✕

Delmastro indagato, se a via Arenula siede un ministro maggiordomo

Il commento
1 minuti di lettura

Nella solennità dell'aula di Montecitorio, il ministro di Giustizia Carlo Nordio ci ha dunque raccontato una frottola. La relazione del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (Dap) sulle conversazioni in carcere di Cospito, utilizzata dal suo sottosegretario Delmastro come un manganello da spaccare sulla testa del Pd, era coperta da segreto di ufficio. Dunque, non divulgabile. E per questo, ora, Delmastro è chiamato a risponderne formalmente di fronte alla Procura di Roma.

Per comprenderlo non era necessario essere né un fine interprete di diritto amministrativo, né un raffinato giureconsulto degli interna corporis che governano la riservatezza delle comunicazioni interne di una pubblica amministrazione. A maggior ragione quando la rivelazione del segreto mette potenzialmente a rischio - come nel caso specifico - la sicurezza degli agenti di polizia penitenziaria che ascoltano clandestinamente un detenuto e ne trascrivono anche i sospi…

Nella solennità dell'aula di Montecitorio, il ministro di Giustizia Carlo Nordio ci ha dunque raccontato una frottola. La relazione del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (Dap) sulle conversazioni in carcere di Cospito, utilizzata dal suo sottosegretario Delmastro come un manganello da spaccare sulla testa del Pd, era coperta da segreto di ufficio. Dunque, non divulgabile. E per questo, ora, Delmastro è chiamato a risponderne formalmente di fronte alla Procura di Roma.

Per comprenderlo non era necessario essere né un fine interprete di diritto amministrativo, né un raffinato giureconsulto degli interna corporis che governano la riservatezza delle comunicazioni interne di una pubblica amministrazione. A maggior ragione quando la rivelazione del segreto mette potenzialmente a rischio - come nel caso specifico - la sicurezza degli agenti di polizia penitenziaria che ascoltano clandestinamente un detenuto e ne trascrivono anche i sospiri. Ma per comprenderlo e trarne le conseguenze - vale a dire pretendere le dimissioni immediate di Delmastro prima di qualunque accertamento giudiziario, separando per una buona volta la sfera della responsabilità politica da quella della responsabilità penale - Nordio avrebbe dovuto tenere la schiena dritta, fare appello alla propria dignità e onestà intellettuale, risparmiare a se stesso e al Parlamento l'umiliazione della verità e della sua persona che gli ha al contrario imposto la presidente del Consiglio Meloni. Ha scelto altrimenti, adeguandosi allo stile di una casa dove comandano tipi come Delmastro e Donzelli. Fino a farsene maggiordomo. Farfugliando dunque di documenti "dalla stampigliatura a divulgazione limitata", "formula che esula dalla materia del Segreto di Stato e dalle classifiche di segretezza".

Con il silenzio complice di Forza Italia, che alla Giustizia ha come viceministro l'avvocato Sisto, Nordio ha dimostrato ancora una volta che in via Arenula sulla poltrona di guardasigilli è assiso un ventriloquo. Prendiamone atto e, consegnandolo all'irrilevanza, restiamo in attesa di conoscere il nome del vero ministro della Giustizia.