino i danni estivi per l'agricoltura sono stati stimati intorno ai 6 miliardi di euro.
"Di fronte al cambiamento climatico - chiosa Ettore Prandini, presidente di Coldiretti - è necessario realizzare un piano invasi per contrastare la siccità ed aumentare la raccolta di acqua piovana oggi ferma ad appena l’11%. Insieme ad Anbi e soggetti pubblici e privati abbiamo pronti una serie di interventi immediatamente cantierabili che garantiscono acqua per gli usi civili, per la produzione agricola e per generare energia pulita. Ma servono interventi immediati".