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Abusi sessuali, la teologa francese incontra il Papa: "Per Francesco è il sistema che va cambiato: tutto parte da un abuso di potere"

Papa Francesco (ansa)
Intervista a Marie-Jo Thiel: ricevuta da Bergoglio gli ha parlato del rapporto indipendente della commissione d’Oltralpe. "Francesco è contento che si faccia una riflessione sulle strutture della Chiesa"
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Papa Francesco "è lucido sul fatto che molto spesso c'è un abuso di potere che solo in seconda battuta diventa aggressione sessuale". Lo afferma Marie-Jo Thiel, medico e teologa francese, membro della Pontificia accademia per la vita, ricevuta nei giorni scorsi dal Papa per parlargli della questione degli abusi del clero. A quanto riporta l'accademica, che con Bergoglio ha difeso il lavoro della commissione indipendente che ha recentemente scoperchiato Oltralpe la dimensione del problema, il Papa è "contento" che non ci si limiti alla prevenzione ma si analizzino i problemi strutturali di fondo che hanno permesso negli anni l'insabbiamento degli abusi.

"Ho cominciato a occuparmi di abusi perché alcune vittime si sono rivolte a me negli anni Novanta. Ero sia medico che teologa, pubblicavo articoli sul tema, e le prime persone sono venute da me dicendomi: non sappiamo a chi rivolgerci, abbiamo vissuto un trauma, la situazione non può continuare così e lei ci può aiutare. All'epoca non c'era internet, c'era poca informazione circa quello che accadeva negli Stati Uniti, ho pensato che fosse utile scrivere un articolo, che ho proposto e scritto su Documents épiscopat, la rivista ufficiale dei vescovi francesi, nel 1998, intitolato Quando la pedofilia riguarda un chierico, che ha contribuito all'istituzione di una commissione episcopale su questo problema e alla stesura della prima dichiarazione pubblica con la quale i vescovi francesi, a Lourdes nel 2000, si impegnarono a non coprire più gli abusi e a non spostare un prete abusatore da una parrocchia all'altra. Credo sia stato il primo articolo uscito in Francia su questo tema".

Nei giorni scorsi ha incontrato papa Francesco: di cosa avete parlato?

"Ho incontrato il Papa con altre quattro persone, teologi moralisti di diverse nazionalità, perché abbiamo lavorato insieme sulla questione degli abusi e perché sentiamo parecchia resistenza da parte di alcune persone all'interno della Chiesa e invece riteniamo che si debba andare avanti. Il Papa ha parlato in modo molto libero. Noi gli abbiamo raccontato di tutte le difficoltà che abbiamo incontrato, abbiamo evocato l'aspetto sistemico degli abusi, la questione dell'abuso di potere, e lui stesso ha insistito su questo tema. Ho l'impressione che a volte gli si rimproveri di non vedere altro che la pedocriminalità ma in realtà è lucido sul fatto che molto spesso c'è un abuso di potere che solo in seconda battuta diventa aggressione sessuale. E questo è inammissibile nella Chiesa di Cristo, ancor più che nel resto della società".

Cosa intende quando parla di dimensione sistemica degli abusi?

"Nella Chiesa ci sono strutture di sistema che impediscono di andare a fondo del problema. È importante prevenire gli abusi, creare organismi di ascolto e di sostegno, ma penso che si debba fare un passo in più e arrivare a domandarsi come è stato possibile che la Chiesa abbia coperto in modo sistematico questi abusi. Bisogna parlare dell'ecclesiologia, ma anche dell'etica sessuale e familiare, dell'antropologia che la Chiesa veicola con le sue norme e strutture, del celibato sacerdotale, del ruolo delle donne. Sono tutte questioni interrelate, è questo l'aspetto sistemico che si è andato costruendo per strati successivi nel corso della storia della Chiesa. Oggi c'è una discrepanza antropologica con le attese dei nostri contemporanei".

Avete parlato con Francesco del rapporto sugli abusi realizzato in Francia da una commissione indipendente presieduta dal giudice Jean-Marc Sauvé (Ciase)?

"Ho menzionato il rapporto Sauvé. Gli ho parlato del rapporto spiegandogli quanto ci ha aiutato in Francia per comprendere la dimensione sistemica degli abusi e quanto i vescovi hanno avuto il merito di prenderlo sul serio e di istituire non solo strutture di prevenzione e indennizzo ma anche dei gruppi di lavoro teologici per affrontare l'aspetto sistemico degli abusi. Il Papa è stato molto contento che ci sia questo tipo di lavoro che va oltre il pur necessario, ma non sufficiente, lavoro di prevenzione".

Il rapporto della commissione Sauvé ha suscitato perplessità, in Vaticano e anche tra alcuni vescovi italiani, in particolare per la proiezione statistica secondo la quale in Francia in 70 anni sarebbero 216mila le vittime dei preti pedofili: lei cosa risponde a queste obiezioni?

"Quando si legge correttamente il rapporto è estremanente chiaro. Hanno fornito il numero delle vittime che hanno ascoltato, il numero delle vittime di cui si è trovata traccia negli archivi delle diocesi, ma si tratta di cifre molto teoriche e tutti sanno che sono molto al di sotto della realtà. E' la stessa cosa che avviene per gli incesti: secondo la stima del Consiglio d'Europa un bambino su cinque è vittima di maltrattamenti fisici o sessuali, le denunce sono molte di meno. La commissione ha quindi proposto di fare una stima del fenomeno reale a partire da un'indagine sulla popolazione generale. È una tecnica statistica che si usa ogni giorno, ad esempio nei sondaggi politici, e non crea mai problema: in questo caso ci sono state delle critiche perché riguardava la Chiesa e gli abusi. A mio avviso è il segno del rifiuto dietro il quale ci si rifugia per non fare un lavoro di fondo sul problema degli abusi".