“Cicatrice francese”: è virale su TikTok il gioco autolesionista che spaventa le scuole
di Viola Giannoli , Ilaria Venturi , di Viola Giannoli, Ilaria VenturiUn graffio dritto sotto l'occhio. Come una linea di matita rossa incisa nella pelle. Come una cicatrice. Anche se cicatrice non è. È invece l'ultimo trend autolesionistico che rimbalza da TikTok fin dentro le aule di medie e superiori. Racconta un pezzo di gioventù sfregiata.
I segni della 'vittoria'
Si chiama "cicatrice francese". Si fa stringendo a forbice tra le dita la pelle delle guance, altezza zigomo, fino a farsi venire un livido rosso fuoco che rapidamente tende al blu. Non sveliamo nulla di cui i social non siano già pieni. I ragazzi sembrano un po' dei pellerossa, si sentono dei duri, qualcuno dice che s'ispirino ai Tonton Macoutes, la sanguinaria milizia del dittatore haitiano François Duvalier. Ma di questo loro non sanno nulla. Quel "francese" raccontano si riferisca piuttosto al fatto che la moda si è diffusa prima Oltralpe. Parte del gioco sta nell'esibire il graffio sopra la ba…
Un graffio dritto sotto l'occhio. Come una linea di matita rossa incisa nella pelle. Come una cicatrice. Anche se cicatrice non è. È invece l'ultimo trend autolesionistico che rimbalza da TikTok fin dentro le aule di medie e superiori. Racconta un pezzo di gioventù sfregiata.
I segni della 'vittoria'
Si chiama "cicatrice francese". Si fa stringendo a forbice tra le dita la pelle delle guance, altezza zigomo, fino a farsi venire un livido rosso fuoco che rapidamente tende al blu. Non sveliamo nulla di cui i social non siano già pieni. I ragazzi sembrano un po' dei pellerossa, si sentono dei duri, qualcuno dice che s'ispirino ai Tonton Macoutes, la sanguinaria milizia del dittatore haitiano François Duvalier. Ma di questo loro non sanno nulla. Quel "francese" raccontano si riferisca piuttosto al fatto che la moda si è diffusa prima Oltralpe. Parte del gioco sta nell'esibire il graffio sopra la base di Pas Ouehda, album del rapper marsigliese Tk. A dodici, tredici, diciotto anni si mettono in posa, scattano il selfie, mostrano i segni della vittoria. Nella vita fuori equivale a indurire un muscolo per mostrarsi forti o a inventare traumi di cadute spettacolari e risse. Nella vita dentro al web a fare il pieno di like. Qualcuno s'indigna: "E io che le cicatrici ce l'ho vere?". Qualcun altro si lamenta se non gli riesce. "Brò, ho esagerato, ho la faccia piena". "Ma come fai?! A me non viene".
La sfida su TikTok
A scuola quei lividi sotto l'occhio hanno insospettito gli insegnanti: "Prof, non è niente". Ma alla media Farini, periferia di Bologna, il docente di Lettere ne ha parlato con la preside, un'altra docente ha segnalato un caso e la ragazzina ha ammesso: "È una sfida su TikTok, c'è il video tutorial che insegna come fare". Il prof Stefano Camasta spiega che per ora "si tratta di pochi casi dietro ai quali forse c'è una ricerca di identità e visibilità. Ma l'utilizzo dei canali social andrebbe maggiormente sorvegliato per evitare che ci sia una disponibilità a lasciarsi influenzare".
È lì, sui social, che per Arianna Marfisa Bellini, psicoterapeuta della scuola di Recalcati, "c'è un effetto amplificatore. E questa è la parte preoccupante. Nell'adolescenza - osserva - conta lo specchio: c'è la necessità di riconoscersi in un altro pari, si cerca la sfida, l'emulazione per sentirsi parte di un gruppo. I social agiscono su questo specchio e lo ingrandiscono: questo è rischioso".
Condivisione a tutti i costi
A Bologna erano quasi tutte ragazzine, a Codogno ci sono stati altri casi. Se n'è accorta la preside dell'Istituto Cecilia Cugini che incrociando un alunno ha riconosciuto l'ematoma sotto l'occhio come indizio di quel marchiarsi diventato di moda. "Potrebbe essere il segno dell'appartenenza a una comitiva non definita o la risposta alla fame che quei ragazzi hanno di condividere stati d'animo e disagio", spiega la dirigente.
L'allarme delle scuole
Veneto, sempre scuole medie. La preside della Mario Mazza di Verona, Marzia Baroni, ha mandato una circolare ai genitori: "Invito le famiglie a vigilare sull'utilizzo della rete e a collaborare affinché si smetta di dare tanta importanza a contenuti di questo tipo". Il rischio? Se ci si ferma al livido, basso. Ma Giampiero Girolomoni, primario di dermatologia dell'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, avvisa: "Anche quel pizzico può provocare danni estetici". Con la rottura dei capillari "l'inestetismo può rimanere sotto forma di macchie rosse-violacee". A farlo sparire ci vogliono giorni, settimane, nei casi più gravi mesi o, addirittura, il laser.
Utile limitare uso dei cellulari
Per il pedagogista Daniele Novara, però, bisogna contenere l'allarme: "Siamo nell'area della trasgressione adolescenziale che va gestita sul piano educativo. I ragazzi stanno alzando l'asticella della provocazione per schiodarsi dal controllo dei genitori e degli adulti. L'importante è non trasformarlo in un fenomeno da neuropsichiatria. È legato agli eccessi dei social, si dovrebbe mettere qualche limite nell'uso dei cellulari".