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Minacce anarchiche al dirigente, l’azienda nel mirino mimetizza i dipendenti. “Via il simbolo dagli abiti”

(ansa)

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Il lavoratore della società che produce veicoli militari sarà messo sotto scorta. La busta col proiettile forse spedita in città
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BOLZANO - Alle sei di sera dipendenti e fornitori escono dai cancelli di via Volta, zona industriale di Bolzano. "Da qualche giorno ci hanno detto di toglierci il badge e la divisa riconoscibile da lavoro quando siamo all'esterno della fabbrica...", dice un uomo sui 55, pile e zaino in spalla. Motivi di sicurezza. La notizia della lettera non era ancora uscita. "Preoccupati? Un po' sì, queste storie sai come iniziano ma non come finiscono". Un'auto della Digos controlla i varchi di accesso, il perimetro dello stabilimento, il deflusso, un via vai di tir e auto. I metalmeccanici al cambio turno sgusciano fuori e si guardano intorno circospetti. Iveco Defence Vehicles: 850 dipendenti, base qui, altre sedi a Piacenza, Vittorio Veneto, Sete Lagoas in Brasile. Da ventiquattro ore la società leader nella produzione di veicoli da difesa e di protezione civile è entrata nel mirino della Federazione anarchica informale attraverso una missiva…

BOLZANO - Alle sei di sera dipendenti e fornitori escono dai cancelli di via Volta, zona industriale di Bolzano. "Da qualche giorno ci hanno detto di toglierci il badge e la divisa riconoscibile da lavoro quando siamo all'esterno della fabbrica...", dice un uomo sui 55, pile e zaino in spalla. Motivi di sicurezza. La notizia della lettera non era ancora uscita. "Preoccupati? Un po' sì, queste storie sai come iniziano ma non come finiscono". Un'auto della Digos controlla i varchi di accesso, il perimetro dello stabilimento, il deflusso, un via vai di tir e auto. I metalmeccanici al cambio turno sgusciano fuori e si guardano intorno circospetti. Iveco Defence Vehicles: 850 dipendenti, base qui, altre sedi a Piacenza, Vittorio Veneto, Sete Lagoas in Brasile. Da ventiquattro ore la società leader nella produzione di veicoli da difesa e di protezione civile è entrata nel mirino della Federazione anarchica informale attraverso una missiva con proiettile indirizzata a G.D. (omettiamo il nome completo).

Uno dei manager dell'azienda, dirigente dal "curriculum pesante", ma - è il ragionamento dei poliziotti - "non così in vista da essere facilmente individuabile all'esterno". Insomma: chi nella lettera ha promesso al manager che "verrà colpito a morte davanti alla famiglia", è, o si ritiene sia, bene informato. Magari, non è escluso, da qualche voce interna. Hanno scritto che "la Federazione anarchica informale non dimentica Alfredo Cospito e gli altri compagni e per risposta all'attacco alla libertà del movimento anarchico colpirà gli uomini per far morire le strutture". Rimandi e riferimenti, giochi di parole: da Cospito si parte e a Cospito si torna.

Sotto scorta

Lui, il manager Iveco finito nel mirino, viene descritto così: "L'anima nera delle operazioni di mercato (...), al servizio della guerra che alimenta la morte in Ucraina". Il linguaggio criptico e "raffinato" che rimanda al lessico usato negli Anni di Piombo. In questura a Bolzano le riunioni sul dossier anarchici sono proseguite fino a tarda sera. Le cose certe sono queste. La prima: al 99% G.D. da oggi sarà messo sotto scorta. La seconda: "particolare attenzione" sarà dedicata dalle forze dell'ordine alla sicurezza della società che, con Leonardo, ha fatto cartello per ingenti forniture di veicoli a eserciti stranieri. Iveco ha un suo sistema di sicurezza e, da quanto si apprende, i radar erano già in allerta. Nella prima fase della guerra in Ucraina gli anarchici di Bolzano e Rovereto avevano manifestato di fronte all'Iveco. Un presidio "preavvisato", qualche striscione, slogan contro le armi: ma nulla che potesse fare presagire un'escalation. Che, evidentemente, qualcuno vorrebbe ora favorire cavalcando la vicenda Cospito-41bis.

Anche a Bolzano nelle scorse settimane erano apparse scritte "Alfredo libero" e "stop 41 bis". Una congiuntura, quella tra il movimento no-guerra e le manifestazioni pro-Cospito, che aveva già convinto i vertici di Iveco Defence Vehicles a potenziare i controlli: dal presidente Alessandro Nasi all'ad Claudio Catalano nessuno, però, si aspettava un'azione così mirata. Con obbiettivo un responsabile aziendale sì conosciuto in Iveco, ma non particolarmente esposto nel dibattito pubblico né noto alle cronache economiche. "E' l'aspetto più inquietante", commentano dall'azienda. Da dove e per mano di chi è partita la busta gialla contenente il proiettile e la promessa di morte? Chi ha vergato il nome di Anna Beniamino (compagna di Cospito detenuta a Rebibbia) e di tal "Spitoco" (anagramma dell'anarchico protagonista dello sciopero della fame)? La domanda rimbalza negli uffici della Digos. La busta è stata davvero spedita da Bolzano, come pare? Le indagini sono in corso. La lente si posa, inevitabilmente, sulla galassia anarchica del Trentino Alto Adige. "We don't talk to the police", non parliamo con la polizia. Numero civico 2 di via Trento. Prima era un bar, si chiamava "Agadìr". La vetrina di quel locale a pochi metri dalla ferrovia, la montagna alle spalle, confinante con un laboratorio di catering pakistano, quando la serranda marrone non è abbassata resta coperta da pannelli oscuranti di carta. E' in questa specie di circolo che gli anarchici di Bolzano hanno il loro punto di ritrovo. Un paio di dozzine di attivisti, almeno altrettanti tra simpatizzanti e frequentatori occasionali. Fuori, sull'angolo della strada, un'infilata di adesivi tappezza la grondaia dell'edificio: "palestra popolare", "sport popolare", "Defend Rojava" (regione autonoma nel nord-est della Siria, ndr). Sagome di uomini in passamontagna. E quello slogan antistatuale dove si attesta che con la "polizia non si parla". Qui i ribelli bolzanini si riuniscono per organizzare iniziative, qui si è decisa la "linea" sulla guerra in Ucraina e sulla vicenda di Alfredo Cospito. Il termine "cellula" - ragionano i poliziotti - è troppo ambizioso. Sono però, i bolzanini, un "gruppo in crescita", strettamente "collegati" e "in sinergia" con la realtà anarchica tradizionalmente più radicata, numerosa e attiva del Trentino Alto Adige: il movimento di Rovereto. Era il gruppo centrale dei black bloc che il 7 maggio 2016 al Brennero hanno scatenato violenti scontri per protestare contro il muro anti-migranti annunciato da Vienna.