Francesco: il ministero del Papa è "ad vitam", la rinuncia non è una moda
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo Scaramuzzi“Io credo che il ministero del Papa sia ad vitam”. Parola di Papa. Francesco torna sul tormentone delle dimissioni, sue e di ogni Pontefice, con parole che sembrano socchiudere la “porta” aperta da Benedetto perché, ha spiegato Bergoglio ai gesuiti africani che ha recentemente incontrato in Repubblica Democratica del Congo, i Papi dimissionari non devono diventare “una moda”.
Già di recente, poche settimane prima che morisse Benedetto XVI, Papa Francesco, 86 anni e un’ormai consolidato problema di deambulazione, Francesco aveva smentito l’intenzione concreta di mollare, spiegando di avere firmato a inizio pontificato la propria rinuncia, a titolo preventivo, in caso di grave impedimento medico, ma di non avere concretamente intenzione di metterla in pratica: “Si governa con la testa”, chiosò, “non con il ginocchio”. Dopo la morte di Joseph Ratzinger, sono tornate a galla ipotesi di una rinunc…
“Io credo che il ministero del Papa sia ad vitam”. Parola di Papa. Francesco torna sul tormentone delle dimissioni, sue e di ogni Pontefice, con parole che sembrano socchiudere la “porta” aperta da Benedetto perché, ha spiegato Bergoglio ai gesuiti africani che ha recentemente incontrato in Repubblica Democratica del Congo, i Papi dimissionari non devono diventare “una moda”.
Già di recente, poche settimane prima che morisse Benedetto XVI, Papa Francesco, 86 anni e un’ormai consolidato problema di deambulazione, Francesco aveva smentito l’intenzione concreta di mollare, spiegando di avere firmato a inizio pontificato la propria rinuncia, a titolo preventivo, in caso di grave impedimento medico, ma di non avere concretamente intenzione di metterla in pratica: “Si governa con la testa”, chiosò, “non con il ginocchio”. Dopo la morte di Joseph Ratzinger, sono tornate a galla ipotesi di una rinuncia, come se il fatto che non ci fosse più il “Papa emerito” togliesse un impedimento a questa prospettiva. Nel colloquio con i gesuiti congolesi, pubblicato oggi dalla Civiltà cattolica, un religioso gli chiede delle sue possibili dimissioni e Francesco torna sul tema.
Cariche vitalizie per evitare calcoli elettorali
“È vero che io ho scritto le mie dimissioni due mesi dopo l’elezione e ho consegnato questa lettera al cardinale Bertone. Non so dove si trovi questa lettera. L’ho fatto nel caso che io abbia qualche problema di salute che mi impedisca di esercitare il mio ministero e di non essere pienamente cosciente per poter rinunciare”, dice Bergoglio. “Questo però non vuol affatto dire che i Papi dimissionari debbano diventare, diciamo così, una “moda”, una cosa normale. Benedetto ha avuto il coraggio di farlo perché non se la sentiva di andare avanti a causa della sua salute. Io per il momento non ho in agenda questo. Io credo che il ministero del Papa sia ad vitam. Non vedo la ragione per cui non debba essere così. Pensate che il ministero dei grandi patriarchi è sempre a vita. E la tradizione storica è importante. Se invece stiamo a sentire il "chiacchiericcio", beh, allora bisognerebbe cambiare Papa ogni sei mesi!”.
Il Papa risponde anche ad un’ulteriore domanda sull’ipotesi di dimissioni del superiore generale dei gesuiti, carica anch’essa vitalizia: “Su questo”, dice il Papa, “io sono “conservatore”. Deve essere a vita. Ma, ovviamente, si pone la stessa questione che riguarda il Papa. Padre Kolvenbach e padre Nicolas, gli ultimi due precedenti Generali, hanno lasciato per motivi di salute. Mi sembra importante ricordare pure che un motivo del generalato a vita nella Compagnia nasce anche per evitare i calcoli elettorali, le fazioni, il chiacchiericcio…”.
Parole che non smentiscono quanto affermato precedentemente dal Papa, ma curvano il discorso in modo lievemente diverso dal passato. Nel maggio del 2014, nel corso di una conferenza stampa sul volo di ritorno dalla Terra Santa, Francesco aveva detto: “Io credo che Benedetto XVI non sia un caso unico. Non aveva più le forze e onestamente - è un uomo di fede, tanto umile - ha preso questa decisione. Io credo che lui sia un’istituzione. 70 anni fa, i vescovi emeriti non esistevano, quasi. E adesso, ce ne sono tanti. Cosa succederà con i Papi emeriti? Io credo che dobbiamo guardare a lui come ad un’istituzione. Lui ha aperto una porta, la porta dei Papi emeriti. Ce ne saranno altri, o no? Dio lo sa. Ma questa porta è aperta: io credo che un Vescovo di Roma, un Papa che sente che le sue forze vengono meno – perché adesso si vive tanto tempo – deve farsi le stesse domande che si è posto Papa Benedetto”.
Uno, due, tre emeriti... o nessuno
Nell’aprile del 2017, il Papa aveva ripreso il filo del discorso, rispondendo sempre ad una domanda sul volo di ritorno, questa volta dall’Armenia: “70 anni fa i vescovi emeriti non esistevano; oggi ce ne sono”, aveva detto. “Ma con questo allungamento della vita, si può reggere una Chiesa a una certa età, con acciacchi, o no? E lui, con coraggio – con coraggio! – e con preghiera, e anche con scienza, con teologia, ha deciso di aprire questa porta. E credo che questo sia buono per la Chiesa. Ma c’è un solo Papa. L’altro… o forse – come per i vescovi emeriti – non dico tanti, ma forse potranno essercene due o tre, saranno emeriti. Sono stati (Papi), (ora) sono emeriti”.
In una intervista di poche settimane fa all’Associated Press, infine, il Papa ha spiegato di non avere intenzione di regolamentare giuridicamente lo statuto dell’emeritato: Benedetto, ha ribadito in quell’occasione, “ha aperto una porta”. Che Francesco, spiegava, non aveva però intenzione al momento di imboccare. Anche perché, spiega ora, il ministero petrino è “ad vitam” e le dimissioni papali non sono “una moda”.