✕

Ruby ter, Berlusconi esulta: “Oggi è finita la persecuzione”

La festa ad Arcore, il pensiero a Ghedini e la chiamata di Renzi. Poi la cena in famiglia. Le figlie: "Abbiamo vinto a caro prezzo"
2 minuti di lettura

ROMA - "È finita, è finita, è finita". Stavolta Silvio Berlusconi neppure fa finta di dissimulare la soddisfazione. E con i tanti parlamentari che da mezzogiorno in poi danno vita al rito della telefonata di congratulazioni, il Cavaliere non si contiene. Per lui la sentenza del tribunale di Milano è l'epilogo delle sue tante vicissitudini giudiziarie. È la conclusione di una "battaglia" con i pm che, aveva spiegato a fine maggio a Napoli, gli è costata 110 processi, 3.656 udienze, oltre alle spese per pagare 130 avvocati. Non vuole neppure sentire parlare di appelli, di altri procedimenti in corso. "Oggi è il mio ultimo giorno di 11 anni di calvario". Prevale il sollievo. Così la vive Berlusconi, quando le agenzie battono la notizia dell'assoluzione. È ad Arcore, assieme alla moglie Marta Fascina. Sapeva, sin dalla mattinata, dell'imminente pronuncia dei giudici. Ed era fiducioso. …

ROMA - "È finita, è finita, è finita". Stavolta Silvio Berlusconi neppure fa finta di dissimulare la soddisfazione. E con i tanti parlamentari che da mezzogiorno in poi danno vita al rito della telefonata di congratulazioni, il Cavaliere non si contiene. Per lui la sentenza del tribunale di Milano è l'epilogo delle sue tante vicissitudini giudiziarie. È la conclusione di una "battaglia" con i pm che, aveva spiegato a fine maggio a Napoli, gli è costata 110 processi, 3.656 udienze, oltre alle spese per pagare 130 avvocati. Non vuole neppure sentire parlare di appelli, di altri procedimenti in corso. "Oggi è il mio ultimo giorno di 11 anni di calvario". Prevale il sollievo. Così la vive Berlusconi, quando le agenzie battono la notizia dell'assoluzione. È ad Arcore, assieme alla moglie Marta Fascina. Sapeva, sin dalla mattinata, dell'imminente pronuncia dei giudici. Ed era fiducioso. Certamente più di maggio, quando aveva accolto con sdegno la richiesta di condanna a sei anni fatta dai pubblici ministeri. Convinto com'era che volessero fermarlo di nuovo, come nel '94. Che volessero impedirgli l'ennesima discesa in campo che l'avrebbe portato al ritorno in Senato.

Il cavillo

Prima di pranzo a Villa San Martino arrivano gli avvocati, raccontano per sommi capi al Cavaliere l'ultima udienza. Si soffermano sulla scelta di far saltare l'impianto accusatorio puntando su un cavillo - lo status di indagate e non più di testimoni delle ragazze che hanno ricevuto offerte in denaro - che esclude il reato di corruzione. Un'intuizione di Niccolò Ghedini, scomparso ad agosto, che la senatrice Licia Ronzulli ricorda in aula: "Sappiamo che da lassù sta sorridendo".

A Roma, intanto, le pattuglie parlamentari dei forzisti fanno festa. Destino vuole che tocchi a Paolo Emilio Russo, deputato ma anche portavoce di Berlusconi, dare la notizia in aula mentre fa la propria dichiarazione di voto sul decreto legge sulle Ong. Standing ovation dei parlamentari azzurri, applaudono anche esponenti dell'opposizione, segnatamente del Terzo polo.

Ad Arcore il cellulare del Cavaliere squilla in continuazione. Si fanno sentire gli esponenti di partito, parlamentari, ministri, governatori. Chiama Matteo Salvini, il primo ad esprimere pubblicamente il proprio compiacimento. Fuori dal recinto della coalizione in pochi si fanno vivi. Con un'eccezione: Matteo Renzi, leader di Italia Viva ed ex segretario del Pd che con Berlusconi ha condiviso il patto del Nazareno e ora anche una marcata diffidenza nei confronti del sistema giudiziario.

"Avevo ragione io"

"Avevo ragione io", sbotta Berlusconi a un certo punto della giornata, con un tono da Armageddon. E batte sul tasto della "persecuzione giudiziaria". All'ora del caffè Berlusconi scrive di suo pugno una nota che viene pubblicata su Instagram. Sopra c'è la sua foto con una scritta a caratteri maiuscoli: "Finalmente!". Ufficialmente, il presidente di Forza Italia stempera i toni. Accenna alla "sofferenza, al fango e ai danni politici incalcolabili subiti" ma dice di aver avuto "la fortuna di essere giudicato da magistrati che hanno saputo mantenersi indipendenti, imparziali e corretti di fronte alle accuse infondate che mi erano state rivolte".



Poi Berlusconi si siede davanti alla tv, ascolta l'intervento del ministro Nordio. In scena entra una solitamente schiva Marina Berlusconi: "Per questa vittoria abbiamo pagato un prezzo troppo alto", scrive in una nota. E parla anche l'altra figlia Barbara: "Mio padre la persona più perseguitata del mondo". Parole che preludono a una cena di famiglia. C'è pure Piersilvio. Tutti attorno al Patriarca che brinda alla liberazione, al giudizio finale. Quello politico rimane sospeso. Ma nella notte di Arcore non conta.