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Francesca Bria: "La Rai resti libera, rimuovere i vertici sarebbe una forzatura"

Intervista alla consigliera di amministrazione in quota Pd: "No a lottizzazioni e ingerenze sui palinsesti, piuttosto pensiamo a una tv pubblica alternativa, democratica e popolare allo strapotere delle Big Tech"
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"La maggioranza in Parlamento ha la forza dalla propria", premette Francesca Bria, membro del cda Rai in quota Pd, a proposito delle intenzioni di un pezzo di maggioranza di rimuovere Carlo Fuortes dalla guida della tv pubblica.

C'è un "ma"?
"Sì: la legge vuole proprio evitare che il cambio di maggioranza comporti automaticamente un cambio di governance, a tutela dell'autonomia e della continuità che è necessaria per realizzare qualunque piano aziendale. Forzare questo meccanismo significherebbe danneggiare il servizio pubblico".

La destra utilizza il festival come scusa per fare un repulisti?
"Chiedere ai vertici Rai di limitare la libertà d'espressione artistica sarebbe una censura preventiva irricevibile. Il tentativo di rimuovere i vertici è altrettanto grave. Mi preoccupo molto quando si scatenano pulsioni che pretendono di operare un controllo politico sulla cultura e sull'arte. Sono p…

"La maggioranza in Parlamento ha la forza dalla propria", premette Francesca Bria, membro del cda Rai in quota Pd, a proposito delle intenzioni di un pezzo di maggioranza di rimuovere Carlo Fuortes dalla guida della tv pubblica.

C'è un "ma"?
"Sì: la legge vuole proprio evitare che il cambio di maggioranza comporti automaticamente un cambio di governance, a tutela dell'autonomia e della continuità che è necessaria per realizzare qualunque piano aziendale. Forzare questo meccanismo significherebbe danneggiare il servizio pubblico".

La destra utilizza il festival come scusa per fare un repulisti?
"Chiedere ai vertici Rai di limitare la libertà d'espressione artistica sarebbe una censura preventiva irricevibile. Il tentativo di rimuovere i vertici è altrettanto grave. Mi preoccupo molto quando si scatenano pulsioni che pretendono di operare un controllo politico sulla cultura e sull'arte. Sono posizioni più vicine a una democrazia illiberale. Piuttosto la riflessione da fare è che il servizio pubblico deve essere capace di attrarre i migliori talenti creativi per rinnovare la sua capacità produttiva. Per anni la Rai è stata vittima di una subordinazione ai modelli della tv commerciale e al diktat dello share. È ora di tornare a esercitare un ruolo di grande piattaforma editoriale che aggrega il meglio della produzione culturale del Paese e produce contenuti di qualità nell'interesse pubblico".

Non è stato un festival "comunista", comunque.
"Dirlo è una strumentalizzazione. Trovo fisiologico che una grande piattaforma mediatica come Sanremo dia spazio ai temi di impegno civile e alle grandi questioni che toccano diritti umani, ambiente e società. Ripeto, la libertà di parola e di espressione artistica va protetta con forza. Infatti quest'anno, 75esimo anniversario della Costituzione, si è aperto con il monologo di Benigni sull'articolo 21, sulla libertà di espressione. Alla presenza del presidente Mattarella, fatto solenne e alto per ribadirne l'importanza".

Si dice sempre "fuori i partiti dalla Rai". Con la tv pubblica l'ingerenza non è inevitabile?
"Invece di continuare con la lottizzazione e l'ingerenza sui palinsesti, la politica dovrebbe lavorare a una riforma non più rinviabile della governance della più importante azienda culturale del Paese, ispirandosi ad altri Paesi europei. Ad esempio creando una fondazione, garante dell'autonomia e indipendenza del servizio pubblico e della qualità e autorevolezza dell'informazione, in linea con lo European media freedom act. Poi vanno garantite risorse certe, con un piano industriale ambizioso che guardi al futuro. Dovrebbe essere il contenuto del nuovo contratto di servizio, invece non c'è neanche la Commissione di Vigilanza...".

Non c'è il rischio che poi, dicendo "fuori la politica" come fanno tanti, si arrivi a una privatizzazione?
"Non ci vuole meno politica, ma più politica. Non l'occupazione di posti di potere, ma affrontare le grandi questioni culturali e industriali della Rai, indicando il ruolo del servizio pubblico in un'era di forti trasformazioni. La forza della Rai sta nella sua capacità produttiva e nel senso di appartenenza dei lavoratori. A Sanremo ho passato ore con tutte le maestranze: una squadra incredibile, sono il cuore del servizio pubblico, ed è per questo che bisogna investire di più in tecnologie all'avanguardia, formazione, e internalizzazione delle professionalità del futuro, rafforzando capacità editoriale e qualità del prodotto. Puntando sulla digitalizzazione, senza però rincorrere le grandi piattaforme digitali o i social commerciali come Instagram. Con le altre public media companies europee serve mettere in campo un grande progetto sul futuro della sfera pubblica come alternativa democratica e popolare allo strapotere delle Big Tech, innovando sia il modello di business che quello culturale, trattando i grandi temi che preoccupano i cittadini e le nuove generazioni. Abbiamo bisogno di ritrovare nel servizio pubblico una lente intelligente per orientarci nella complessità del presente"